Lirica
Il nome di Maria Guleghina, soprano di fama mondiale, è miele per gli amanti del belcanto: attira un pubblico di devotissimi alla Casa della Musica per l'inaugurazione del Parma Music Film Festival che si apre con una dedica a Puccini, nel centenario della morte. Maria Guleghina è presidente della giuria del Premio Puccini 100 - e non potrebbe essere diversamente, lei che è stata quasi 400 volte Tosca - ma riceve anche, a sorpresa, il premio alla carriera: una gioia inaspettata, balsamica, per la «pantera» (copyright Paolo Isotta) della lirica che sta uscendo, con unghie e denti, da un dolore che le ha annerito lo sguardo. E ha voglia di gridarlo al mondo, anche nella nostra chiacchierata.
Signora Guleghina, bentornata a Parma. Lei è stata spesso qui, sia per la stagione del Teatro Regio che al Festival Verdi. Nel repertorio verdiano è stata una grande Aida; una grande Tosca per Puccini...
«Sì, Aida e Tosca sono due eroine del melodramma che muoiono ma senza essere vittime, nel senso che sono donne determinate e io mi ci ritrovo. Se in Tosca proprio mi posso specchiare, perché agisce per amore, Aida è un po' difficile per me da comprendere ... non capisco come si possa amare un nemico della patria. Lo dico specie adesso, con quel che accade nella mia Ucraina e nella mia Armenia, le mie due patrie, io che ho padre armeno e madre ucraina. Per questo da due anni non vado più a cantare in Russia».
Lei è nata a Odessa ai tempi dell'Unione Sovietica, ora vive con la sua famiglia in Lussemburgo. Immaginiamo il suo dolore per la guerra ma non sapevamo se avesse voglia di parlarne.
«Non solo mi fa piacere parlarne. Di più: questo è il mio dolore e lo voglio gridare al mondo. Sono contentissima del sostegno che l'Europa, gli Usa danno all'Ucraina. Ma mi spiace che non si parli dell'Armenia, il mondo deve aprire gli occhi. Charles Aznavour si è speso tantissimo per la causa degli Armeni, un mito. Abbiamo fatto un concerto insieme per i cento anni del genocidio. Ci univa questa battaglia. Ma ora i tempi sono peggiorati, gli ultimi anni per me sono stati molto difficili: non solo non volevo più cantare, non volevo proprio più vivere. Mi sono anche lasciata andare. Solo l'anno scorso, ho capito che dovevo reagire: tornare a uscire, parlare, cantare, ritrovare il gusto per la vita sociale che il dolore per le mie terre mi aveva tolto».
Ci auguriamo - per lei e per tutti noi - che possa tornare a vedere la sua Odessa, dove ha mosso i primi passi: il desiderio del canto si è manifestato subito, fin da bambina.
«Rivedere Odessa e Kiev, dove andavo sempre con la mamma, da un luminare del cuore perché avevo un problema. Ho iniziato nel Coro di Voci Bianche di Odessa. Ma la carriera internazionale è partita da Milano: avevo 24 anni, il primo contratto serio è stato con La Scala grazie al dottor Cesare Mazzonis. Lui e la moglie, Marisa Tanzini, sono stati per me dei secondi genitori».
Muti le diceva: «Maria, tu sei una Ferrari»...
«(Ride, ndr) Sì, mi diceva così: “Sei una Ferrari anche quando sei ai box”. Ho sempre messo grande forza di volontà. Per fare Violetta, ho studiato 15 anni; per interpretarla, in Giappone, ho perso credo 20 chili perché mi vedevo troppo in carne e per me Traviata non può essere in carne».
Il suo personaggio preferito?
«Ah, difficile... (ci pensa, ndr). Norma, sì: anche come opera è la madre di tutte le opere. È dolore, è recitazione, è tutto».
Sono passati quasi 25 anni, possiamo ricordare un episodio avvenuto al Regio che la fece arrabbiare... faceva Aida...
«Un gruppo di loggionisti, venuti da fuori, fece un'imboscata a me e al tenore e ci “buarono” immotivatamente. A fine recita, i miei ammiratori, quelli veri, li inseguirono fino in stazione. Quando il sindaco Ubaldi venne in camerino a invitarmi alla cena, ero offesa e non volevo andare...».
Poi andò, invece, e alla Corale Verdi si consolò di gusto con tortelli e lambrusco, come raccontò sulla «Gazzetta» la mai dimenticata Elena Formica.
«Sì, ed è l'occasione per ricordare Elena Formica, una giornalista che ha amato tantissimo l'opera e se n'è andata troppo presto».
A Venezia è stato presentato il film su Maria Callas con Angelina Jolie, ne hanno parlato bene. È curiosa di vederlo?
«No. Per me Maria Callas è Maria Callas: intoccabile. Se qualcuno non la conosce e ha voglia così di conoscerla, vada, certo. Ma per me no, scusate».
Mara Pedrabissi
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