Professione volontario
Per passione dipinge icone, per passione fa attività di volontariato. Quella di Lucia Alfieri, parmigiana del sasso, laureata in pedagogia, nata all’epoca della ricostruzione e cresciuta in quella della contestazione al sistema, è la storia di molti: «Ho cominciato qualche anno fa dopo che sono andata in pensione - spiega Lucia - volevo rendermi utile per restituire qualcosa alla società. Sono per mia natura socievole, comunicare mi viene naturale, così ho deciso di dedicare il mio tempo al Punto di Comunità ospitato nel padiglione 23 dell’Ospedale Maggiore, dove operano una decina di volontari in locali messi a disposizione dall’Azienda ospedaliera».
Ma ora la sua postazione operativa è il divano di casa: «Purtroppo - constata Lucia - in questa fase della vita devo dedicare molto tempo alla cura di una persona cara, ma non volevo rinunciare alla mia attività di volontaria. Così ho semplicemente cambiato sede. E’ bastata una deviazione telefonica per continuare a rendermi utile, anche se non nascondo che mi manca molto il rapporto diretto con le persone». Con un animo inquieto, poco incline ai compromessi, animata da slanci di generosità e capace di decisioni improvvise, Lucia Alfieri nella vita ha insegnato per poco tempo, poi ha fatto di tutto: direttrice in un’azienda di moda, corsi per operatori di case protette, animatrice di comunità, e ora mette a frutto l’esperienza accumulata per relazioni umane via telefono: «Al Punto di Comunità facevo un po’ di tutto - dice Lucia - pratiche per lo Spid, per i bonus ai centri estivi, per le iscrizioni scolastiche e organizzavo trasporti solidali ai tempi del Covid. Ora continuo ma solo con il telefono, che è diventato il mio ufficio, tramite la deviazione di chiamata. Fornisco direttamente le risposte che posso e prendo appuntamento per il disbrigo delle pratiche complesse con le colleghe in sede. Soprattutto ascolto. E lo faccio volentieri perché le persone in situazione di fragilità parlano volentieri dei loro problemi, in particolare con persone con le quali non hanno relazioni dirette. Hanno bisogno di appoggio morale, non solo di sostegno materiale. E il rapporto che si crea mi gratifica molto. Praticamente ho finito per diventare una sorta di assistente sociale a distanza».
L’ufficio del Punto è aperto la mattina dalle 9 alle 12. Così, da quando chiude le telefonate arrivano direttamente a Lucia: «Devo ammettere - conclude la volontaria - che la pensione per me è stata quasi un dramma. Questa attività mi ha aperto nuovi orizzonti. L’ascolto fa bene a me e fa bene a chi chiama. In una società sempre più frammentata, ci sarà un bisogno crescente di persone che si dedicano al rapporto con gli altri. Quando hai un problema e sei solo, sei portato ad ingigantirlo, se ne parli lo relativizzi, e funziona ancora meglio se il rapporto è con chi conosci. Ci vorrebbero persone con competenza ed esperienza che si mettono a disposizione. Credo che sia un tipo di volontariato utile e gratificante».
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