Intervista
Gabriele Pin è stato calciatore duttile e raffinato ed è tecnico attento e moderno: un'evoluzione quasi naturale per chi, come lui, sa di calcio.
E da parmigiano d'adozione, rientrato dopo le sue avventure professionali all'estero, ultimamente è spesso al Tardini a seguire il Parma.
E quella di domani per lui sarà gara speciale: Pin infatti ha giocato nella Lazio e nel Parma, che ha anche allenato insieme a Cesare Prandelli.
E fu proprio Pin (ormai più di 20 anni fa) a portare a Collecchio il «monitoraggio» delle partite, antesignano dei match analist moderni. Ed ora è pronto a sedersi in tribuna al Tardini per seguire Parma-Lazio.
«Per la Lazio è un buon momento, ha un'autostima molto alta, gioca bene - spiega subito Pin -. La Lazio gioca bene, ve detto ed è in un momento psicofisico importante. Il Parma in casa ultimamente ha perso un po' quell'esuberanza positiva classica dei giovani vista a inizio stagione. Pesa probabilmente il fatto di non fare punti in casa, davanti al proprio pubblico. Mi aspetto una partita divertente, il Parma cercherà di rompere il trend del momento e la Lazio vorrà proseguire il suo cammino».
Insomma vedi una partita aperta...
«Sì, una partita divertente, senza troppi tatticismi. Le prestazioni del Parma, nonostante qualche errore difensivo individuale, non sono mai mancate. Succede spesso quando si ha la squadra più giovane del campionato. Il Parma sta pagando anche la mancanza d'esperienza e l'esordio in serie A di alcuni dei suoi ragazzi».
Cosa deve chiedere il Parma a una partita come questa, contro uno dei club di vertice della A?
«Il Parma ha bisogno di raccogliere un risultato importante, di tre punti per ritrovare quell'esuberanza e quella voglia di stupire tipica dei giovani».
L'assenza di Bernabé quanto ha inciso sui problemi del Parma, sulle difficoltà degli ultimi tempi?
«Ha inciso molto, Bernabé è un giocatore che ultimamente stava crescendo molto, anche dal punto di vista dell'aggressività. Molto intelligente, intercettava molto e quando intercetti molto eviti anche i contrati. Vuol dire che capisci lo sviluppo del gioco. Poi con la palla è il classico giocatore spagnolo che non ha paura di giocare sotto pressione. Talento vero. Il Parma ha perso qualcosa, anche in chiave tattica».
Il Parma comunque ha alcuni giocatori che «chiacchierati» in chiave mercato, con i grandi club alla finestra... Bonny su tutti.
«Bonny è sicuramente il giocatore più visibile, quello che ti prende subito l'occhio. Talento, tecnica, fisico: una punta magari non grande finalizzatore ma attaccante moderno. Il giocatore che i grandi club cercano e capisco che lo stiano osservando. Poi ci sono altri giocatori interessanti, gli esterni su tutti».
Il Parma che allenavi giocava con il 4-2-3-1 come quello attuale. Qual è il segreto per questo sistema di gioco?
«Per questo sistemma di gioco devi avere i giocatori adatti, soprattutto per quanto riguarda gli esterni d'attacco. E il trequartista deve essere giocatore di grande talento, capace di muoversi tra gli spazi, tra le linee. Tre fantasisti con gamba però. Il segreto è qui, poi servono due centrocampisti che diano equilibrio e due terzini arrembanti. Così puoi mettere in mostra un calcio propositivo, piacevole. Noi l'avevamo scelto visti i giocatori che avevamo a disposizione».
Questa è una serie A molto equilibrata, sia davanti che sul fondo classifica...
«C'è grande equilibrio anche perché le squadre che sono dietro, comunque giocano tutte a calcio, sono propositive. Nella parte bassa della classifica il livello si è alzato. Sono squadre che giocano a calcio».
Sandro Piovani
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