Incontro all'Upi
La legge di bilancio e soprattutto le prospettive dell'economia alla luce della crisi economica in corso, causata dall'inflazione che bastona famiglie e imprese, dei tassi d'interesse in risalita e del debito italiano che grava come un macigno sulle politiche di sviluppo di ogni governo. Questi i temi, tra tanti altri, al centro dell'appuntamento con Giovanni Tria, per il ciclo #UPIcontra, rassegna promossa dall'Unione parmense degli industriali per condividere riflessioni su temi economici con gli associati e la città.
Non c'è allarmismo nelle parole dell'ex ministro che, forte dell'esperienza di economista, docente e di uomo di Stato (ha guidato il dicastero dell'Economia e delle finanze nel governo Conte I e è stato consigliere del ministero dello Sviluppo economico nel governo Draghi), dice chiaro quanto l'immagine che diamo di noi sia fondamentale. Semina serenità, dunque. Fin dal principio dell'intervento a tutto tondo che ha preso le mosse dall'introduzione del presidente dell'Upi Gabriele Buia. «Siamo di fronte a una legge di bilancio particolare, in una situazione geopolitica che genera condizioni economiche difficili, con un'inflazione che impatta parecchio sui consumi e - anticipa gli argomenti del dialogo il presidente - un debito pubblico che sconta l'aumento dei tassi. Come se non bastasse lo Stato non riesce a spendere in tempi rapidi i fondi di cui dispone. La paura è che in questa legge di bilancio vengano a mancare gli investimenti. Il rischio più grande, inoltre, è che crolli la fiducia e questo sarebbe un problema enorme. Si confida sempre nel sistema-Italia, ma le preoccupazioni ci sono. Nessuno ha la bacchetta magica, perciò cercheremo di capire quali sono le strade da percorrere, tenendo conto che calo di fiducia, calo di produzione e calo di crescita non aiutano certo nemmeno sul fronte degli obiettivi europei che abbiamo sottoscritto nell'ottica della sostenibilità ambientale».
«E' vero - dice Tria - l'economia va avanti con la fiducia. Perciò è importante rafforzarla. In un mondo dominato dalle incertezze è il primo obiettivo. L'Italia è un Paese che ha sempre dimostrato grande resilienza, ossia capacità di restare a galla. Certo, servono investimenti e ulteriori tagli alla spesa pubblica. Dobbiamo rassicurare i mercati, tenere sotto controllo lo spread, impostare una direzione credibile a lungo termine».
Dobbiamo quindi apparire agli occhi dell'Europa e del mondo affidabili, realisti, concreti, qualità che la manovra del governo Meloni, secondo Tria, sta garantendo: «Considero questa legge di bilancio, con le note di aggiustamento che verranno, prudente. Ne do un giudizio sostanzialmente positivo perché il governo dimostra di voler andare verso un aggiustamento dei conti».
Parla dell'inflazione («ha fatto crescere le entrate nelle casse dello Stato generando un tesoretto che però è già stato utilizzato per attutire i costi derivati dall'aumento dell'energia»), del superbonus («una botta inaspettata»), delle agenzie di rating («credo che daranno un giudizio positivo»), del rapporto deficit-Pil («va tenuto il più basso possibile»), del Patto di stabilità, di politica monetaria e politica fiscale europea. Poi torna a dire della necessità di crescere e dei problemi legati all'inefficienza della pubblica amministrazione con i suoi intoppi burocratici che rallentano tutto, anche le possibilità di spendere i soldi già stanziati. E sulla ricetta principale - sollecitata anche da una domanda del direttore dell'Upi Cesare Azzali -: «Dobbiamo andare verso un abbassamento del debito. La spesa deve calare, bisogna agire in modo diffuso su tutte le voci - dice Tria rifacendosi anche a quanto messo in atto quando era ministro -. Esaminando attentamente tutti i capitoli si può trovare molto da correggere». Tagli sì, quindi, ma solo dove possibile per incentivare gli investimenti pubblici che sono strettamente legati a quelli privati. E in chiusura un messaggio di ottimismo: «L'Italia resta uno dei Paesi più ricchi del mondo».
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