Testimonianza
Facendole lanciare l’acido contro da due sicari, l’ex amante non mirò alla vita di Lucia Annibali, ma al suo essere donna, al suo diritto di ascoltarsi e scegliere. Il mandante mancò due volte l'obiettivo: il volto dell'avvocatessa che voleva sfregiare divenne un ritratto di bellezza della libertà che resiste nonostante tutto, mentre la sua voce si moltiplicò facendosi quella di una moltitudine di donne. Marchigiana, da anni residente a Roma (nel 2018 è stata eletta alla Camera nelle liste del Pd), Lucia Annibali è anche parmigiana: non solo per la cittadinanza onoraria ricevuta nel 2015, ma anche per il cammino di rinascita intrapreso con il chirurgo plastico parmigiano Edoardo Caleffi. Perso il conto degli interventi, lei ricorda solo che l'ultimo è stato un anno fa.
C’è un filo rosso – come il codice contro i femminicidi, come le scarpe vuote disseminate per strada nei flash mob a testimoniare cammini interrotti – che la unisce a Giulia Cecchettin. «Un’altra storia terribile - sottolinea l'avvocatessa urbinate oggi difensore civico della Regione Toscana - che colpisce per la giovane età, per la scomparsa e per il tragico epilogo. Provo dolore, sgomento, sconforto e vicinanza per entrambe le famiglie, vittime in modo diverso di questa tragedia». Il rischio, come sempre in questi casi, è che ci si affidi a reazioni emotive «magari accattivanti, ma non in grado di dare le risposte adeguate. Credo si investa ancora troppo poco sulla politica e che la collettività debba essere più coinvolta. Chiediamoci quanto il pensiero comune incida, con i suoi pregiudizi».
L'educazione sentimentale nelle scuole? «Può rappresentare un tassello ma bisogna vedere quante risorse si vogliano mettere in campo. E quali. Chi è chiamato a educare all'affettività deve essere a sua volta “risolto”. E comunque l'impegno deve essere trasversale: l'istruzione non basta, bisogna trovare il modo di coinvolgere anche i più piccoli e di intervenire sulle dinamiche familiari fondamentali nell'educazione». Per prevenire non solo i femminicidi, ma ogni forma di violenza di genere. «Compresa quella economica, della quale troppo spesso si tace».
Mai una parola di pentimento da Luca Varani, condannato in via definitiva a 20 anni per l'agguato? «Mai. Del resto, si tratta di soggetti che non percepiscono il disvalore della loro condotta, ma che si convincono di essere stati loro vittime di un'ingiustizia. Ragionano così e non a caso la recidiva è frequente». Ma oltre a quello scagliatole contro c'è un altro acido che ha ferito Lucia Annibali in questi anni. «Quello dei soliti giudizi superficiali, dei “se l'è andata a cercare”... La società non è abituata a vedere qualcuno che si emancipi dal proprio dolore: se poi ti metti in politica, finisce che ti accusano di aver sfruttato il tuo trauma».
Non minimizzare, non giustificare, prevenire: lo dicono in tanti in questi giorni, lo ribadisce anche lei. Eppure. «Nessuno può immaginare per sé stesso epiloghi tanto drammatici, anche se si rende conto, come nel mio caso, di avere accanto una persona malvagia - sottolinea l'avvocatessa -. In realtà, penso che le storie di tutti questi anni ci abbiano insegnato come uscire al più presto da determinate situazioni sia la scelta migliore. Allontanarsi, anche se si crede che sia tardi: dopo sarà sempre peggio». Figlie, Lucia Annibali non ne ha. Ha una nipotina, alla quale racconterà prima o poi la propria vicenda. «E le spiegherò che la cosa più importante è la libertà: prima di tutto viene lei con i suoi sogni, i suoi progetti. Se qualcuno vorrà accompagnarla nel suo viaggio, tanto meglio. Ma non è indispensabile. È una bambina molto amata, confido che quando sarà il momento saprà riconoscere il vero amore, che non ha niente a che vedere con certe relazioni».
Roberto Longoni
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