Lutto
Il mondo dello sci parmigiano è in lutto per la scomparsa di Mirco Bricoli, storico presidente dello Sci Club Schia, che si è spento ieri all’età di 83 anni.
La notizia della sua scomparsa si è diffusa nel corso della giornata, facendo calare un velo di tristezza sulle pendici del Monte Caio: un monte che era luogo del cuore per Bricoli, nato a Medesano il 21 giugno del 1941 ma tizzanese di adozione e d’elezione. Perché parlare di Schia - ed in particolare dello Sci club che qui è nato a metà degli anni Settanta - senza parlare di Mirco Bricoli è praticamente impossibile. Il suo nome, il suo volto, la sua tenacia, sono inevitabilmente legati a doppio filo alla storia della stazione sciistica che tra la fine degli anni ‘70 e la metà degli anni ‘90 ha conosciuto i suoi anni d’oro.
Bricoli è arrivato a Schia da ragazzo: da appassionato di sport, ed in particolare di sport invernali, frequentava quella che era già allora la stazione che ha da subito lasciato il segno nella vita del giovane sciatore. E’ qui, infatti, che Mirco ha conosciuto la sua Olga, che in quegli anni lavorava al rifugio Schia e che presto sarebbe diventata sua moglie. Si è innamorato di Olga, Mirco, ma anche di Schia ed è stato subito chiaro che questo amore sarebbe durato tutta la vita.
All’inizio degli anni ‘70 Mirco ed Olga, insieme al piccolo Alessandro, nato nel ‘71, erano tra i tanti che avevano la roulotte attorno al rifugio e qui trascorrevano il loro tempo libero. In quegli anni la pratica dello sci conobbe una crescita esponenziale tanto che nel ‘70 nacque la Scuola Sci Schia, mentre nel ‘76 fu fondato lo Sci Club di Schia, che dal 1981 prese il nome di Schia Cariparma. Bricoli fu, insieme ad Ennio Mainardi, socio fondatore dello sci club di cui nel 1977 divenne presidente. In 37 anni di presidenza Bricoli ha dato molto, anzi tutto allo Sci Club, che a sua volta ha regalato non poche soddisfazioni, come la coppa del mondo di Alessandro Fattori nel 2000. Non solo, però: negli anni ‘80, per diversi anni consecutivi, lo Sci Club Schia Cariparma è stato il miglior club della regione, e comunque tra i primi 10 club a livello nazionale. Successi dei quali Bricoli era orgogliosissimo e che custodiva – attraverso ritagli della Gazzetta di Parma – in oltre 30 fascicoli che ha donato, ultimamente, al Museo dello sci allestito a Schia. Risultati ottenuti grazie all’impegno e alla tenacia di Bricoli, che – anche facendo qualche rinuncia a livello personale e professionale – ha saputo portare a Schia sponsor importantissimi. Bricoli c’era, sempre. Dava tutto se stesso per lo Sci Club e per i suoi atleti, tanto che Alessandro Fattori lo ricorda come un secondo padre.
«Mirco era per me uno di famiglia – ammette il campione di sci -, mi ha seguito passo passo dalle prime discese alla Coppa del mondo. La notizia della sua scomparsa mi rattrista molto, non dimenticherò mai la sua generosità». Fattori ricorda Mirco come «un uomo di sport a tutto tondo, quando c’era lui si parlava di sport, sempre, ed era impossibile resistere al suo entusiasmo». Un entusiasmo, soprattutto nei confronti dello sci, che Mirco ha saputo trasmettere anche al figlio Alessandro, maestro ed allenatore di sci, che ricorda come il padre amasse la montagna «in tutte le stagioni – ricorda -. Ogni scusa, ogni momento libero era buono per andare a Capriglio, dove nel 1977 ha costruito il suo «buen ritiro»: in estate per il fresco, in autunno per i funghi, in inverno per la neve».
Alessandro ricorda con affetto un padre «che ha sempre fatto di tutto per accontentarmi e a cui tutti volevano bene: ovunque andassimo riceveva attestati di stima e affetto. È stato per me un ottimo padre e un nonno affettuoso per Nicolò ed Edoardo». In tanti si stringeranno alla famiglia in occasione del rosario, che sarà recitato domenica nella chiesa di Capriglio, dove lunedì saranno celebrati i funerali. Il corteo funebre partirà alle 9 dalla sala del commiato della ditta Barili di Langhirano per raggiungere la chiesa di Capriglio alle 10 e quindi il cimitero della frazione, dove Mirco riposerà per sempre, al cospetto del «suo» Monte Caio.
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