VIA SPEZIA
Il futuro del Cilindrone di via Spezia è cominciato. La Corte d'appello di Bologna ha confermato l'assoluzione per tutti i sei imputati coinvolti in un caso che si trascina da anni. Al centro del processo, la realizzazione dell'edificio di proprietà delle Trancerie Emiliane, l'azienda fondata da Pietro Felisa, che nel frattempo è scomparso. C'era anche lui tra gli imputati, oltre all'architetto Lorenzo Zanichelli, all'ingegnere Paolo Oddi, al tecnico Alberto Ferrari e ad Andrea e Alessandro Santi della ditta Someco.
Le accuse? Alcuni presunti abusi edilizi riguardanti, in particolare, l'aumento della volumetria, il cambio di destinazione d'uso e l'assenza di concessione. Imputazioni, però, che si erano già sgretolate in primo grado «perché il fatto non sussiste». Stessa formula per i giudici bolognesi, ma il sostituto procuratore generale ha anche rinunciato all'appello su una parte di uno dei due capi d'accusa. «Rimaneva così solo l'imputazione integrale riguardante il problema della volumetria, ma la Corte si è espressa confermando l'assoluzione - sottolinea Vittorio Manes, difensore di Felisa insieme all'avvocato Giorgio Pagliari -. Siamo molto soddisfatti, soprattutto per Pietro Felisa. Resta il rammarico per una vicenda durata tanto, che ha comportato ingenti danni per la proprietà».
Insomma, il Cilindrone tornerà al più presto uno spazio in cui potranno trovare sede nuove realtà, considerando anche che un ricorso in Cassazione è altamente improbabile dopo che la stessa procura generale ha rinunciato all'appello su una parte di uno dei capi d'imputazione. «Trancerie Emiliane spa - scrive la società in una nota - esprime viva soddisfazione per la positiva definizione di una lunga e sofferta vicenda che ha permesso di far emergere l’assoluta regolarità del proprio operato e, al contempo, ribadisce la propria piena fiducia negli organi di giustizia che hanno accertato, con un duplice giudizio, la piena legittimità e correttezza di ogni comportamento e di ogni scelta compiuta dai propri rappresentanti legali, anzitutto dal cavaliere Pietro Felisa».
Chiusa la vicenda giudiziaria, si guarda alle prospettive. «Stiamo attuando dei lavori di ripristino, anche per adeguarci alle nuove normative - dice Nadia Felisa, al vertice dell'azienda insieme ai fratelli Franco e Paolo -. Insomma, l'edificio è sulla piazza per essere affittato».
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