ANNIVERSARIO
Quarant’anni e sembra ieri: Fudenji o, meglio, «Shobozan Fudenji (questo è il nome per intero) fondato dal maestro Fausto Taiten Guareschi, compie 40 primavere. Nel weekend i festeggiamenti (vedi programma a parte, ndr), ma da-ta l’importanza dell’anniversario, il 2024, l’anno fondamentale per tutti i monaci del tempio, è stato anticipato da un secondo pellegrinaggio in Giappone.
Così ne scrive Paola Taien Antonicelli: «40 anni di relazioni intense con la Tradizione hanno portato Fudenji nel 2009 ad essere riconosciuto dalla Sotoshu Shumucho come ''Tempio ufficiale a statuto speciale'' e nel 2016 come ''Tempio affiliato al Daihonzan Eiheiji'' che, fondato nel 1243, è il tempio più antico ed autorevole della nostra tradizione. Inoltre in questi anni si è sviluppata un’intensa rete di relazioni con vari templi della tradizione che ha portato ad alternare i percorsi formativo-seminariali dei nostri novizi in Giappone con quelli di numerosi giovani monaci giapponesi presso di noi. Il pellegrinaggio è nato in questo contesto. Dopo aver reso omaggio ai due Daihonzan, Eiheiji e Sojiji, i due “Templi-madre” della nostra tradizione, abbiamo visitato numerosi templi che appartengono alla nostra storia. Due grandi bus, con guide a bordo, ci hanno accompagnato in un percorso di circa 1.000 chilometri, da un tempio all’altro, attraverso le prefetture di Tokyo, Kanagawa, Gumma, Gifu, Fukui, Kyoto, Hyogo, fino all’ultima meta, Nagasaki. L’annuncio del viaggio è stato accolto dalla comunità con grande entusiasmo. Ai nomi della Badessa, dell’Abate emerito, di monache e monaci responsabili della conduzione del monastero, si sono subito aggiunti quelli di 15 ragazzi, fedeli frequentatori dei campeggi estivi, di età compresa tra i 17 e i 20 anni, pur consapevoli della dimensione religiosa e devozionale del viaggio; così Fudenji ha istituito una sorta di borsa di studio per aiutare gli studenti ad affrontarne il costo. Il resto dei partecipanti proveniva da diverse regioni italiane e anche dall’estero. La visita ai templi non si è mai risolta in un’esperienza turistica. In ogni tempio siamo stati invitati a partecipare a momenti rituali e conviviali sperimentando livelli di accoglienza raffinatissimi e carichi di umanità. Il più delle volte abbiamo potuto interagire direttamente con i vari abati dei templi e con la comunità dei fedeli accorsi per l’occasione. Momenti commoventi e ricchi di implicazioni relazionali che influenzeranno e alimenteranno future sinergie e collaborazioni».
Un suggello importante per la continua crescita del tempio e della comunità di Fugenji, nata già da circostanze singolari e suggestive: «All’ombra dell’antico maniero dei Pallavicino sorge Fudenji, fra quelle colline che avevan visto il Beato Orlando de’ Medici, singolare figura di asceta, fra i boschi, fermo su una gamba sola a rimirare il sole di giorno e la luna di notte, in un lungo, solitario silenzio, dal 1360 e per 26 anni, vestito di un solo abito».
Fausto Taiten Guareschi, maestro e abate emerito del tempio zen di Fudenji, la legge come una sorta di profezia, questa frase che ha voluto nella home page del sito del monastero, quasi un presagio del destino di quell’avventura iniziata 8 lustri or sono qui, sulle colline di Bargone: «Ciò che è oggi Fudenji: quello che ho voluto chiamare “il tempio dell’altrove nell’altrove del tempo”, prende forma nel 1984 dalla ristrutturazione di una vecchia casa colonica, che mi venne indicata da un giovane monaco tedesco. Ma la mia formazione, la mia esperienza iniziano con la permanenza in Francia, a stretto contato con il maestro Taisen Deshimaru, il vero pioniere dello Zen in Europa, il primo missionario del buddismo. Mi sentivo stretto, però, in quell’ambiente, anche se devo dire che mi affascinò moltissimo poter stare a contatto, da provinciale quale ero, con persone provenienti da ogni parte del mondo: sentivo l’impulso ad aprire una “missione” in Italia. Questo desiderio di affrancarmi, in qualche modo, anche se non contrappormi, mi ha portato a privilegiare la mia provincialità, a pensare di stabilire il centro della mia missione vicino a Borgo. E devo dire che la “vena guareschiana” stava evidentemente già operando in me, anche se l’ho capito solo parecchio tempo dopo».
È un fiume in piena, il maestro Guareschi, quando parla del significato di Fudenji, di quel percorso di vita, di spiritualità e di cultura che è cominciato con la scuola di arti marziali e con gli allievi, che hanno contribuito agli inizi della comunità zen: «Avevo accanto gli allievi italiani – dice Guareschi – e con loro, per arrivare a concretizzare questo sogno, ci sono voluti i tedeschi, con i quali sono rimasto quattro anni, dopo la morte del maestro Deshimaru».
Guareschi è il primo europeo nel “Lignaggio zen soto”: nel 1983 viene legittimato nel Dharma buddista da Narita Shuyu, che completa la sua formazione. Un anno dopo, prende forma Fudenji: «I primi dieci anni, qui, li ho battezzati “gli anni del Viet-Nam”: per me l’esperienza francese era stata utile, ma non mi sarebbe servita per l’insediamento di una comunità stabile, così mi sono messo a studiare le “regole” di San Benedetto e di San Francesco e, grazie all’amicizia con l’abate mitrato Cipriano Carini, ho potuto sviluppare il percorso della nuova comunità zen, con un supporto morale e spirituale essenziale, oltre all’ospitalità nella badia di Torrechiara. Bene – afferma con forza il maestro – per questo io mi sento comunque cattolico».
A questo punto interviene Rosella Myören Giommetti, una delle monache di Fudenji, a raccontare un aneddoto riferito all’amicizia con l’abate Carini. «Un giorno l’abate chiese al maestro, dato che stava formando la commissione per il “dialogo interreligioso monastico”, se volesse farne parte. Il maestro Guareschi accettò e l’abate Carini gli consegnò immediatamente il comunicato, già stampato con il nome di Fausto Taiten Guareschi incluso da subito nella commissione!». Il cammino di Fudenji prosegue, nel 1994, quando il monastero è offerto alla guida del rev. Narita Shuyu, chiamato ad esserne Abate fondatore. Alla scomparsa del maestro Shuyu, alla fine del 2004, Fausto Taiten Guareschi diviene il secondo abate di Fudenji: «Qui ho incentrato il mio insegnamento basato su quelle che chiamo “le cinque culture”: economica, giuridica, artistica, politica e religiosa. Questo tempio, il cui nome ricorda Fidenza, ma che in ideogrammi giapponesi significa “apostolico cattolico”, è il presidio dove queste culture vengono sondate e studiate, grazie alla convergenza di persone delle più diverse sensibilità e inclinazioni per uno scopo unico, trovare il punto d’incontro, declinato in queste cinque culture». Fausto Taiten Guareschi, raccontano i monaci e i suoi allievi ha edificato muri, ha realizzato oggetti liturgici, ma ha anche tradotto tutti i “Sutra”, le scritture buddiste, dal giapponese all’italiano e ha ricevuto le benemerenze civiche dai Comuni di Salsomaggiore e Fidenza. E non è tutto: Fudenji ha ricevuto in dono 600 volumi, in una edizione che risale al periodo Edo (1603-1868), donati dal tempio di Chogaku, città di Tomioka (Giappone), grazie al progetto ideato e realizzato da un giovane monaco zen giapponese, Chigen Horiguchi, che ha vissuto due anni a Salsomaggiore Terme, presso la comunità di Fudenji, dal 2018 al 2020. Il monastero Fudenji, unica realtà fuori dal Giappone che pratichi la questua, quattro anni fa è stato riconosciuto ramo del primo monastero zen fondato in Giappone nel 1243 e attualmente ospita una decina di monaci e diversi laici. Nel 2019 viene nominato e insediato il terzo Abate, il reverendo Marosa Myoko Agnoli, presente fin dai tempi del maestro Deshimaru al fianco del reverendo Fausto Taiten Guareschi.
La lunga storia
Una finestra aperta sul mondo
Una realtà consolidata, in rapporto con il territorio e in sintonia con tutti gli ambiti culturali della zona
Sembra ieri e sono già 40 anni di vita per il monastero buddista Fudenji situato a Bargone sulle colline fra Fidenza e Tabiano: 40 anni di vita che è stata piena di eventi che hanno permesso al Monastero di passare da «qualcosa di strano» a istituzione stimata in tutta Europa e perfettamente inserita nella cultura e nelle consuetudini locali.
Migliaia di persone sono passate da Fudenji in tutti questi anni ed ormai si può parlare di una comunità fissa, che vive secondo gli insegnamenti zen, aperta a visite, periodi di permanenza vari e soprattutto a tanti contatti con tutti gli ambiti culturali della zona.
Fudenji ormai caratterizza Bargone e spesso anche solo per curiosità, turisti attirati dal fascino del luogo, passano sulla strada guardando il giardino sempre curato, gli allestimenti di stile orientale, sbirciando le attività dei monaci. Fudenji insomma è un pezzo di Fidenza, una finestra sul mondo e su culture diverse che a Fidenza è nata in anni particolari e superando ogni tipo di perplessità e curiosità.
Il tutto è legato alla storia del fidentino Fausto Guareschi, fondatore del Monastero, e dalla sua passione/talento per il judo. Era il periodo fra il «mitico» ‘68 ed i primi anni ‘70 e a una Fidenza che viveva la tranquillità dei paesi padani non passava inosservata la passione di Guareschi per uno sport allora nuovo e sconosciuto ai più come il judo e le arti marziali in generale. Per chi scrive e per tutto il mondo sportivo fidentino (calcio, il mondo Fulgor, un po’ di boxe e parecchio ciclismo con Velo Club e Pedale fidentino) Fausto Guareschi era il campione italiano di judo del '68 con la maglia del Cus Parma.
A Fidenza c’era tanta ammirazione, erano anche gli anni di Bruce Lee e del Kung Fu, e parecchio interesse per il seguito che Fausto riusciva ad avere sui giovani attraverso questo sport davvero nuovo. La prima scuola di judo fidentina aprì all’inizio nella sede della Boxe Fidenza in via Costa nel ‘70 e si portò poi in via Trento aprendo il «Kyu shin do kai» dove poi l’avvicinamento fra le arti marziali ed il mondo Zen continuò fino a far diventare quella storica sede il Tempio precursore di Fudenji. Era il ‘73 e la tranquillità di Fidenza veniva a contatto con vibrazioni orientali che costituivano davvero interesse, perplessità e tanta curiosità.
La palestra di via Trento diventò un Dojo (luogo deputato anche alla pratica religiosa), in molti fine settimana il dojo si riempiva di ragazzi e ragazze che arrivavano da tutta Italia attirati dalle pratiche zen ed il movimento non poteva passare inosservato. Ed è Roberto Rubini, autore del bel libro sui 50 anni della scuola judo Kiu Shin Do Kai, a descriverci la situazione: «Le perplessità erano fortissime anche nelle nostre famiglie. Pensavano di perderci e non capivano cosa stesse succedendo. Ci sentivamo osservati e da sportivi praticanti judo sentivamo che gli insegnamenti del maestro Fausto Guareschi stavano portandoci verso un altro modo di considerare la vita che ci circondava. E comunque lo scetticismo di chi non capiva cosa stesse succedendo era fortissimo».
E l’attenzione divenne ancor più forte nel 1984 quando Guareschi inaugurò Fudenji, all’ombra dell’antico castello di Bargone. Da piccola sede, Fudenji acquistò nel tempo l’immagine di tempio a tutto tondo e tantissime iniziative per promuovere incontri di approfondimento fra maestri e praticanti di arti marziali legati al mondo zen hanno permesso di mantenere forti legami fra i due mondi. In effetti il passaggio di Fausto Guareschi da campione di judo e poi istruttore di arti marziali prima, a monaco e poi abate e figura fra le più importanti del mondo buddista europeo è stata una storia molto seguita dai fidentini. E la perplessità e i sospetti per queste culture sconosciute hanno saputo nel tempo diventare stima, piena accettazione ed occasione di confronto per Fausto Taiten e tutti i monaci del Fudenji spesso presenti agli avvenimenti pubblici di Fidenza e Salsomaggiore.
La presenza fissa dell’attuale abate emerito Fausto Taiten e della badessa Marosa Myoko Agnoli alla messa di Natale dei vescovi fidentini in Duomo suggella ogni anno anche gli ottimi rapporti fra le due religioni. L’incontro e la collaborazione culturale di Fudenji con le amministrazioni di Salso e Fidenza, la frequentazione di personaggi famosi che vanno da Vittorio Sgarbi a Federico Buffa e tante iniziative organizzate dai monaci hanno davvero nel tempo fatto diventare consuetudine guardare a Bargone come un riferimento importante per la cultura del territorio e questo è probabilmente il risultato più bello, sia per Fudenji che per l’abate emerito Fausto Guareschi, per la Badessa Marosa Myoko e le monache Rosella e Paola che, insieme, hanno seminato tanto in questi 40 anni.
Vincenzo Pincolini
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