Alma in lutto
Alma piange Maurizio Serra, «chef, docente, collega e amico».
Al termine di una lunga e sofferta malattia Alma perde uno dei suoi migliori insegnanti, colonna della scuola e persona dall’umanità rara. Nato a Parma nel 1976, dopo aver frequentato l’Istituto alberghiero di Salsomaggiore, Maurizio cominciò a fare la gavetta in un ristorante tradizionale di Parma. Seguiranno una stagione in Sardegna, una bella parentesi in una gastronomia parmigiana, qualche anno all’estero tra Scozia e Australia, un passaggio nel ristorante di un hotel a Bergamo, il Roof Garden, per finire con l’impiego in un’enoteca con cucina.
Serra, durante la sua crescita professionale, sviluppò un’affinità con il mestiere e con il mondo che gira intorno a esso non affatto scontata. Si rese subito conto, intuizione sottilissima, che tra il cuoco e il cliente esiste un legame inscindibile.
In Alma era il responsabile del ristorante didattico Mater e incarnava alla perfezione la figura di executive chef.
«Tutti i colleghi della scuola internazionale di cucina italiana sono in lutto da venerdì sera - scrive il direttore di Alma, Andrea Sinigaglia - da quando abbiamo appreso della triste e inesorabile notizia della morte di Maurizio. Ma insieme a noi tante persone del mondo della ristorazione e letteralmente migliaia di studenti che in oltre 15 anni di attività lo chef Serra ha formato. Piovono in continuazione messaggi di condoglianze, tutti noi ci stringiamo alla moglie Maria che lo ha vegliato con un amore unico e prezioso fino all’ultimo respiro, ci stringiamo ai suoi figli, ai fratelli a tutta la famiglia».
«Difficile in queste ore - continua la nota - scrivere un ricordo adeguato in memoria di un uomo molto silenzioso, profondo e semplice. La grandezza dell’umiltà di un compagno di strada sempre presente e sempre affidabile come ricordano tanti di noi è l’elemento centrale nella nostra memoria. Uno che amava radicalmente la cucina senza mai per questo andare sopra le righe, amava insegnare: era una questione viscerale per lui trasmettere. Era amabile, è amabile il suo ricordo adesso. Un tipo schivo ma altrettanto capace di un’empatia profonda con chi gli stava davanti. Abbiamo vissuto con lui questi ultimi mesi della sua lotta contro la malattia ed esiste solo una parola per descriverlo, questa parola è dignità. Ci ha dato una lezione di dignità commovente. Più volte ci ha tenuto a ringraziare la scuola per la comprensione che avevamo della sua situazione ma siamo noi a doverlo ringraziare per l’amore che ha sempre avuto per il progetto di Alma, la sua dedizione, forse non lo ha mai saputo era carburante per la nostra. Per tanti anni ha seguito gli studenti soprattutto nelle lezioni pratiche e nelle simulazioni di ristorazione, non era uno da grandi lezioni demo, forse per il suo carattere introverso, era un insegnante da “one to one”. Ha perciò accompagnato il cammino di molti senza fare cose eclatanti ma segnando il passo dell’insegnamento».
«Spesso la sua postazione era la cucina delle pratiche di ristorazione dove era lo chef responsabile e tutti lo rispettavano. Aveva iniziato come assistente di cucina in una scuola ancora agli albori dove c’era bisogno di persone che volessero costruire, da zero e senza risparmiarsi, il progetto di una scuola di alta cucina. Il rispetto lo aveva anche da parte di tanti colleghi che magari in passato erano stati suoi allievi, quindi diplomati in seguito era divenuti docenti. Amava assaporare la vita, assaporare i momenti, senza fretta, ogni parola aveva un peso e in molti ci siamo sempre divertiti insieme a lui a stuzzicarlo su piccole cose come per esempio il soprannome che ormai lo accompagnava da anni, in Alma per tutti lui era il “conte” Serra. Volevamo sottolineare con ciò una certa nobiltà nei sui gesti, nei suoi modi di fare nel suo essere ma forse sopra ogni cosa una sua nobiltà nelle reazioni. Indimenticabili i suoi sguardi le sue espressioni di dolce disappunto quando lo mettevamo al centro della scena. Adesso lascia un grande vuoto, veramente. Era bello arrivare alla mattina a scuola vedere la sua moto Guzzi verde militare parcheggiata, era bello sapere che c’era, che lo avremmo incrociato».
«Maurizio, grazie da tutti noi di quello che ci hai comunicato nella quotidianità del tuo essere, la vita è un grande regalo e un grande mistero. Venerdì scorso alla consegna dei diplomi abbiamo pianto tutti, eravamo lì a festeggiare 80 nuovi diplomati ma il nostro pensiero era con te che combattevi. Grazie di essere stato un protagonista delle nostre vite professionali e umane. Siamo onorati di avere vissuto un pezzo di strada insieme a te».
r.c.
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