INTERVISTA
Claudio Rinaldi
Vicesindaco Lorenzo Lavagetto, come sta la maggioranza? L’opposizione dice a gran voce che non c’è più.
«Tutt’altro. Certo, lunedì c’è stato un voto tormentato: ma è chiaro che non si è trattato di un voto di fiducia nei confronti della giunta. Il Consiglio si è espresso su un tema molto sentito e molto partecipato e la discussione è stata figlia di una tensione che si percepisce da mesi. Per quanto non sia necessario, dico chiaramente che la fiducia verso il sindaco Guerra e tutta la squadra è assicurata, su questo non ci sono dubbi».
E il Pd come sta? Esce con le ossa rotte dopo la spaccatura?
«Credo proprio di no. I consiglieri che hanno votato no hanno espresso una posizione legittima e comprensibile, vicina alle sensibilità emerse nel dibattito all’interno del Pd. La maggioranza della base del partito era ed è scettica rispetto al Masterplan: questo si sapeva».
Quindi lei si aspettava questa spaccatura?
«Era facile immaginarsi che la posizione della base venisse rappresentata in Consiglio. I consiglieri sono sovrani: ed è un fatto democratico che abbiano rappresentato le ragioni di chi non voleva il consenso condizionato al Masterplan. Io sono appassionato dell'unità politica e ho provato a rappresentare le loro istanze nella discussione e nella stesura della delibera, così intendo fare in seguito, come ho sempre fatto con tutti».
È vero che la Schlein aveva chiesto di votare sì? Si dice che avesse incaricato l’assessore Igor Taruffi per dettare la linea del partito.
«Non mi risulta che ci siano stati interventi da Roma».
Se fosse consigliere, lei come avrebbe votato?
«Faccio parte della giunta e, nel mio ruolo, mi sono impegnato perché la delibera ribadisse nel modo più chiaro possibile i concetti centrali del dibattito degli ultimi mesi: e cioè la contrarietà al potenziale sviluppo logistico dell’aeroporto. Quando ci siamo insediati ci siamo trovati di fronte a un progetto di sviluppo dello scalo che ritenevamo inaccettabile, soprattutto per la vocazione cargo, ma che avrebbe potuto andare avanti se non ci fosse stata una ferma posizione tenuta dal sindaco, grazie alla quale siamo riusciti a ottenere un ridimensionamento del progetto e, poi, a proporre una delibera che pone una serie di condizioni e criticità significative che verranno ribadite in conferenza dei servizi».
Come potrà ricompattarsi il Pd?
«Sulla base del riconoscimento delle ragioni diverse che sono state rappresentate in consiglio e della rappresentatività dei consiglieri, nell’attesa dell'accordo territoriale, un passaggio ulteriore e altrettanto importante del percorso sull'aeroporto».
Cosa ne pensa del ruolo avuto dai segretari del partito? Vanolli e Bernardi hanno lavorato perché si trovasse una coesione all’interno del Pd?
«Credo che la linea del partito avrebbe dovuto tenere in considerazione il fatto che era in corso, da tempo, un dibattito molto acceso all’interno del Pd, in cui la posizione contraria è emersa chiaramente dai circoli e dagli elettori. Non so se sia avvenuto».
Lei ha anche le deleghe alla Cultura e al Turismo. Quanto pensa sia importante l’aeroporto per la città?
«Molto. Del resto le linee di mandato dell’amministrazione prevedono lo sviluppo dello scalo a vocazione passeggeri, che è evidentemente strategico. Purché, ed è importante sottolinearlo, sostenibile. I temi legati all’ambiente e alla salute sono fondamentali e sono tenuti in grande considerazione dalla giunta».
Cosa si aspetta che emerga dalla conferenza di servizi di domani?
«Mi auguro che quanto abbiamo espresso nella delibera votata lunedì sia recepito».
Ha parlato con Guerra dopo la seduta del Consiglio?
«Abbiamo parlato brevemente, cercando di capire il momento, con assoluta serenità. La serenità che da sempre contraddistingue i nostri rapporti personali. Prima di tutto, prima di ogni decisione, prima di ogni delibera, tra il sindaco e il sottoscritto c’è un bel rapporto tra due persone che si stimano e che vanno d’accordo».
Quindi è soddisfatto dell’alleanza? Qualcuno continua a pensare che sia innaturale, dopo dieci anni di opposizione dura alla giunta Pizzarotti.
«Sono soddisfatto. Guerra è diverso da Pizzarotti e sta costruendo, giorno dopo giorno, un’azione amministrativa corrispondente a quel progetto radicalmente nuovo che presentò all'alba della campagna elettorale».
Pensa ci sia un rimpasto in vista? Ne avete parlato?
«Non credo che sia il momento di pensare a rimpasti. È il momento di fare ripartire unita la maggioranza, di compattarla. Tenendo presente che le voci del dissenso sono comunque state utili ai fini del rafforzamento delle ragioni del Comune nell’ambito della Conferenza di servizi».
Qual è, per un’amministrazione, il corretto rapporto da tenere con i comitati? Qualcuno pensa che questa giunta sia troppo succube.
«I fatti dimostrano il contrario. L'amministrazione ascolta tutti, ci sono i percorsi di partecipazione e una grande disponibilità verso i cittadini. Questa è un’amministrazione che non teme di parlare con la città, anzi andiamo con la giunta nei quartieri tutti i mesi, per sentire il polso dei cittadini e incontriamo tutti quelli che ce lo chiedono. Dopodiché decidiamo secondo quello che riteniamo essere l'interesse della città».
Che voto dà all’attività del primo anno e mezzo della giunta?
«Sono soddisfatto. È una città complessa che ha vissuto, come tutte, il dramma del Covid e della crisi conseguente alla guerra in Ucraina, che provoca strascichi sull’economia delle famiglie, dall’inflazione ai tassi che si alzano. Il nostro lavoro è stato, da subito, affrontare questa emergenza e trovare soluzioni resilienti. Siamo riusciti, anche se non è stato facile, a mantenere il livello dei servizi. Penso che sia molto positivo avere una ricca programmazione di opere pubbliche, grazie ai fondi del Pnrr ed è positivo che il Comune sia molto efficiente nella gestione».
Nei settori di sua competenza, quali sono le attività di cui è più orgoglioso?
«Sono molto contento del piano di assunzioni: nel 2023 assumiamo oltre 200 persone e abbiamo stabilizzato 56 dipendenti. Significa aver tolto 56 persone dal precariato. E poi sono soddisfatto dell’accordo delle Fiere con Milano, una decisione storica, e delle energie profuse per la cultura».
Cita qualche progetto?
«L’obiettivo, in sintonia con il sindaco, era soprattutto valorizzare il patrimonio ereditato da Parma capitale della cultura è portare eventi culturali di qualità in tutta la città, in tutti i quartieri, vicino alle persone, generando occasioni di aggregazione positiva».
San Paolo e Ospedale Vecchio: cos’ha in mente?
«Per il San Paolo abbiamo il progetto di trasferire la Fondazione Bertolucci e di valorizzare in particolare la Camera di San Paolo. E poi il San Paolo continuerà a vivere sulla pinacoteca Stuard, sulla biblioteca, sui laboratori aperti al primo piano. All’Ospedale Vecchio i lavori di ristrutturazione finiranno nel 2026: c'è da qualche anno il progetto di museo multimediale sulla storia della città e stiamo facendo gli approfondimenti necessari per verificare le ulteriori potenzialità».
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