INTERVISTA
Lo scopo della sua narrazione, Patrizia Ginepri, giornalista della Gazzetta di Parma per quasi vent’anni, lo ha scritto prima della prima pagina: «L’obiettivo di questo racconto, intreccio di ricordi senza una cronologia, è rendere omaggio alle novantenni di oggi e alla loro grandezza, mai evidenziata abbastanza». È intitolato «Una donna» (108 pagine, 13,30 euro), è uscito, per Porto Seguro, il 16 dicembre scorso ed è lo spaccato di un Novecento femminile, in cui tante storie si incrociano, attraverso l’esperienza umana di Marcella, la madre dell’autrice, scomparsa a 86 anni, nel 2017.
L’intento di omaggiarne la storia, ma anche le imprese di donna e di madre, è dichiarato fin dall’inizio: «Era importante ricordarla, attraverso un atto d’amore verso di lei, ma il mio intento era anche quello di raccontare una vicenda che è poi la vicenda delle donne di quella generazione, che hanno visto la guerra, la ricostruzione, il boom economico – spiega la Ginepri, che presenterà il libro con la giornalista Mara Pedrabissi, martedì, alle 18.30, alla Corale Verdi -. Si tratta, però, anche di uno spaccato dell’evoluzione della società, dentro le mura di casa di una persona che ha portato a termine il suo compito, in silenzio, senza mai chiedere niente. In lei c’è stata una resilienza silenziosa e anche io stento a credere come abbia fatto. E come lei sono state tantissime».
Al libro, infatti, l'autrice consegna piccole istantanee di famiglia, mai troppo private, permettendo ai lettori di riconoscere nel volto e nelle abitudini di Marcella le caratteristiche di quelle donne che sono rimaste indietro loro malgrado e che per questo hanno, a volte, sofferto, e altre volte combattuto con gli strumenti che ognuna aveva a propria disposizione, come l’indipendenza, un lavoro, l’attitudine a resistere, il senso del dovere o, perfino, della colpa, troppo spesso quest’ultimo instillato da abitudini sociali fortemente maschiliste, che hanno schiacciato non solo le loro libertà, ma che hanno provato a renderle invisibili. E se la Ginepri ha voluto mettere nero su bianco il ricordo della madre affinché non si annacquasse (ammette che una delle sue «ossessioni» è «la finitudine delle cose» che, in questa circostanza, si è manifestata con la scomparsa fisica dell’anziana madre), ne è comunque emersa anche la descrizione di consuetudini in cui ognuno può riconoscersi. C’è, per esempio, il ritratto di una donna che, ancora giovanissima, ha perso il marito e si è occupata di entrambe le figlie.
C’è la storia di una ragazza curiosa che avrebbe voluto istruirsi ma che, essendo la maggiore tra i fratelli, quasi per prassi, dovette sacrificare la normale ambizione della scuola per accudire la famiglia.
«Ne parlava spesso e il fatto di essere stata la prima, anagraficamente, con una mamma così gracile, aveva fatto sì che quello fosse un dovere e il dovere andava prima di tutto - rivela la scrittrice -. Così, i suoi fratelli avevano realizzato i loro sogni e lei invece no e anche se c’è stata un po’ di frustrazione la sua non era rabbia. Lei aveva accettato la cosa». Le «pennellate» di quella cronaca familiare sono accompagnate, per volontà di Ginepri, da una leggerezza che ha permesso di non entrare troppo nel dettaglio, nonostante qualche immagine più nitida delle altre mostri tutti quei gesti di cura che, spesso, la genitorialità si porta dietro, passando attraverso i profumi della cucina, un piatto preparato per alleggerire le fatiche quotidiane o la naturalezza con cui si condividono frammenti di vita.
Nonostante Marcella, in base alle descrizioni fatte dalla figlia, fosse una donna molto riservata, probabilmente l’omaggio di questo libro, una sorta di riconoscimento delle azioni fatte in vita, le avrebbe fatto piacere. «Quando se n’è andata, continuavo a ricordarla e mi ripetevo che sarebbe stato necessario anche dirle le cose, così, ho pesato le parole, non volevo dilungarmi, e ho inserito qualche elemento anche simpatico, tipico di un ritratto - aggiunge la Ginepri -. Parto dalla fine, cioè dagli ultimi mesi di vita, ma dietro c’è un mondo».
Figlia di una generazione cresciuta con tabù difficili da scardinare, Marcella, con il tempo e in autonomia, dimostrò di saperli smontare. «Credeva sicuramente nella forza delle donne e fu lei, una volta, a dirmi che non era vero che dietro un grande uomo c’era una grande donna, perché le donne erano grandi a prescindere -conclude -. È stata una donna consapevole, pur non avendo gli strumenti, ma è stata partecipe, anche dei racconti e dei libri che leggeva. Aveva maturato una visione diversa, aveva capito che c’era spazio da guadagnarsi, però non ha fatto in tempo a realizzarlo».
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