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La tragedia di Vignale

Tutte le bugie di Chiara Petrolini

Tutte le bugie di Chiara Petrolini

di Luca Pelagatti

23 Settembre 2024, 03:01

Traversetolo In rete, senza frugare neppure troppo, circolano da qualche giorno dei video prelevati dai social di Chiara Petrolini: non sono censurati dai pixel, sono vecchi di qualche anno e a vederli adesso lasciano sgomenti.

Si, perché si vede la ragazza che balla sorridendo, che parla al telefono ma soprattutto che scherza con un'amica come se fosse in una delle celebri «interviste doppie» delle Iene. Una voce fuori campo le interroga e loro, con un ghigno, rispondono indicandosi l'un l'altra: pare tutto molto allegro se non fosse per le ultime due domande. «Chi verrà arrestata per prima?» dice la voce. «E chi resterà per prima incinta?», prosegue.

Una sorta di macabro e crudele presagio di un destino che si è avverato di recente. E che forse, - e sottolineare questo avverbio è assolutamente doveroso – troverà le prime, indispensabili spiegazioni nei prossimi giorni, quando la 21enne comparirà davanti al gip. Fino ad ora, infatti, Chiara ha parlato pochissimo. E le sue parole spesso si sono rivelate del tutto inattendibili, un groviglio di bugie e contraddizioni puntualmente smentite dai riscontri degli investigatori.

Il primo confronto ufficiale risale al 2 settembre quando Chiara, messa alle strette per il ritrovamento del primo corpo, ha raccontato di aver fatto tutto da sola – e questo al momento pare essere una delle poche verità – ma aggiunge che il bimbo era nato morto e di essere stata pronta a confessare tutto ai genitori al ritorno dagli Usa.

Mentre, in realtà, il bimbo è stato ucciso da lei che aveva anche freneticamente cercato in rete il metodo per sbarazzarsi in anticipo del figlio. E ancora: la ragazza aveva negato anche che ci fosse stato un precedente parto ma di nuovo è stata costretta a rimangiarsi quanto dichiarato quando dal solito giardino, quello con le seggioline di plastica e il canestro da minibasket, sono spuntate altre ossa. Quelle del bimbo sepolto nel maggio di un anno prima e per il quale è indagata per soppressione di cadavere e che ora resta una delle vere incognite della inchiesta: perché non si sa ancora se il bimbo sia nato vivo o se sia il frutto di un aborto.

Certo, giovedì davanti al gip, Chiara Petrolini potrebbe scegliere di non rispondere, di restare ancora in silenzio come, peraltro, ha fatto anche con i genitori che le chiedevano il motivo di tutto quel sangue trovato in bagno: «Nulla di particolare - si era limitata a borbottare - Solo un flusso mestruale abbondante». Una ennesima bugia come una menzogna sembrerebbe essere l'affermazione secondo cui le non sapeva a quando risalisse il concepimento e a quale settimana di gravidanza fosse arrivata: anche perché allora non si capisce come mai cercasse sui motori di ricerca indicazioni su come «cercare di partorire a 34 settimane» o su come «schiacciare la pancia alla 36 settimana per anticipare il parto».

Insomma, una coltre di bugie e di scuse più o meno raffazzonate come tutte quelle messe in fila da Chiara per provare a tenere lontana la realtà e restare nel proprio mondo di finzione, quello dove le cose brutte non succedono. Almeno alle ragazze perbene, quelle che non vogliono essere giudicate o, peggio, biasimate. Se capitano, però, basta negarle con tutti, fare finta che sia tutto a posto e nascondere le prove. E va bene anche il prato sotto le finestre di casa.

Poi, risolto tutto, si può tornare ad uscire e a ritrovarsi con le amiche per un aperitivo o per un video da caricare sui social. Perché in rete è meglio, li la vita si può controllare facilmente. Se serve anche con la morte.

Luca Pelagatti

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