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VIA BURLA

Al telefono, in cella di alta sicurezza: camorrista condannato

Al telefono, in cella di alta sicurezza: camorrista condannato

17 Dicembre 2024, 03:01

Un lungo orizzonte tra quattro mura. Aveva cominciato a collezionare condanne fin da quando era poco più che un ragazzino, e nel 2021 aveva accumulato oltre 18 anni da scontare. Un esponente del clan camorristico Palermo di Nola, secondo quanto accertato dalle sentenze, condannato per associazione mafiosa, oltre che per varie rapine ed estorsione. A 38 anni, ha già pagine e pagine di precedenti penali, alle quali da ieri si aggiungerà, se e quando diventerà definitiva, una nuova condanna: 1 anno per accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione, come ha stabilito il giudice Nicola Giusteschi Conti, in linea con quanto richiesto dal pm Marirosa Parlangeli. Dal linguaggio giuridico alla realtà dei fatti: nel settembre del 2021 il 38enne è stato sorpreso nella sua cella in via Burla, sezione alta sicurezza, mentre si intratteneva al telefono.

Un micro telefonino di pochi centimetri facilmente occultabile. Ma quel 22 settembre gli uomini della Penitenziaria erano andati quasi a colpo sicuro. Con un cell detector, un apparecchio che rileva la presenza di cellulari, uno degli agenti si era avvicinato alla cella che il 38enne condivideva con un altro detenuto: in quel punto lo strumento aveva cominciato a vibrare in modo sempre più insistente. Dopo aver avvertito il responsabile del reparto e insieme ad altri colleghi, era così entrato nella cella. E ogni dubbio era stato fugato all'istante, perché proprio in quel momento il detenuto era al telefono.

Subito era scattata la perquisizione: erano stati trovati un foglietto e un quaderno con segnati alcuni numeri di telefono (e relativi nominativi di riferimento), ma soprattutto un cavetto usb che, collegato al televisore, consentiva di ricaricare l'apparecchio. La scheda del telefonino è risultata acquistata in un'agenzia di viaggi di Napoli e intestata a un senegalese.

Silenzio assoluto su chi gli abbia fatto avere il telefonino. E la micro sim card? Quella può arrivare in cella anche attraverso una lettera, ha spiegato agli investigatori il detenuto, poi trasferito a Benevento: può essere attaccata sotto il francobollo o anche nella banda di chiusura della missiva. Insomma, sembrerebbe tutto così semplice.

Georgia Azzali

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