FURTi
Dieci giorni esatti fa non era stato subito chiaro da dove fossero passati i ladri per il loro raid nell'ex municipio di San Leonardo: le associazioni che lo abitano avevano avuto - otto su nove - lo choc delle porte interne forzate ma nessun segno anticipatore.
Stavolta invece è stato immediatamente palese: quando ieri mattina il volontario che doveva aprire il Punto di comunità del Csv è arrivato davanti al portone secondario dell'edificio, lo ha trovato completamente sfondato. E l'incubo si è rimaterializzato.
Potrebbero essere persone diverse quelle che hanno colpito ma non è detto: di certo anche in questo caso cercavano un bottino facile da intascare direttamente o da rivendere velocemente. «Più che professionisti, pensiamo a qualche tossicodipendente che aveva bisogno di raccogliere i soldi per comprare qualche dose», spiega il presidente comprensoriale di Ancescao Benedetto d'Accardi. La sede del San Leonardo è una di quelle visitate, tutte al pianterreno.
Dopo aver sfondato il portone e la porta a vetri, i ladri - o il ladro - sono entrati in tre uffici. Sul pavimento ci sono i segni della furia nella ricerca di qualcosa da poter portare via: cassetti rovesciati del loro contenuto, scatoloni aperti, fogli e oggetti sparpagliati.
Fresche di furto, le associazioni non avevano lasciato granché nei locali. Alla conta manca, per ora, un computer portatile che era in dotazione al punto di comunità di Csv Emilia, risparmiato la volta precedente. I due pc del Laboratorio Famiglia, invece, si erano già volatilizzati allora.
Restano, sì, i danni: col portone messo ko, la sicurezza dell'edificio ha ben pochi baluardi, tanto più che le porte interne forzate nel primo raid fino a ieri sera non erano ancora state sostituite da Parma Infrastrutture.
Sul posto in mattinata è arrivata la Polizia scientifica, alla ricerca di qualche traccia che possa portare a rintracciare i colpevoli di questo ennesimo raid.
Chiara Cacciani
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