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I 70 anni dell'icona nerazzurra

Lele Oriali, una vita da mediano

Lele Oriali, una vita da mediano

25 Novembre 2022, 03:01

Fa settant'anni oggi un'icona del calcio italiano e in special modo di quello nerazzurro: Gabriele Oriali. Lo storico interista Ligabue gli dedicò il brano «Una vita da mediano» proprio nel '99, l'anno in cui, dopo averci passato una vita da calciatore, Oriali tornò all'Inter come dirigente. «Una vita da mediano/ A recuperar palloni/Nato senza i piedi buoni/Lavorare sui polmoni/Una vita da mediano/Con dei compiti precisi/A coprire certe zone/A giocare generosi/ Lì/Sempre lì/Lì nel mezzo/Finché ce n'hai stai lì...»: così cantava il rocker reggiano e c'è pure del vero nel suo testo.

Con più finezza Gianni Brera lo definì «Piper», alludendo non a un aereo ma al suo modo di giocare brioso come un sorso di champagne.

«Lele» era nato terzino, e come tale l'Inter lo aveva preso dal Cusano Milanino pagandolo, ancora ragazzino e garzone di barbiere, centomila lire. Ben presto però nelle giovanili nerazzurre fu avanzato a centrocampo e lì fece fortuna con le doti cantate da Ligabue. Da notare che, pur con uno stile di gioco così arrembante, non ha mai visto un cartellino rosso... Insomma, campioni di altri tempi.

Due comparsate in prima squadra nell'anno dello scudetto del '71 con Invernizzi in panchina poi pian piano diventa protagonista e nel successivo titolo, quello del '79-'80 con Eugenio Bersellini, sarà uno dei mattatori.

A quel punto rifiuta il trasferimento all'Ascoli combinato da Mazzola per scambiarlo con Pasinato, e resta in nerazzurro. Nell''81 uno dei suoi gol (non così rari, alla fine tra serie A e Coppe varie saranno 56...) decide un derby ma lui, toccato duro da Tassotti, viene cucito all'ospedale con trenta punti.

L'apoteosi della sua carriera però doveva ancora arrivare e fu il Mundial dell'82 quando l'Italia alla fine campione poté permettersi la verve di Conti, Rossi e Antognoni anche perché a equilibrare tutto c'era lui, mediano moderno che conquista palla e riparte. Di poche parole Oriali, di poche parole il demiurgo Bearzot che ne fece il perno, anche fisico, del centrocampo.

Sul finire della carriera passa alla Fiorentina dove resta quattro stagioni e nell'ultima ritrova il suo mèntore Bersellini.

E' un incrocio di storie e personaggi, una carriera come la sua: gli amici più veri, ha rivelato, «sono stati Bordon e Beccalossi, uno che per il talento che aveva poteva arrivare più in alto». E l'avversario più forte, neanche a dirlo, Diego Maradona: «Aveva 18 anni e in un'amichevole Bearzot mi chiese di marcarlo stretto ma io non riuscii neanche a vederlo».

Poi c'è Cruijff che gli fa gol nella finale di Coppa Campioni del '72, poi c'è Scirea, elegante e riservato come lui: «Dopo la finale dell''82 ero in camera con lui e Zoff e telefonammo a casa perché ci facessero sentire i clacson: ancora non credevamo a quello che era successo».

Appese le scarpe al chiodo Oriali inizia un'altra carriera, altrettanto radiosa, da dirigente: parte dalla Solbiatese, passa al Bologna, che porta dalla C alla A ingaggiando poi Roby Baggio. E approda al Parma nel momento clou del club: è l'estate '98, è appena arrivato Malesani, e così a fine stagione saranno due le Coppe che Oriali aggiungerà alla sua bacheca. Un'altra arriverà a settembre, ma lui avrà già risposto sì alle sirene nerazzurre arrivate da Moratti. Saranno 11 anni densi di successi, prima con Mancini poi con Mourinho, con l'apoteosi del triplete. E Oriali resta sempre il preziosissimo elemento equilibratore del gruppo com'era in campo da giocatore.

Manca ancora un capitolo, la pensione può aspettare. Tavecchio lo chiama a sostituire Gigi Riva come team manager della Nazionale. Con Conte forma una coppia assai affiatata, tant'è che si riproporrà con l'Inter dove l'ex ct lo chiama. E via un altro scudetto, altre Coppe. Purtroppo questo settantesimo compleanno Oriali avrebbe voluto festeggiarlo in Qatar: non è andata così, ma a una figura così nobile, in uno sport che lo è sempre meno, gli auguri devono arrivare comunque copiosi.

Paolo Grossi

© Riproduzione riservata

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