L'intervista
«Migliorare giocatori, creando una mentalità vincente di gruppo. Il tutto partendo dalle relazioni umane, passando per il duro lavoro sul campo e creando un’atmosfera positiva che contagi l’ambiente». Questa la mission che si era posto Mattia Notari, responsabile del settore giovanile del Parma, 12 mesi fa quando ha accettato la proposta del presidente Krause di rivestire un ruolo di importanza strategica all’interno del club. I risultati stanno già arrivando: «Abbiamo aumentato considerevolmente la media punti di tutta l’attività agonistica, avuto 35 convocati nelle rispettive nazionali, senza dimenticare che molti nostri ragazzi han finito l’anno scolastico con buoni profitti».
Il suo pensiero sul cammino della Primavera?
«Era una delle candidate a vincere, con Genoa, Monza, Spal e Venezia. Abbiamo giocato con l’età media inferiore rispetto alle avversarie e siamo stati eliminati solo ai rigori, durante la sequenza ad oltranza. Nel riunire il gruppo a centrocampo, dopo l’ultima gara, mi sono detto orgoglioso di questo gruppo e del loro percorso: ho visto sudore e lacrime al servizio del compagno e del Parma. E questo sarà importante per le loro carriere, se ne sapranno fare tesoro».
Il tutto senza bomber Marconi per buona parte dell’anno.
«L’infortunio di Marconi e la mancata promozione sono amarezze grandi, ma non riesco a essere negativo. A giugno ho visto questi giovani diventati adulti, un buon gruppo diventare squadra. La rosa un po’ cambierà, ma noi ci riproveremo con ancora con più convinzione nella stagione che sta per iniziare».
Una crescita evidente.
«Abbiamo cambiato molto: abbiamo portato i nostri giocatori a uscire dalla loro zona comfort, modificando sistemi di gioco e posizioni, talvolta a discapito di una strategia più speculativa. Ma lo abbiamo fatto per il bene del singolo e del suo processo evolutivo».
Anche mister Pecchia se n’è accorto?
«Lui e il suo staff si sono detti soddisfatti del rendimento e dell’atteggiamento dei ragazzi chiamati ad allenarsi con loro: è un feedback importante per chi lavora per preparare questi giovani atleti al salto nel calcio adulto».
Passiamo all’Under 16 e all’Under 17...
«Siamo l’unico club di B ad aver conquistato le Final 8 dell’ U17 e le Final 4 dell’ U16. Sono gratifiche per chi va in campo, per gli staff e per le famiglie. Vincere aiuta a vincere: i ragazzi devono acquisire questa voglia, passando attraverso la sperimentazione, non l’assillo dei risultati».
Il segreto?
«Non li abbiamo mai caricati di aspettative: il mondo oggi già porta a vivere di continui confronti. Rischiano di esserne stritolati. Se si affronta un’avventura con il piacere di viverla, è possibile raggiungere mete inaspettate».
E i più piccoli?
«Le Final 4 conseguite dalla Under 14 sono un risultato meraviglioso che rende merito al lavoro di Gianluca Baschieri e di tutto lo staff dell’attività di base. Abbiamo incrementato in maniera esponenziale il numero di tornei e di esperienze internazionali e abbiamo in cantiere un progetto per far diventare la città, una realtà sportiva di valore per le fasce più giovani, abbracciando tutta la comunità. Ma ci vogliono tempo e pazienza».
Non deve essere semplice gestire un mondo così ampio.
«Chi è nel mio ruolo mette la firma sul lavoro di uomini e donne che vivono nell’ombra. Il settore giovanile ha bisogno di persone motivate che mettano quotidianamente idee ed entusiasmo. Io cerco di dare il buon esempio. Ora non dobbiamo guardare al passato: dobbiamo continuare a mettere mattoni nella missione che vede i giovani al centro del Progetto Parma».
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