Polemiche a Martorano
«Ci sentiamo abbandonati. Non abbiamo neppure una moneta in tasca, possiamo contare solo sui vestiti che portiamo addosso. E non abbiamo nessun documento. Siamo come fantasmi».
Il francese è quello ostico dell'Africa subshariana ma il senso è evidente, le parole chiarissime: «Ci avete accolto e per questo diciamo grazie. Ma adesso cosa accade?».
A dirlo, praticamente in coro, sono alcuni dei migranti ospitati nel centro temporaneo di Martorano che ieri mattina hanno organizzato una pacifica manifestazione davanti alla struttura ex Columbus per chiedere interventi. Perché, a loro dire, la situazione si è incagliata. E loro, dopo aver sprecato tanto tempo e sofferenza per arrivare, hanno una comprensibile fretta di iniziare la loro nuova vita.
«Qui nella struttura non c'è il wifi che è indispensabile per noi per poter comunicare con le nostre famiglie: molti di noi hanno lasciato nel paese d'origine dei bambini e vorremmo poterli sentire». Nello stesso tempo la lamentela dei migranti riguarda la piccola somma di denaro che spetterebbe loro per legge. E che non è stata ancora consegnata.
«Non abbiamo un soldo, neppure le monete per prendere il bus. E senza documenti come possiamo andare in giro?».
Domande, tutto sommato, di buon senso che però finiscono per rivelare il vero problema: oggi si vive una doppia emergenza. Che non è facile affrontare.
«Per quello che riguarda il wifi si sta lavorando per installarlo. E i tempi sono quelli tecnici per il montaggio - spiegano alla Protezione civile ribadendo che quello di Martorano è un campo «piombato» sul nostro territorio all'improvviso. Il risultato è che diventa necessario inseguire le urgenze. - Il vero problema riguarda però l'identificazione. Di un centinaio di ospiti solo 17 hanno il codice di identificazione: gli altri non l'hanno ottenuto né allo sbarco né all'arrivo in regione. Quindi si dovrà provvedere al più presto ma la questura, che è preposta a questo servizio, è in forte affanno. Senza il codice identificativo non possiamo neppure consegnare loro i soldi a cui hanno diritto».
Sarebbe già una situazione da far tremare i polsi: quello che preoccupa di più è che è anche molto difficile prevedere tempi per la normalizzazione perché, dettaglio fondamentale, questo dovrebbe essere un campo di transito: i migranti dovrebbero restare pochi giorni prima di essere smistati. E qui, vista l'assenza di destinazioni, si incaglia il meccanismo.
«Intanto almeno potremmo iniziare a imparare l'italiano, sfruttare questi giorni per scoprire la lingua», concludono i migranti che sognano di potersi cosi conquistare un mestiere e un futuro. «Anche in questo senso stiamo lavorando - continuano alla Protezione civile.- Stiamo apprestando una tensostruttura e contattando dei volontari che inizino un percorso di insegnamento. Ma lo ripetiamo: non dovrebbero fermarsi a lungo in questo centro, la formazione dovrebbe svolgersi altrove». Ma loro, i migranti, scuotono la testa: «Alcuni di noi sono arrivati da alcuni mesi. Il tempo passa. E ci continuano a dire che ci vuole pazienza».
Luca Pelagatti
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