Processo
Gli bastò vedersi offrire un paio di volte da bere, per pensare che quegli sconosciuti fossero gli amici mai avuti fino ad allora. Ma non fu l'alcol ad annebbiarlo: gravato da problemi cognitivi che avevano nell'abisso della solitudine una sorta di amplificatore, le difese nei confronti del mondo lui le aveva perse da anni, tanto da essere stato messo sotto tutela e da vedersi preclusa per legge perfino la possibilità di sposarsi, a causa dell'elevato rischio di essere turlupinato. Nessun divieto poteva limitarlo invece nei rapporti sociali: e fu per gli «amici da bar» che finì per fare acquisti e farsi svuotare il conto e per decidere che a uno di loro andasse in eredità il proprio appartamento.
Fu l'amministratore di sostegno dell'anziano a scoprire che il suo assistito aveva acquistato una Fiat Grande Punto nuova per 15.100 euro nel settembre del 2016, per rivenderla poi a un concessionario un paio di settimane dopo a 8.695 euro (e senza vederne uno). E che, pochi giorni dopo, aveva comprato un'Alfa 147 usata. Un improvviso e autolesionistico interesse per i motori sconcertante anche perché l'anziano non aveva nemmeno mai preso la patente. Il resto venne da sé: l'amministratore di sostegno scoprì che il conto del tutelato era stato prosciugato. Non solo, anche la sua polizza era stata riscattata: e i 52mila euro corrispondenti erano finiti sul conto (acceso pochi giorni prima) della moglie di un allora 47enne di Brescello. Quest'ultimo sarebbe anche stato l'ispiratore degli excursus automobilistici del mai patentato; in combutta con lui, un presunto complice, un guastallese allora 37enne. Sarebbero stati loro a indurre il pensionato a sottoscrivere le due compravendite. Con loro, è finito a processo anche un 35enne titolare di un autosalone che avrebbe acquistato per poco più della metà la Grande Punto appena acquistata dal pensionato. Oltre che di circonvenzione di incapace, l'uomo doveva rispondere anche di truffa, avendo rivenduto l'utilitaria per 10.900 euro a un cliente che se la sarebbe vista sequestrare dieci giorni dopo, in seguito alla denuncia dell'amministratore di sostegno.
Stando alle accuse, la condizione di vulnerabilità dell'anziano era evidente. A ribadirlo in aula è stato anche il medico, per il quale erano sufficienti pochi secondi, per mettere a fuoco le sue difficoltà. Tutte e quattro le persone finite alla sbarra davanti al pm Lino Vicini e al giudice Giuseppe Saponiero sono state condannate (anche al pagamento delle spese processuali dell'anziano). Il brescellese a tre anni e tre mesi, sua moglie a due anni, il guastallese a due anni e tre mesi e il titolare dell'autosalone a un anno e sei mesi. Inoltre, il primo dovrà versare alla parte offesa (rappresentata dall'avvocato Matteo Bolsi) cinquemila euro di danni, oltre a una provvisionale di 10mila insieme con il titolare dell'autosalone. Quest'ultimo dovrà invece versare, oltre alle spese processuali, una provvisionale di 11mila euro all'acquirente della Punto, (rappresentato dall'avvocato Michele Villani). Infine, la coppia di Brescello dovrà risarcire l'anziano versandogli 60mila euro. Poi, forse, sarà vera amicizia.
Roberto Longoni
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