Tutta Parma
Scuola: un parola breve, semplice ma tanto importante che racchiude tante vite, altrettante speranze, attese, traguardi e, specie oggi, tanti problemi. Ma com’erano le scuole di ieri? Intanto, i locali delle vecchie scuole, ora per lo più efficienti e razionali, un tempo erano molto più spartani e severi con certe scuolette di montagna simili a vere e proprie baite con tanto di stufa a legna che sbuffava ancor più dei ragazzi quando arrivavano a fine mattinata ed attendevano il liberatorio suono della campanella per correre a casa. La denatalità e lo spopolamento delle montagne, argomento purtroppo di cronaca, hanno causato la chiusura di molte scuole, specie nei nostri paesi appenninici, destinate ad altri usi mentre, altre, sparse nella campagna, sonnecchiano abbandonate infondendo tanta tristezza. Senza nulla togliere ai maestri, il ricordo degli scolari di ieri, è prevalentemente rivolto alle maestre poiché di gran lunga più numerose dei colleghi uomini. Per tanti bambini ed altrettante bambine, la maestra, è stata la seconda mamma.
Specie in campagna ed in montagna, la «sjòra méstra», figura romantica, deamicisiana e familiare, era una sorta di insostituibile punto di riferimento per quegli scolaretti che, timidamente, si affacciavano alla porta della scuola, ma che con quaderni, numeri, componimenti, disegni non avevano poi una gran dimestichezza in quanto vivevano in famiglie dove, di cultura, ne esisteva solo una : quella del lavoro.
La maestra, allora, con tanta pazienza e con smisurato amore sostituiva quelle povere donne delle mamme indaffarate tutto il santo giorno nei campi, nelle stalle, in casa per sbrigare le faccende domestiche, per mettere a tavola numerose bocche affamate, rammendare calzini e pantaloni.
Era il tempo delle aste, delle penne con il pennino che venivano intinte nel calamaio intagliato nel banco, dei grembiuli neri a casacca, dei fiocchi azzurri o rosa, degli astucci di legno con gli scomparti per la penna, la matita, la gomma, il temperino ed i pennini, delle borse in pelle a tracolla che profumavano di pane e di matita, dei quaderni con la copertina nera e lucida, i bordi rossi e, in fondo, la tavola aritmetica per le tabelline. Erano i tempi delle poesie da imparare a memoria di Angiolo Silvio Novaro, di Carducci e Pascoli. Erano i tempi in cui a scuola ci si andava per imparare a scrivere e far di conto proprio per non rimanere totalmente analfabeti.
Ma per recarsi a scuola, in campagna ed in montagna, scolari e maestre dovevano fare veri e propri safari, specie in inverno, quando la neve bisognava squarciarla non con i fuoristrada come ora, ma a piedi con pesanti scarponi e tanta fatica. Il riscaldamento dell’ aula era affidato ad una stufa a legna al cui «combustibile» provvedevano a turno proprio gli scolari. Nel periodo d’ Avvento era la maestra, unitamente ai suoi ragazzi, che allestiva il presepe, non mancando di far compilare a tutti la famosa letterina da mettere sotto il piatto dei genitori la sera della Vigilia: una letterina impreziosita da quei disegni fatti da manine intirizzite dal freddo e dai geloni.
Mentre, in occasione della Pasqua, era sempre la maestra che, sui vetri, incollava i disegni di rondini, fiori di pesco, campanili festanti, chiocce, agnelli e pulcini realizzati dai ragazzi.
Un modo come un altro per salutare la primavera che un bel mattino appariva in aula sotto forma di un mazzetto di profumatissime violette di campo che i ragazzi le facevano trovare sulla cattedra. Era sempre lei che, ad orari stabiliti, somministrava a chi ne aveva bisogno cucchiaioni di olio di merluzzo o altri farmaci, come era sempre la maestra che si faceva carico dei problemi familiari di qualche bambino che viveva in condizioni disagiate. In questi casi specifici, d’intesa con il parroco, il medico, il farmacista ed il maresciallo dei carabinieri (le autorità del paese) cercava di risolvere, per quanto fosse possibile, il problema il più delle volte «autotassandosi». Se abitava lontano dalla scuola, a mezzogiorno, in un fornellino posto dietro alla lavagna, faceva scaldare il proprio pasto non mancando di offrirne a chi non aveva portato con sé una robusta colazione.
In quei quaderni con le «orecchie, a volte unti e bisunti, la maestra faceva le proprie correzioni con la matita rossa, dava il voto che, per il suo cuore, non significava mai un’insufficienza. Ma il più difficoltoso era, comunque, il correggere i «pensierini» ed i componimenti con degli strafalcioni che non stavano né in cielo né in terra, per non parlare dei problemi e delle tabelline, un incubo per chi, la matematica, non l’ha mai digerita. Ed, a questo punto, un ricordo commosso e personale del cronista non può non andare alle proprie maestre delle elementari al Convitto Nazionale Maria Luigia anni cinquanta : Nella ed Elisa Brighenti. Un'altra maestra, per dirla con Renzo Pezzani, che «pu che una màma» era « ‘na ciòsa coi sprón/ tutt j ani coväva cuaranta pojén/. Sincuànt’ani ‘d scóla, domilla putén», fu Anna Dall’Olio Vescovi, indimenticata e deamicisiana figura di insegnante elementare e di persona molto attiva nel sociale.
Nata a San Nazzaro di Sissa il 5 febbraio 1924 e diplomata nel 1942 all'Istituto Magistrale Albertina San Vitale, iniziò giovanissima l'insegnamento nella scuola elementare di Sissa dove, nell' estate del '41, aveva diretto la locale colonia solare alla «Montagnola» sul Po. Casaselvatica, Coenzo, Vigolante, Scarzara e la scuola elementare «Filippo Corridoni» di Parma furono le tappe del suo lungo percorso di insegnante. Anna Vescovi ricoprì anche ruoli di responsabilità in ambito sociale. Fu presidente della sezione provinciale del CIF e presidente del movimento femminile dei Coltivatori Diretti, diresse la colonia parmense di Marina di Massa e fu nel direttivo della CRI di Parma.
Proprio sul finire dei difficilissimi anni '40 riuscì ad avviare, a Casaselvatica, un pionieristico consultorio pediatrico medico con prestazioni gratuite. Gli anziani ricordano ancora oggi le campagne vaccinali e di profilassi del rachitismo attuate in quegli anni nel bercetese proprio grazie alla maestra Vescovi. Integrando competenze e professionalità di patronati, istituti ed enti di volontariato realizzò programmi di soggiorno gratuito di bambini del luogo alle colonie marine e montane estive, altri, in collegi religiosi e laici affinché potessero proseguire negli studi.
Sempre a Casaselvatica, diede avvio ad un centro pilota di «economia domestica», che ebbe un significativo riconoscimento del Ministero, per l' addestramento al ricamo e all'economia domestica cui aderirono molte giovani del luogo. Nello stesso periodo, nominata presidente provinciale della Anfe (Associazione nazionale damiglie emigrati),incarico ricoperto per oltre dieci anni , realizzò vari progetti di assistenza per le famiglie dei lavoratori emigrati all'estero. Erano gli anni dell' emigrazione di massa dai paesi dell'appennino verso l'America, il Canada, la Francia alla ricerca di fortuna. Con il patrocinio del Cif svolse, per anni, corsi di economia domestica a Fugazzolo, Casaselvatica, Ravarano, Vigolone, Fragno, Santa Maria del Piano, Rivalta dì Lesignano Bagni, Mulazzano, Ravadese ed in altri paesi della provincia.
Quando il fratello, l'indimenticato don Enrico Dall’Olio, fu parroco di Lesignano Bagni, fu l’anima ed il cuore di tutte quelle iniziative che organizzò la parrocchia specie a favore degli anziani e dei bambini. A 15 anni dalla scomparsa sarebbe quindi doveroso che, chi di dovere, si ricordasse di questa maestra che, non si limitò solo a correggere i compiti dei suoi alunni , ma fu un autentico angelo sotto il profilo sociale.
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