LA POLEMICA
Stanchi, esasperati, ma anche molto combattivi. E soprattutto ingegnosi, perché se non vogliono restare a secco è meglio che trovino delle alternative alla cronica mancanza d'acqua che affligge le loro case: i piani alti (dal quarto in su) in Oltretorrente e al Molinetto. C'è chi tiene a portata di mano, o meglio, di doccia, qualche bottiglia di scorta e chi riempie d'acqua la pentola della pasta prima di andare in ufficio, perché all'ora di cena il rischio è che dal rubinetto non esca niente. O peggio, che esca della polvere.
«Due anni fa, verso le 23, ho finito di risciacquare mio figlio con le bottiglie d'acqua minerale. Come in un film comico, dalla doccia non usciva più nulla mentre lui era tutto insaponato. Ma il problema continua tutt'ora, perché l'acqua non c'era e continua a mancare». Mariangela Marrazzo abita al sesto piano in via Gorizia e dopo anni passati a lamentarsi e a tempestare di telefonate il centralini di Ireti, società del Gruppo Iren, a quanto pare invano, non ha nessuna voglia di sdrammatizzare con una risata l'episodio della doccia. «Non chiedo acqua in sovrabbondanza, ma la quantità necessaria per soddisfare i bisogni primari. Purtroppo questo diritto ci è negato». Marrazzo racconta poi di elettrodomestici in tilt a causa della mancanza d'acqua, «ho dovuto cambiare una lavatrice e una lavastoviglie», e di problemi ai rubinetti: «Ogni due settimane devo cambiare i filtri. Si riempiono di sabbia».
Il disagio va avanti da anni e nei giorni scorsi è stato Matteo Daffadà, consigliere regionale del Pd, a puntare nuovamente i riflettori su un problema che riguarda soprattutto chi vive dal quinto piano in su, anche se non mancano le lamentele di chi abita al quarto. Emiliano Occhi, consigliere regionale della Lega, ha chiesto alla Regione di favorire accordi fra gestori e Comuni per installare autoclavi nei condomini. Le autoclavi sono infatti la soluzione suggerita da Ireti ai tanti cittadini che si lamentano per i rubinetti a secco, o con solo un filo d'acqua. Interpellata sul tema, la multiutility per ora non ha dato risposte.
Nel frattempo sale al rabbia e la protesta inizia a non essere più in ordine sparso. Mario Banchieri, dal sesto piano di via Calatafimi, ha iniziato a far girare una petizione fra i condomini. «La pressione bassa dell’acqua nell’arco della giornata, non ci permette di usufruirne per l’uso quotidiano, mentre dalle 23,30 circa alle 06,30 manca completamente», si legge nella lettera che verrà spedita a Ireti. «Questa non è una situazione ammissibile in un Paese civile», si lamenta Banchieri che, al pari di tanti altri, si è sentito rispondere dai tecnici di Ireti che la soluzione alla scarsità (che a volte è vera e propria mancanza) potrebbe essere risolta comprando un'autoclave. A spese ovviamente di chi patisce il disagio. Una soluzione respinta al mittente. «Chiediamo - si legge nella parte finale della lettera - che si prendano le misure tecniche opportune per fornire il servizio indispensabile, del quale abbiamo diritto, in maniera adeguata e soddisfacente come per altro è stato negli anni precedenti». Anche perché installare un'autoclave richiede tempo e denaro e non tutti i condomini sono disposti a pagare migliaia di euro per vedersi garantito l'accesso all'acqua. «Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo prepararci delle scorte?», domanda Banchieri.
A dire il vero c'è chi lo sta già facendo, e non solo al Molinetto e in Oltretorrente. Ad esempio, in via Verdi e viale Bottego c'è chi usa l'acqua minerale per lavarsi i denti perché di sera, al sesto piano, il rubinetto è «muto». Ma c'è anche chi, al mattino, stringe i denti e si adatta ad una doccia fredda: il flusso d'acqua è così debole che lo scaldabagno non entra in funzione.
«Alla domenica è impossibile farsi una doccia, a causa dei continui cali di pressione», assicura Stefano Rozzi, che abitando al sesto piano in viale dei Mille è costretto a convivere da anni con stratagemmi e disservizi. «Per lavare mia figlia piccolissima, di notte ricorrevo a un secchio pieno d'acqua». Aprire il rubinetto era infatti inutile. «Certe sere ci vuole anche più di un minuto per riempire la pentola per la pasta. E pensare che l'acqua è vita, ma anche e soprattutto igiene». L'ultima, per ora, testimonianza arriva da un quinto piano in via Gulli. «Vivo in un palazzo degli anni '50 e montare l'autoclave non è semplice. Però spesso l'acqua non arriva, oppure dal rubinetto ne esce solo un filo». E pensare che fino a qualche anno fa il problema non esisteva.
Pierluigi Dallapina
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