Aggredito mentre ritorna a casa
E' vero, era notte fonda, non c'era nessuno in giro e sotto il sottopasso di via Trento c'è una atmosfera poco rassicurante: ma siamo a Parma, cosa vuoi mai che succeda?
Questo è quello che, più o meno, ha pensato un trentenne residente a Parma che nei giorni scorsi, mentre tornava a casa a piedi dopo una serata con gli amici in centro, si è trovato davanti quei due stranieri.
«Stavo parlando al telefono, non c'ho dato troppo peso. Mi hanno proposto di comprare una bicicletta e io ho detto di no e ho tirato dritto». Perché lo abbiamo detto: siamo a Parma, cosa vuoi che succeda? Purtroppo questo è un pensiero rassicurante che oggi non ci si può più permettere.
«E' andata così. Ho girato loro le spalle e ho attraversato via Palermo proseguendo verso casa quando mi hanno aggredito alle spalle». E hanno colpito per fare male.
I due uomini, entrambi di colore, probabilmente con un complice di carnagione chiara che aspettava poco lontano, hanno assalito il passante e hanno iniziato a picchiare. «Mi è arrivato per primo un colpo in testa, poi in rapida successione altri che mi hanno tramortito. La persona che era al telefono con me ha sentito tutto visto che la chiamata è continuata: e mi ha confermato di aver percepito che mi hanno colpito almeno sette o otto volte».
Prima di finire a terra cercando di coprirsi il volto, proteggendosi da quella grandinata di pugni e calci. E a ripensarci oggi, a rivivere quei momenti di assoluta violenza, si può dire che la vittima sia stata molto fortunata a non riportare ferite molto serie.
«Mi hanno strappato il giubbotto, preso il portafoglio, le chiavi e qualche spicciolo e sono scappati dopo avermi lanciato la bici addosso» prosegue il trentenne che, dopo essersi rimesso in piedi non senza fatica, ha allertato la polizia e chiesto aiuto.
«Ho raccontato l'accaduto e poi il giorno successivo ho sporto denuncia. Ovviamente sono andato anche in ospedale per farmi vedere: gli esami radiologici per fortuna non hanno evidenziato danni seri ma comunque i segni di quel pestaggio sono evidenti, tra occhi neri e denti scheggiati». Questo, almeno, è quello che si vede. Perchè poi ci sono altri segni che non si colgono ad un primo sguardo. Ma che forse sono ancora più preoccupanti.
«Io ho sempre camminato tranquillo, ad ogni ora. Dopo quello che mi è accaduto, lo ammetto, non sono più così sereno», ammette.
Un timore comprensibile anche perché la vittima del pestaggio il suo aggressore se lo è trovato davanti giusto qualche ora dopo.
«Sono passato nella zona della stazione nei giorni successivi l'aggressione e uno dei due che mi hanno picchiato l'ho visto seduto come se niente fosse. L'ho riconosciuto al volo, quella faccia l'avevo stampata in mente e ho subito allertato le forze dell'ordine che sono arrivati tempestivamente e lo hanno prelevato».
Pare che addosso avesse ancora il portafoglio rubato e che nascondesse anche un oggetto contundente. Ma, in fondo, non è questo che conta: l'agguato al trentenne in via Trento dimostra che i pugni bastano per fare male.
«Si tratta di una esperienza che mi ha segnato: trovo assurdo che possano succedere cose del genere. Stavo solo tornando a casa dopo una serata con gli amici. E invece mi sono trovato a terra: pesto e dolorante. E adesso continuo a pensarci».
Luca Pelagatti
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