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ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA

Isa Guastalla, letteratura come vita

Isa Guastalla, letteratura come vita

08 Maggio 2024, 03:01

Paolo Briganti

Qualche giorno fa – nell’avvicinarsi la ricorrenza di un anno dalla sua scomparsa – parlavo di Isa Guastalla con la sua affezionata nipote Cristina, che mi diceva, fra l’altro, quanto aves-
se voluto bene alla zia, e l’avesse ammirata in tutto, fin dal suo aspetto: «Già nelle foto d’infanzia era una bimba stupenda; e in gioventù era bellissima, e d’una eleganza innata, tutta sua…». Non stento a crederlo, avendo sott’occhio una foto delle sue nozze, in cui si vede proprio una bellezza naturale, non stereotipata (sapete, la bellezza sfrontata delle «bellone» da rotocalco, in quei rotocalchi anni Cinquanta…), una bellezza cioè semplice ma non banale e non artefatta, quella di una giovane donna che, anche nel vestire, segue la propria idea di asciutta eleganza pur in un’occasione importante e ufficiale come il matrimonio, accompagnata dal sorriso semplice e spontaneo, cioè non «da fotografia», ma come fosse rubato al volo da un obbiettivo rapido («dài che andiamo!»), con gli occhi ridenti che – se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima – rivelano anche l’indole (gentile) e l’intelligenza (vivace).

In quella foto lei era appena sposa – giovane sposa di poco più di vent’anni – dell’avvocato Mario Colombi Guidotti, che aveva dieci anni di più, e che, oltre a portare avanti la professione legale presso lo studio ereditato dal padre, era l’inventore e il propulsore di quella grande, indimenticabile avventura letteraria quale fu, negli anni Cinquanta, la pagina-supplemento letterario della «Gazzetta di Parma», cioè «Il Raccoglitore». Fa male persino a noi, ancor oggi, pensare che dopo sei mesi da quella foto, Mario sarebbe morto in un incidente stradale, lasciando troppo precocemente la vita e la giovane sposa. Frattanto però era stato lui a consigliarla d’iscriversi alla facoltà di Lettere di Firenze, dove insegnava il grande Giuseppe De Robertis, con cui Isa si laureò appunto in letteratura italiana, iniziando poi una vita di insegnante preparata, non solo scolasticamente, ma sempre curiosa degli sviluppi via via della nuova letteratura, secondo l’atmosfera che aveva già respirato, proprio anche grazie a Mario, in quello straordinario fervore culturale che ruotò attorno al «Raccoglitore», dal 1951 al 1959.

I suoi studenti liceali d’un tempo possono essermi testimoni: Isa amava profondamente la scuola; e, soprattutto, voleva bene ai suoi alunni, una qualità d’animo che non sempre è nel bagaglio di tutti i docenti (magari pur preparatissimi docenti: lasciatemelo dire, per personali e varie esperienze); e, con la propria passione per la letteratura, li trascinava a un apprendimento «vitale», cioè non di superficie (tanto per prendere un voto), ma per quello che i testi degli autori possono insegnare, senza limiti di spazio e di tempo, nel corso delle generazioni e dei secoli dell’umanità. Lei insegnava ai giovani la vita dell’uomo attraverso la profondità e la bellezza della scrittura, delle scritture: dagli autori delle origini due-trecentesche, ai «nuovi» della contemporaneità in divenire. Ed apriva così la mente dei suoi alunni.

E poi nel tempo, oltre la scuola, Isa Guastalla ha potuto mostrare anche la propria generosità, partecipando attivamente – sottolineo: attivamente – a varie associazioni di cultura (che qui non mi metto ad elencare perché son certo che ne dimenticherei involontariamente più d’una); e anche proprio la sua disponibilità «solare» ad intervenire efficacemente alle molteplici richieste della sua parola… Se ci si chiede il perché di questo infittirsi di tali richieste, la risposta è semplice: Isa sapeva farsi capire da qualsiasi pubblico – dote naturale, affinata certo dagli anni d’insegnamento – «così parlando onesto» (per dirla con Dante), cioè semplicemente, chiaramente, limpidamente; tale che il pubblico poteva avere persino la sensazione, di sé, d’essere diventato più intelligente, visto che capiva tutto del suo discorso e ne restava affascinato.

Era anche il fascino della sua capacità di dominare «il percorso» dei suoi interventi a braccio. Ricordo, anzi ricordiamo – mia moglie ed io – quella volta che l’avevamo accompagnata a Casarola per uno degli annuali incontri su Attilio Bertolucci, che lei amava particolarmente: noi due avremmo recitato qualche brano «casarolese» della «Camera da letto», mentre il compito di Isa era, prima di noi, di illustrare la presenza di Casarola nelle opere del Poeta: che voleva dire dominare un arco compositivo vastissimo. E lei, seduta su una rustica poltrona collocata sul prato dietro la casa, attorniata da una vera folla, tenne il proprio discorso, impeccabile, che diventava un vivo percorso tra versi, luoghi, ambienti; che, soprattutto, veniva dipanato col fare di chi raccontasse una bella storia nella quiete del proprio salotto, davanti al fuoco del caminetto. E lo fece, con la gente incantata, per almeno tre quarti d’ora, senza nemmeno un foglio tra le mani, senza perdere mai il filo. Questo era il pregio speciale di Isa Guastalla: il filo d’oro delle sue parole affabili.

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