Lunga quasi mezzo metro
Qualcuno le ha già dato un nome: «Druga». Proprio come i drughi di «Arancia meccanica» di Stanley Kubrick. Perché al di là dell'apparenza, la tartaruga gigante che è stata avvistata nel laghetto del Parco Ducale potrebbe diventare pericolosa.
Certo, non è il «Pesce siluro» che cantava Antonio Benassi, ma un rettile molto grosso dell'ordine dei testudinati: più precisamente una trionichide, sola e probabilmente impaurita. Che qualche incivile ha comprato e poi per le dimensioni eccessive ha senza scrupoli buttato nel laghetto: «È una tartaruga dal guscio molle che proviene dall'Asia, dall'Africa o dall'America - dice la giovane e attenta Alessia Bevilacqua, illustratrice e insegnante - e non è stato semplice fotografarla». Alessia ogni giorno per prendere l'autobus in piazzale Santa Croce attraversa il giardino pubblico e si ferma a guardare gli animali del laghetto: «La prima volta l'ho vista da lontano e dall'acqua usciva una strana proboscide, per cui ho capito subito che non era una delle nostre tartarughe - continua Alessia -, così ho contattato l'Enpa e la presidente Lella Gialdi ha avvertito chi di dovere. In una seconda occasione mi sono accorta quanto era grande e ho pensato a una tartaruga alligatore. Ma mi sbagliavo perché la terza volta finalmente l'ho vista da vicino e ho subito capito che era una tartaruga dal guscio molle, che in Asia è protetta». Come si vede anche dalle fotografie che Alessia è riuscita con pazienza a scattare è lunga mezzo metro, ma questi esemplari possono arrivare a 60 centimetri. «Non so chi ce l'ha buttata nel laghetto e non so nemmeno che viaggio abbia fatto, ma non era giusto portarla qua. Non riesco nemmeno a capire per quale motivo possa essere stata importata: è così grande come si fa a tenerla a casa? Ho visto che poi è schiva con gli altri animali del laghetto: li evita forse perché non li riconosce. Nel 2018 ne avevano trovata una al lago di Garda e l'hanno recuperata e portata in un ambiente idoneo, perché poteva cibarsi degli altri animali. Inoltre, con i nostri inverni freddi morirà di sicuro».
La presidente dell'Enpa Lella Gialdi si è attivata immediatamente per segnalare la presenza della grande tartaruga nel laghetto: «Ho avvisato sia i carabinieri forestali sia il Comune - spiega la Gialdi -, anche perché pare che ci sia un'altra tartaruga gigante ma diversa dalla prima perché ha un collo lungo. Ed essendo entrambe carnivore possono facilmente mangiare piccoli anatroccoli e altri animali». Ma i problemi del laghetto del Parco Ducale non finiscono qua, perché da tempo non c'è nessuno che si occupa di loro, per verificare la loro salute e per portare il cibo necessario: «Sono almeno 4 anni che purtroppo la ragazza che come volontaria portava il mangime alle anatre, ai germani e alle oche non può più farlo - continua la presidente Gialdi - e ho segnalato all'amministrazione comunale il problema, perché non è solo una questione di cibo, ma gli animali del laghetto che sono di proprietà del Comune hanno anche bisogno di essere vigilati. In questi giorni per esempio diversi cittadini ci hanno segnalato che c'è un'anatra ferita e nessuno va a curarla e a vedere che cosa è successo, per cui noi dell'Enpa siamo preoccupati, anche perché con la presenza delle due tartarughe giganti ci possono essere problemi». Sull'assenza della persona che si occupa della cura degli animali del laghetto, la Gialdi aveva inviato una email al Comune: «Come è loro noto, fino a qualche anno addietro, dopo il pensionamento del custode del Parco che in passato ne aveva avuto cura, se ne occupava a titolo gratuito una concittadina, col supporto parziale del nostro ente... e non risulta se ne occupi più. I cittadini ci hanno segnalato anche la scarsa limpidezza delle acque che appaiono torbide e che non giovano alla salute degli animali che popolano il laghetto. Inutile sottolineare come il Parco Ducale e il suo laghetto siano un luogo non solo di attrazione turistica, ma anche oggetto di grande amore da parte dei parmigiani, essendo un simbolo della città. Anni addietro il nostro ente aveva attuato un'iniziativa di informazione alla popolazione sul corretto/scorretto approccio a questi animali con la presenza settimanale di nostri volontari...Resta comunque aperta la domanda: chi si occupa attualmente di questi animali?».
Mara Varoli
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