Lutto
La bandiera rossa non l'ha mai ammainata. Così come, pur non dedicandosi più alla cosiddetta attività di partito, non ha mai smesso di occuparsi di politica. Che per Pier Paolo Novari, per tutti semplicemente Paolo, scomparso improvvisamente a 76 anni, era soprattutto passione civile e lotta per i diritti dei più deboli e fragili. Storico segretario del Partito della Rifondazione comunista e battagliero consigliere provinciale negli anni Novanta, alle politiche del 2001 aveva anche sfiorato l'elezione al Senato.
Fin da giovane aveva scelto la sinistra «dura e pura», tanto che aveva fatto parte, all'inizio degli anni Settanta, insieme a Fosco Dinucci, della delegazione del Partito comunista d'Italia marxista-leninista, soggetto di ispirazione maoista nato dopo la scissione dal Pci avvenuta nel '66, che si recò in Cina. Abbracciata la causa di Rifondazione dopo la Bolognina, per lunghi anni, dalla storica sede di via Solari, è stato uno degli animatori della vita politica parmigiana. Nel giugno 2016, infine, partecipò a Bologna al congresso di fondazione del nuovo Partito comunista italiano e fece parte del comitato federale del soggetto che a Parma ha sede in piazzale Chaplin.
«Ovunque c'era da lottare lui compariva - lo ricorda Gianluca Belletti, attuale segretario di Rifondazione a Parma -. Che ci fosse una manifestazione o da opporsi a un'ingiustizia, Paolo era sempre presente».
Così come non era difficile incrociarlo, lui parmigiano doc, in Oltretorrente, in luoghi storici come la sede della Spi Cgil di via Bixio o, amante della compagnia, all'Aquila Longhi di vicolo Santa Maria. Con la politica sempre al centro dei suoi discorsi.
«Per affrontarlo dialetticamente bisognava però essere preparati - confida Belletti che ricorda un loro recentissimo e appassionato scambio di vedute sulla situazione in Medio Oriente - perché lui era ferratissimo su argomenti come, ad esempio, la politica estera». Ma non solo. Novari - il cui funerale sarà celebrato oggi alle 14,15 con partenza dall'ospedale Maggiore per il Tempio di Valera -, che aveva fatto anche l'imprenditore, amava la cultura e ricordava con un pizzico di orgoglio quando, nella sua lunga attività pubblicistica, aveva intervistato il filosofo Ludovico Geymonat.
All'apparenza burbero, come spiega un altro suo compagno di partito, Lodovico Cutaia, che sulla Gazzetta di ieri ha firmato un commosso necrologio assieme a numerosi esponenti della sinistra d'alternativa e comunista parmigiana, «Paolo aveva un cuore generoso. Con lui potevi discutere animatamente, ma poi restava sempre tuo amico. Se sono diventato e sono ancora comunista, lo devo anche a lui che, alla fine degli anni Sessanta, mi ha fatto conoscere queste idee».
«Con la scomparsa di Paolo - è il saluto di Ettore Manno, altro storico esponente del Partito comunista - perdiamo un esempio di coerenza. Militante della prima ora, ha vissuto la tristezza delle trasformazioni di quel mondo comunista che puntava, forte dell'esempio della Resistenza, a trasformare le cose. Un compagno di cui non scorderemo l'internazionalismo, la difesa dei deboli e la lotta contro lo sfruttamento».
Michele Ceparano
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