L'intervista
Dirigere l'Ulivi? È come vincere Wimbledon»: così Giovanni Brunazzi, che dopo 10 anni lascia il liceo: una scuola che è diventata grande grazie al suo preside. Anche se lui con umiltà precisa: «Borg e McEnroe, Federer e Djokovic non hanno fatto Wimbledon, ma è Wimbledon che ha fatto loro. Come l'Ulivi ha fatto me. Certo, dispiace per i tanti anni proficui di lavoro condiviso, ma contento per quanto ricevuto, in esperienze, professionalità e rapporti personali».
Che anni sono stati?
«Intensi, impegnativi, ma sempre costruttivi, in una prospettiva di continua crescita e cambiamento. Gli anni del covid ci hanno visto coinvolti in una realtà nuova e improvvisa di "fare scuola", ma siamo stati, da subito, un elemento che ha saputo mantenere unita una comunità di studenti, con le loro famiglie, che altrimenti a fatica avrebbe avuto un punto di riferimento».
Una scuola che con lei è cresciuta tanto...
«Da 42 classi nel 2014 lascio una scuola con 59 classi e più di 1.500 alunni: ciò è stato ottenuto con un lavoro di squadra lungo, condiviso con tutta la comunità educante, che però non ha snaturato la caratteristica che il liceo Ulivi ha sempre avuto in ambito cittadino, e che le famiglie hanno compreso: innovazione, impegno e continuità formativa».
I ricordi più belli?
«Tanti. E tanti anche più "riservati", con manifestazioni di stima e di riconoscenza di studenti e famiglie. A livello scolastico, per esempio, l'introduzione del corso quadriennale, che ci ha dato tante soddisfazioni. Oppure le tante vittorie ai campionati studenteschi: lo sport ha unito molto la scuola. E poi le iniziative organizzate per mantenere viva la memoria di Giacomo Ulivi e i festeggiamenti per il 50° del liceo».
Un liceo che ora primeggia?
«Il liceo Ulivi è sempre stato considerato un'eccellenza a livello cittadino. Ora ancor di più, perché l'utenza ha compreso che l'innovazione intrapresa non è mai stata sganciata da un impegno nello studio. Chi esce dall'Ulivi ha già acquisito un metodo che potrà spendere in qualsiasi realtà, di studio universitario o lavorativo: ce lo riconoscono gli studenti del passato quando ci vengono a trovare e ci dicono che, nei confronti dei loro colleghi, sono sempre avvantaggiati per quanto imparato all'Ulivi».
Un messaggio ai prof?
«Ai docenti e al personale tutto voglio dire un grande grazie: un preside non fa una scuola da solo. Fa una grande scuola se ha grandi docenti che condividono una visione e si impegnano per ottenere l'obiettivo. Sono stato davvero fortunato per aver lavorato con un collegio docenti, uffici amministrativi e collaboratori all'avanguardia».
Un messaggio ai ragazzi?
«Alle studentesse e agli studenti voglio dire che si devono sentire il centro dell'azione della scuola, di non avere paura di mettersi in gioco, di cercare sempre il confronto e il dialogo e di restituire alla società, una volta donne e uomini adulti, quanto appreso in termini soprattutto di valori, attualizzando il messaggio di Giacomo Ulivi di interessarsi alla cosa pubblica».
Un messaggio alla nuova preside?
«A Manuela Nardella suggerisco di entrare in questa scuola con rispetto, come si entra nel Centre Court dell'All England Lawn Tennis Club londinese: non avendo timore di osservare, di prendersi il tempo per capire, per apprezzare l'esistente e per dare valore a una storia e a un'organizzazione che non ha certo bisogno di interventi immediati».
Una cosa che non è riuscito a fare?
«Tanti gli interventi di miglioramento degli spazi e di intervento su una maggior fruibilità dei locali, grazie sia al contributo della Provincia sia alla programmazione delle risorse interne. Purtroppo, e non per colpa mia, non sono riuscito a completare il rifacimento dei servizi igienici dei ragazzi. Chi mi succederà dovrà avere questo obiettivo. La vivibilità dei locali è fondamentale per lo star bene a scuola e per l'apprendimento».
La soddisfazione più grande?
«Le soddisfazioni più grandi sono quelle che non ti aspetti e che hanno un valore enorme: genitori che inviano mail di ringraziamento per gli anni trascorsi o che si presentano di persona per riconoscere il pregio di una scuola impegnativa ma all'avanguardia come questa, o studenti e studentesse che, anche per strada, ti fermano e ti ringraziano per quanto hai dato loro».
E ora rimarrà a dirigere l'istituto comprensivo Guatelli di Collecchio?
«Lì ho iniziato la mia carriera come insegnante. Lì mi sento come a casa. Sono in un territorio che conosco e nel quale vivo e apprezzo i valori, quali la valorizzazione delle differenze, l'inclusività, il lavoro. I principi utilizzati al liceo Ulivi, quali il dialogo, il confronto, il valutare con i docenti le azioni migliori, il condividere le responsabilità, l'avere un rapporto costruttivo con gli enti del territorio e le famiglie sono una base che non può che portare ad un ritorno positivo sull'azione educativa».
Mara Varoli
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