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Passione e umiltà: addio a Rita Dall'Ovo, la «maestra» di generazioni di infermieri

Passione e umiltà: addio a Rita Dall'Ovo, la «maestra» di generazioni di infermieri

26 Aprile 2024, 03:01

Chiedi chi era Rita Dall'Ovo, e tutti ti raccontano della sua delicatezza, della sua capacità di condividere la sofferenza dei malati. Si ricordano di quel sorriso che sapeva stemperare l'angoscia e ammorbidire i conflitti. Ma Rita è stata anche la «maestra» di generazioni di infermiere e infermieri, già da quando c'era la scuola. E lei, che a quel mestiere straordinario ha dato tanto, era diventata caposala, poi, quando sono cambiati i nomi delle qualifiche, coordinatrice del Pronto soccorso e anche responsabile assistenziale del Dipartimento di Emergenza-Urgenza del Maggiore. Successivamente era passata in Diabetologia, sempre come coordinatrice, e lì era rimasta fino alla pensione, nel settembre del 2022. Mite e tenace, Rita, fino all'altro ieri, quando se ne è andata, a 62 anni, dopo un lungo periodo in cui era riuscita a tenere a bada la malattia, che poi però si era ripresentata.

Aveva insegnato ai suoi studenti e ai suoi giovani colleghi la scienza infermieristica, ma soprattutto come stare dalla parte del malato. «Rita è stata una delle mie insegnanti alla scuola infermieri, 35 anni fa, e con lei ho condiviso tanto, fino all'ultimo - dice Onelia Facini, coordinatrice infermieristica degli ambulatori della Pediatria -. Aveva fatto una bella carriera, ma Rita era una persona di un'umiltà disarmante e di grande cuore. Il penultimo giorno in cui l'ho vista faceva fatica a respirare, ma mentre stavo lasciando la sua stanza mi ha richiamata e mi ha detto “salutami i bambini”».

I bambini. I piccoli ricoverati in Pediatria. Si commuove, Onelia, quando ricorda le ultime parole di Rita: «Mi ha insegnato fino all'ultimo». Così attenta agli altri che avrebbe voluto tenere per sé anche la gravità del suo male. «Cercava sempre di minimizzare, perché non voleva farci preoccupare e desiderava passare più tempo possibile con i nipoti, Virginia e Nicola - spiega il figlio Mattia Cassi -. Sono stato fortunato: anche a me ha insegnato tanto e le parole dei suoi colleghi che sto ascoltando in queste ore mi riempiono di orgoglio».

L'ospedale, la formazione degli infermieri, l'associazionismo, ma anche l'impegno nell'Ipasvi, poi diventato Ordine delle professioni infermieristiche: erano tanti i fronti su cui Rita è sempre stata impegnata. «Ha difeso il ruolo autonomo dell'infermiere e ha creduto profondamente nel valore di questa professione - sottolinea Marco Boselli, coordinatore infermieristico del 118 -. Era la persona ideale a cui chiedere consigli».

Dopo essere stata consigliera dell'Ipasvi, era stata segretaria dell'Ordine degli infermieri. «L'avevo conosciuta in Pronto soccorso quando ero ancora uno studente al terzo anno. L'ho voluta nell'Ordine quando ho rifatto la squadra - ricorda il presidente Walter Rossi -. Ha sempre lavorato con grande entusiasmo e anche quando lo scorso dicembre ha lasciato, mi ha detto “ti do una mano da fuori”».

Marito, figlio, due nipoti, il padre, un fratello e quell'impegno costante per la professione. E per gli altri. Tutto trovava posto e valore - dicono colleghi e amici - nella vita di Rita. Nel 1991 è stata anche una delle fondatrici del Seirs, oggi Pubblica Assistenza Seirs-Croce gialla. «E' stata con noi fin oltre il 2000 - dice il presidente Luigi Iannaccone -. Un'ottima insegnante della gloriosa Scuola infermieri dell'ospedale Maggiore. Ha trasmesso valori di vita e di professionalità a centinaia di ragazze e ragazzi».

Una maestra dell'«arte del curare» per Marco Alfredo Arcidiacono, professore a contratto dell'Università di Parma. Un ricordo intenso e venato di malinconia, il suo: «Rita, coautrice del Quaderno del Nursering di base», ha lasciato un segno indelebile nella nostra professione, instillando conoscenze e passione in generazioni di infermieri».

Un amore per un lavoro che aveva sempre sentito di avere scelto. Fin dai primi passi in corsia.

Georgia Azzali

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