BILANCIO
La storia di Shila è l'emblema di un percorso e dei frutti che l'accoglienza può produrre. Ospite della Casa della giovane da diversi anni, studentessa modello, andrà a studiare Medicina in Finlandia, Paese che l'aveva accolta grazie all'Erasmus già ai tempi delle scuole superiori e dove ha passato l'esame di ammissione. La Casa continuerà a supportarla negli anni che la vedranno impegnata sui libri e al lavoro per mantenersi in attesa di vederla tornare in Italia, medico fatto, forte di un'esperienza carica non solo di determinazione ma anche d'amore ricevuto.
Shila non è la sola. Alla Casa della giovane, guidata con silente determinazione e passione dalla presidente Anna Maria Baiocchi, nessuno si arrende e tutti proseguono nella strada intrapresa all'insegna del motto «L'accoglienza è un modo di amare: solo chi ama sa accogliere».
Accoglienza dunque, che significa amore verso il prossimo; supporto, che vuol dire sostegno a chi ha bisogno; amicizia, che si materializza in legami indissolubili duraturi nel tempo. L'impegno nella Casa della giovane è sempre lo stesso: essere al fianco di chi si trova solo in situazioni di bisogno, materiale e spirituale.
Il bilancio delle attività svolte nell'anno 2022 dal gruppo di volontari e assistenti è intenso, variegato, sempre in sintonia con le linee guida statutarie dell'Acisjf (Associazione cattolica internazionale al servizio della giovane). I numeri parlano da soli, e sono soltanto alcuni: oltre 30mila i pasti erogati, quasi 13mila i pernottamenti, decine le giovani accolte come ospiti stanziali della Casa, una trentina le ragazze e i ragazzi seguiti nei pomeriggi dell'anno scolastico per essere supportati nel dopo scuola, oltre 10mila le ore di servizio prestate dai volontari (circa 198 settimanali). Attività a cui si sono affiancate la raccolta di abiti per l'Armadio del povero, il sostegno anche economico negli studi, l'affiancamento e l'accompagnamento nella ricerca del lavoro. La relazione annuale della presidente Baiocchi si è aperta nel segno del Vangelo di Luca. E' la parabola del buon Samaritano a rappresentare l'impegno dell'associazione, secondo cui ognuno è chiamato a dare quello che può all'insegna della compassione e della benevolenza nei confronti dell'altro: «Ci sentiamo investiti di questo incarico che assolviamo con fiducia» le parole introduttive della presidente. «La casa e i suoi responsabili sono volontari che incontrano il disagio e diffondono la mentalità del gratuito nei confronti delle fasce più deboli».
Questo il filo conduttore di ogni passo amorevole che si compie nella struttura di via del Conservatorio. «La persona umana è per noi sempre al centro - ha continuato Baiocchi -. Ci troviamo spesso di fronte a casi complessi, a persone scoperte di fronte alle difficoltà del mondo. Qui, come si sa, non lasciamo indietro nessuno. Vivendo la quotidianità della Casa riusciamo a trasformare il disagio. Lottiamo perché le nostre ragazze non siano mai sole né abbandonate».
Il concetto di accoglienza affonda le radici in cent'anni di storia del sodalizio e trova testimoni sinceri nelle persone che nella casa prestano servizio come volontarie e come assistenti. Ospiti residenziali e giovani che accedono nei pomeriggi per il dopo-scuola (progetto Affidi diurni) trovano nella struttura un punto di riferimento saldo e costante. «L'amore è alla base di ogni nostra decisione e di ogni nostra azione - ha sottolineato ancora la presidente -. Ho sentito respirare intorno alla casa l’integrazione, quella vera, fatta di rispetto e volontà di accogliere. Anche le nostre ospiti residenziali lo hanno sentito. E pure i ragazzi del progetto “Affido diurno”. Di riflesso ho respirato una grande speranza nel futuro».
Le attività della Casa della giovane, sostenute dalla Curia e dai tantissimi benefattori - singoli e associazioni (consistente la donazione del Rotary Club Parma) -, sono state ripercorse da Luigi Bussolati, commercialista, che ha illustrato a grandi linee il bilancio economico, ricordando che il sostegno da parte degli esterni è fondamentale. «Il rapporto con il territorio è decisivo - ha sottolineato la presidente -. Il supporto silenzioso che riceviamo da tanti ci riempie di gioia. L’accoglienza è un modo di amare - ha continuato Baiocchi -, solo chi ama sa accogliere. Questo è il nostro motto che portiamo avanti senza indugio. È difficile valutare il volontariato quando non agisce con gesti eclatanti, ma è nell’agire quotidiano che si fa un lavoro incisivo. Questo è ciò a cui noi miriamo».
Non è un caso che la struttura mantenga porte aperte 365 giorni all'anno, perché l'accoglienza non può andare in ferie. «Non c’è metodo se non c’è formazione permanente globale, ma la carica di amore e competenza hanno forze inimmaginabili. Assiduo, libero, gratuito e profetico: questo è il volontariato. Siamo qui per costruire una tela di impegno, solidarietà e amore. Lo abbiamo fatto negli anni e continueremo a farlo in futuro».
Katia Golini
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