Lutto
Noceto Una vita intensa, costellata di sacrifici e duro lavoro. Ma anche di grandi gioie. Una su tutte: la famiglia. Un uomo schietto ma che ha sempre tradito grande umanità. E che ha sublimato la gioia di vivere nella semplicità quotidiana. Da un buon bicchiere di rosso, alle chiacchiere con gli amici. È così che si può descrivere Roberto Vighi, scomparso ieri all’età di 86 anni. Nato a Pontetaro il 24 febbraio del 1938, è l’ultimo di tre fratelli. Roberto è la fotografia di un’Italia che, seppur devastata da una dittatura e un conflitto, si è rimboccata le maniche e si è ricostruita. Perché a 15 anni inizia a lavorare con il nonno, trasportando la ghiaia presa dal fiume Taro. Poi la svolta. Che arriva con la fondazione a Noceto - assieme ai soci Secondo e Adriano - della S.A.R.C.M.I., azienda produttrice di macchine per l’imbottigliamento. Una ditta che, grazie alla sua visione, diventa leader di settore e che può vantare commesse nazionali ed internazionali. Ma che al di là di ogni retorica diventa una grande famiglia. Perché Roberto per i tanti operai e dipendenti non è stato soltanto un datore di lavoro, ma un padre. Un mentore prodigo di buoni consigli e suggerimenti. E che, un giorno, capisce che è giunto il momento di lasciare andare la sua creatura.
È il tempo, tiranno, che scorre. Così per Vighi comincia una seconda fase che lo vede dedicarsi anima e corpo agli affetti più cari. La moglie Anna, che in 61 anni di matrimonio è stata sua bussola e porto sicuro, e le amate figlie Michela, Roberta e Ilaria. Così come le adorate nipoti Rebecca e Camilla. «Ha sempre messo davanti gli altri prima di sé stesso. Un padre e un nonno da dieci e lode. Disponibile con tutti, si è impegnato per la sua parrocchia», ricordano commosse le figlie.
Edoardo Franzosi
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