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L'assegno da 8.000 euro del cliente? Finisce nelle tasche dell'agente di commercio

L'assegno da 8.000 euro del cliente? Finisce nelle tasche dell'agente di commercio

09 Ottobre 2024, 03:01

Sapeva di aver saldato tutte le fatture. Oltre 8.000 euro, nel luglio del 2018, per pagare la merce che gli aveva fornito il Consorzio agrario Terre Padane: impossibile dimenticare quella spesa, peraltro saldata direttamente con un assegno consegnato a un agente di commercio rappresentante dell'ente piacentino. Ma un paio di mesi dopo, prima con una lettera poi con una telefonata da parte del Consorzio, l'agricoltore lodigiano era venuto a sapere che c'era una cambiale, con la sua firma in calce, corrispondente alla somma complessiva di quelle tre fatture. Che, quindi, risultavano non pagate, nonostante lui avesse consegnato l'assegno. Ma quella somma, scoprirà poi, era finita direttamente nelle tasche dell'agente di commercio: 47 anni, parmigiano, ieri è stato condannato a 9 mesi per appropriazione indebita e falsità in cambiale dal giudice Cristina Pavarani. Il pm Massimiliano Sicilia aveva chiesto 1 anno e 3 mesi. Per l'agricoltore, che si era costituito parte civile, è stata anche disposta una provvisionale di 8.139 euro, ossia quanto aveva versato pagando le tre fatture.

Eppure, quel 13 settembre 2018, dopo la sollecitazione di pagamento da parte del Consorzio, l'agricoltore aveva anche ricevuto una telefonata rassicurante dall'agente di commercio: «Non si preoccupi, c'è stato un disguido amministrativo, ma ho già sistemato tutto», gli aveva detto.

Tutto falso. Come la cambiale che riportava il timbro della sua azienda agricola, oltre alla sottoscrizione con il suo cognome ma un errato nome di battesimo. L'aveva scoperto un paio di settimane dopo, andando negli uffici del Consorzio: il responsabile gli aveva spiegato che il suo assegno, nel quale lui aveva lasciato in bianco il beneficiario, così come gli era stato suggerito dall'agente di commercio, non era mai arrivato al Consorzio. Era stato incassato dal rappresentante, che lo aveva versato sul conto corrente della compagna su cui aveva la delega a operare. Ma anche in quell'occasione l'agricoltore era stato rassicurato: «Quell'agente non collabora più con noi, e lei stia tranquillo: risolveremo il problema», gli aveva spiegato il responsabile. Peccato, invece, che la cambiale non sia stata ritirata. E l'agricoltore ha pure subito il precetto. Che ha dovuto impugnare in tribunale.

G.Az.

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