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Capelli, il «prof» degli Snakes: quando Parma suonava il rock

Capelli, il «prof» degli Snakes: quando Parma suonava il rock

17 Marzo 2023, 03:01

Una cavalcata lunga 63 anni nel rock in salsa parmigiana. Ne è stato protagonista Giorgio Capelli, che quella fantastica cavalcata l’ha vissuta in prima persona, dal 1959 ad oggi, intervistato alla Famija Pramzana da Gian Carlo Ceci, giornalista di lungo corso, che l’avventura del rock a Parma l’ha conosciuta come cronista e spettatore interessato.

L’incontro - introdotto da Mirella Cenni delegata per la cultura dell’associazione - è andato in scena di fronte ad un folto pubblico di ex ragazzi, che hanno rivissuto in un pomeriggio di ricordi la lunga Odissea parmigiana della musica rock. Rispondendo alle domande e alle puntuali constatazioni di Ceci, Giorgio Capelli, insegnante prestato alla musica, è partito da lontano, dal primo motivo rock datato 1947 e dall’esplosione del nuovo genere con Elvis Presley e soci nella seconda metà degli anni Cinquanta: «Eravamo molto curiosi - ha esordito Capelli - ma i dischi non arrivavano. Per ascoltare il rock ci collegavamo a mezzanotte con radio Lussemburgo e registravamo con il vecchio Geloso. Poi sono arrivati gli innovatori di casa nostra: Celentano, Mina, Jannacci, Gaber (che cominciò come chitarrista di Celentano e diede poi vita ad un duo con Jannacci). Seguì la stagione dei complessi come Equipe 84, Giganti, Rokes e dei cantautori, come Dalla e Bennato».

A Parma il rock fece il suo esordio al Teatro Ducale a fine novembre del 1959, con uno spettacolo che segnò la rottura del monopolio del liscio di Pierino Barbieri e Gigi Stock, grandi musicisti che ormai facevano fatica a parlare il linguaggio dei giovani. «Nel 1960 – ricorda Capelli – si formò il primo gruppo rock a Parma. Io facevo la campagna dello zucchero all’Eridania, avevo la passione per la nuova musica, e lì incontrai Paolo Costa, il figlio del direttore, con il quale diedi vita al duo “George and Paul”, che esordì con successo alla Festa de l’Unità di Sala Baganza. Poi si unirono Cesare Spaggiari alla batteria, ed Enrico Celebrano, tastierista e cantante, parente dei Manzini, che ci ospitavano fuori orario nel capannone per le prove. C’era così freddo che Enrico suonava con le manopole. Nel Capodanno del 1960 il gruppo – battezzato “Gli Uragani” – esordì al Rapid in via Petrarca. Alle due e mezza fummo cacciati perché era scoppiata una rissa nel locale. Ma il futuro era cominciato, e con l’arrivo di Don Pini (al secolo Bruno Paini) e Paolo Guatelli, e le avveniristiche chitarre acquistate a 725.000 lire con 24 cambiali a testa, il gruppo prese il volo».

Negli anni Sessanta, gli Uragani salirono sul palco all’Aup, alla Raquette, al King, al Napoleon, al Pik, e non mancarono neppure le avventure su qualche palcoscenico nazionale.

Nel ‘64, con l’ingresso di due fuoriclasse, il chitarrista Claudio Benassi e la voce di Angelo Ravasini, il gruppo esordisce all’Aup in via Cavestro con il nuovo nome di «The Snakes»: «Ci comprammo un’Ardea del 1948 – ricorda Capelli – e girammo con il disegno del serpente e la scritta “Mamme, non ridete! Su quest’auto potrebbe esserci vostra figlia”». Per Capelli, Paolo Costa, Enrico Celebrano, Angelo Ravasini e Claudio Benassi fu un ottimo battesimo del fuoco. Poi – come spesso capita – nel 1965 l’avventura finì perché Ravasini e Benassi (i due che facevano i cantanti di mestiere) decisero di dare vita ai «Corvi», insieme a Gimmi Ferrari e Fabrizio Levati.

«Nessuno di noi sapeva seguire uno spartito – ammette Capelli – ma avevamo tutti entusiasmo e orecchio. Loro raggiunsero traguardi insperati. Grazie all’intuito di Gimmi, comprarono per 20.000 lire un corvo che stazionava sulla spalla di un barbone e ne fecero il loro simbolo, l’anno dopo erano già al Cantagiro, e il “ragazzo di strada” con la ruvida voce di Angelo Ravasini (genio e sregolatezza del gruppo) divenne il simbolo di una generazione. Poi come tutte le altre belle storie, la loro epopea finì, perché non è facile andare d’accordo in un gruppo rock di successo. Ravasini è stato l’ultimo ad andarsene nel 2013, io lo andai a trovare in Ospedale e mi disse “Giorgiòn, a sema sempor sté amigh”. È il ricordo più bello, perché fra noi non c’è mai stata invidia, e tutti gli anni colleghi ed ex colleghi di band venivano a cena in amicizia a casa mia».

E gli Snakes? Quelli non sono mai morti. Giorgio chiuse nel 1975 per motivi familiari, ma rientrò nel 1978 con una formazione tutta nuova, che suona insieme da 45 anni, e si diverte ancora, fra musica anni Sessanta e revisioni in perfetta lingua parmigiana: Giorgio Capelli, Claudio e Giuseppe Corvino, Gianni e Carlo Ferrari, «Snakes» da mezzo secolo insieme, suonano ancora il venerdì sera al Parco di Marano.

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