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VIOLENZA SESSUALE

Molesta la figlia 13enne: ristoratore patteggia 2 anni

Molesta la figlia 13enne: ristoratore patteggia 2 anni

di Georgia Azzali

20 Marzo 2024, 03:01

Si era addormentata poco dopo la doccia, avvolta nel suo accappatoio. Uscita dal bagno, si era sdraiata sul letto e non si era nemmeno accorta che la madre le si era avvicinata per coprirla con il lenzuolo. Poco più che una bambina, Ilaria (la chiameremo così), con i suoi 13 anni. Non aveva percepito del gesto gentile della mamma quella sera del 23 maggio 2022, ma si era svegliata improvvisamente, verso le 5, con le mani del padre infilate sotto l'accappatoio che indugiavano nelle sue parti intime. Era rimasta pietrificata, ma aveva avuto la forza di andare a scuola quella mattina. Un modo per ritrovare subito la «normalità». Per imporsela e andare avanti. E ieri il padre - 55enne, origini campane, gestore di un ristorante in città - ha patteggiato 2 anni per violenza sessuale aggravata. Il gup gli ha riconosciuto le attenuanti generiche valutando, tra l'altro, anche il fatto che l'uomo avesse lavorato per tre anni nel locale devolvendo l'intero stipendio alla moglie in modo che potesse sostenere il percorso psicoterapeutico della figlia.

Un carattere forte, Ilaria. Schiva e ostinata. E' lei stessa che si descrive così davanti agli investigatori, quando l'hanno sentita affiancati da una psicologa. «Un po' lo stesso carattere di mio padre, per questo a volte non andavamo d'accordo», aggiunge. Ma il suo racconto è stato ritenuto credibile dal giudice: nessun rancore o desiderio di vendetta nei confronti del padre.

Era accanto a lei, sul letto, in quell'alba che non dimenticherà mai. Si era svegliata, aveva avvertito le mani di lui ed era piombata nel silenzio. Anche il suo corpo sembrava non rispondere: paralizzato dallo sconcerto e dalla paura. Ma anche lui non aveva proferito parola, si era dileguato senza fare rumore così come era arrivato. Mai una parola, nemmeno dopo.

Era stata Ilaria a parlare. Aveva affrontato il giorno di scuola con quel ricordo che le ingombrava la mente e il cuore. Si era imposta di non scoppiare in lacrime durante le lezioni. E ce l'aveva fatta. Finché non si era ritrovata a pranzo davanti alla madre: loro due sole, e lo sguardo della mamma che sembrava aver percepito il suo disagio. Quella tristezza che le faceva tenere gli occhi bassi e le impediva di parlare. Ma poi, sollecitate anche dalla madre, erano arrivate le parole. A fatica. Poi ogni tassello del racconto aveva trovato il suo posto.

Sconvolgente. Anche se la madre aveva cominciato a dubitare già da qualche tempo di quell'uomo, eppure mai avrebbe pensato che avesse potuto fare del male alle sue due figlie. Ne aveva parlato anche con l'altra ragazza, ventenne, e insieme avevano deciso che Ilaria si sarebbe trasferita a dormire nella camera della sorella.

Un modo per proteggerla, almeno di notte. Ma bisognava prendere la decisione più importante: denunciare o tentare di dimenticare l'indimenticabile? Erano stati giorno difficilissimi. Tutte e tre ne avevano discusso spesso, ma il confronto vero era stato tra la madre e la figlia più grande. La ragazza era incerta, temeva che il padre potesse diventare duro e forse ancora più violento nei confronti di Ilaria.

Un travaglio lungo e penoso. Erano trascorsi i giorni, poi le settimane. Ma dopo le insistenze della psicologa che seguiva la sorella più grande, la madre si era decisa. A denunciare. A proteggere le figlie. E aveva anche raccontato di aver saputo dalla ragazza più grande che il marito nei mesi precedenti aveva fatto un piccolo foro in una stanza per poter osservare le figlie mentre erano in bagno. La prima violenza. Il primo passo verso l'abisso di quella mattina di maggio.

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