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Tribunale

Incendio alla Newton, condannato il saldatore

Incendio alla Newton, condannato il saldatore

04 Luglio 2023, 03:01

La causa fu chiara fin da subito: una saldatura aveva arroventato le lamiere della copertura, surriscaldando lo strato di materiale isolante posizionato al di sotto. Solo che questo s'infiammò: prese fuoco il tetto. Ora, in primo grado, è stata stabilita anche la responsabilità per il rogo che tre anni e mezzo fa causò gravi danni alla scuola Albertelli-Newton, durante i lavori per la messa a norma antisismica e la riqualificazione energetica degli edifici: il 44enne operaio addetto a maneggiare la saldatrice a gas utilizzata per i lavori è stato condannato per incendio colposo a un anno e mezzo di reclusione dal giudice Francesco Magnelli, dopo che il pm Lino Vicini aveva chiesto una condanna a quindici mesi. La pena è stata sospesa.

«Ci riserviamo di leggere la motivazione della sentenza e di fare appello - annuncia l'avvocato Andrea Cantoni -. Continuiamo a chiederci quali norme o quali procedure siano state violate: non è mai emerso che il mio assistito si stesse comportando in modo scorretto».

Tutto era cominciato poco dopo le 9 del 3 dicembre del 2019, con un filo di fumo dal tetto della palestra subito avvistato dall'esterno: ben presto, però, si levarono alte le lingue di fuoco. E per 800 studenti (fra elementari e medie) dell'istituto comprensivo di via Newton, ai quali si aggiunsero i bambini dell'asilo «Tartaruga», scattò l'evacuazione. L'uscita dagli edifici si svolse in modo molto ordinato, senza scene di panico: non ci furono né feriti né intossicati, nonostante si fosse levata un'alta colonna di fumo nero sospinta dal vento verso sud.

Ma i danni ai 500 metri quadrati del tetto della palestra (poi risarciti dalle assicurazioni) furono notevoli. Sul rogo dovettero intervenire anche squadre di vigili del fuoco di Reggio Emilia, per dare man forte ai colleghi di via Chiavari e di Fidenza ed evitare che le fiamme si propagassero a un'abitazione proprio dietro la palestra. Servì l'impegno di 25 uomini, al lavoro con gli autorespiratori, per avere la meglio sulle fiamme verso le 11: grazie a loro, l'incendio non fece crollare il solaio interno.

Sul posto intervennero anche il personale inviato dalla centrale operativa di Parmasoccorso, tredici agenti della Polizia municipale che isolarono l'area, la Protezione civile, personale di Parma infrastrutture, tecnici di Iren e Ireti che staccarono luce e gas.

Il primo a dare l'allarme era stato lo stesso operaio sceso di corsa dai ponteggi. Inutile era stato il suo tentativo di spegnere il principio di incendio, non appena si era accorto che qualcosa stava andando storto. L'uomo era stato previdente, portando con sé un estintore: ma non era bastato a soffocare le fiamme che nel poliuretano dello strato isolante sotto la tettoia avevano trovato una generosa «materia prima».

rob.lon.

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