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Compleanno speciale

I primi cinquant'anni di Radio Parma

I primi cinquant'anni di Radio Parma

02 Gennaio 2025, 03:01

Nella stanza a piano terra c'erano una vecchia ricetrasmittente militare, la consolle e il mixer. Sul tetto, in via Felice Cavallotti, l'antenna installata nei giorni precedenti grazie a Marco Toni, esperto radioamatore parmigiano. E il primo gennaio del 1975 fu questo il primo messaggio nell'etere: «Qui Radio Parma, stiamo trasmettendo in modulazione di frequenza 102 e 104 megahertz». Così, 50 anni fa, Parma scriveva il primo capitolo della storia delle radio libere d'Italia. Nel Paese, sino a quel momento, la voce della radio era solo quella di mamma Rai e nella normativa ancora non c'era alcuna regola sulla possibilità di farsi una radio «in casa». L'imprenditore Virginio Menozzi però ha da tempo questo sogno e, approfittando di questa «vacatio legis», parte. Inizialmente, nel suo studio, i provini sono per una «fantomatica» televisione via cavo, poi si vira sulla radio.

Alle 11 il primo segnale, ma è una falsa partenza visto che la trasmissione arriva solo ad una cinquantina di metri di distanza. In fretta si verifica l'impianto e alle 17 finalmente viene raggiunta tutta la città. Con Carlo Drapkind, direttore, parlano Anna Maria Bianchi, che condurrà poi «Buongiorno signora», Elisabetta Zanlari, sue le prime cronache dal consiglio comunale, e poi, dopo i traslochi in via dei Farnese e in borgo Guasti di Santa Cecilia, Claudia Magnani con il fortunato «Giocate con noi», Mauro Coruzzi, Robi Bonardi, Pia Russo, Corrado Abbati, Gustavo Verdoni, Gastone Costa, Emanuela Merlo, Bruno Cagozzi, Pino Colombi, Stefano Frigeri, Gabriele Majo, Luigi Furlotti e Lorenzo Cresci. Impossibile però ricordare tutti i nomi di quella avventura visto che Radio Parma, in pochi mesi, divenne seguitissima ed il palinsesto sempre più ricco. Non essendoci concorrenza nell'etere, il segnale non arrivava solo a Parma e provincia ma anche in tante città della pianura padana. Poi nacque la concorrenza, ma l'amore per Radio Parma restò sempre lo stesso. Oggi come allora.

«Parlare di Radio Parma è un’emozione fortissima, perché per me è cominciato tutto da lì - ricorda Pietro Adrasto Ferraguti, direttore responsabile di Radio Tv Parma - Era il 1976 quando mi presentai con un amico nella sede di borgo Guasti di Santa Cecilia. Avevamo una passione da far sbocciare e ci accolse Carlo Drapkind. “Provate ad occuparvi di sport”, ci disse. Ci mandò da Lorenzo Cresci e Pino Colombi che guidavano la redazione sportiva. Rimanemmo a collaborare per qualche anno. Virginio Menozzi, l’editore, si passava una mano sulla fronte, sospirava e ci dava diecimila lire al mese... La radio è stata una palestra formidabile. Si parla soprattutto “a braccio”: la sintesi quando serve, ritmo e linguaggio fluente se devi commentare un evento di sport, empatia nella conduzione di un programma. E quante cose sono cambiate dal 1975 ad oggi. Dalle radioline portatili alle autoradio, l’evoluzione tecnologica è stata epocale. Oggi Radio Parma si ascolta anche sul web e con la app, ti segue ovunque. Con i conduttori, con i giornali radio ogni ora, con le radiocronache in esclusiva delle partite del Parma e con “Palla in Tribuna”, Radio Parma è e rimane un pezzo di storia della radiofonia italiana».

«Da ex ragazzo degli anni '80 e '90 la radio, in particolare radio Parma, fu interprete del cambiamento dei tempi, delle mode e dei costumi - ricorda Marco Occhi, presidente di Radio Tv Parma - Era il nostro social network, pensiamo solo alla trasmissione «dediche e richieste», con cui mandare messaggi agli amici. A me piace poi pensare che, oggi come allora, non c'è un computer a condividere un momento, un'esperienza, un'emozione, ma una persona che parla con te attraverso la radio. E in un momento come quello che stiamo vivendo, con grandi mutamenti tecnologici, pensiamo solo all'on demand, è rassicurante. La sfida della radio del domani è tutta qui: essere al passo con i tempi, con le future generazioni, ma sempre con un anima».

Una storia che la città ha voluto già premiare nel gennaio del 2005, in occasione dei trenta anni di vita, con l'attestato di civica benemerenza e che oggi, tramite la forza del web e delle app, continua a fare compagnia a tutti noi. Con la vecchia e cara radiolina ma anche con i nostri modernissimi smartphone. Come 50 anni fa.

Giuseppe Milano


Le sue voci Dal radioamatore Toni agli speaker di ieri e di oggi
L'augurio di chi l'ha vista crescere: «Rimanga sempre vicina alle persone»

Un'emittente libera. Era nata così Radio Parma, cinquanta anni fa. «E così mi auguro rimanga per sempre». A dirlo, emozionato, è Marco Toni, il radioamatore a cui si deve il geniale impianto tecnico che diede vita alla nostra stazione. Lui, all'epoca un 27enne laureando in Fisica, ha cambiato per sempre le sorti delle comunicazione, insieme a un nutrito gruppo di giornalisti, imprenditori, politici.

Ricorda ancora quel giorno, il 1° gennaio 1975: «Era una giornata fredda e piovosa, sono salito sul tetto, ho piazzato l'antenna con una fatica e un pericolo incredibile - ricorda -. Poi ecco, la musica del giradischi che risuonava: c'ero riuscito, la radio funzionava». Marco Toni, che ha visto nascere Radio Parma (e non solo) augura «che rimanga sempre una radio libera: così è nata e così dovrà rimanere - afferma -. Resto fermo a un principio fisico e psicologico: la radio è uno strumento potentissimo per fare informazione, è insostituibile. Un sogno? Un programma in dialetto parmigiano, perchè questa lingua straordinaria non vada persa». Tante le voci che si sono succedute dietro ai microfoni. A partire da Mauro Coruzzi, che sulla «Gazzetta» aveva ricordato una delle sue interviste indimenticabili: «Quella con Mia Martini». Poi gli aneddoti, le risate durante una serata circense o l'emozione dei «debuttanti» Andrea Bocelli, Anna Oxa e Umberto Tozzi.

Anni di musica, informazione, intrattenimento. Gli occhi puntati al futuro, adesso anche con l'app che tiene «collegati» ascoltatori da tutto il mondo. «La relazione con il pubblico», però, «è ciò che mi ha dato di più - riflette lo speaker Andrea Gatti -. Alla radio auguro lunga, lunghissima vita: è un mezzo di comunicazione straordinario». Un altro augurio profondo: «La radio ti accompagna, non ti impone niente: resta avamposto anche per l'immaginazione - afferma Simonetta Collini, altra voce inconfondibile di Radio Parma -. Le auguro, allora, di rimanere sempre vicino alle persone».

A.P.

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