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Viale Maria Luigia

Gli studenti: «Abituati alla paura» tra furti e minacce

Gli studenti: «Abituati alla paura» tra furti e minacce

09 Gennaio 2025, 03:01

L'impressione è che si stiano abituando, sempre di più, alla sopraffazione. «Qualche giorno fa hanno provato a rubarmi la sciarpa firmata, ma è finita lì». Oppure: «Mi hanno appena portato via la bicicletta, ma me lo aspettavo: l'ho lasciata legata davanti a scuola per dieci giorni, sarebbe stato strano ritrovarla». O ancora: «Uno mi ha chiesto una sigaretta lungo il viale, ho detto di no perché non lo conoscevo: ha iniziato ad alzare la voce, ma nulla di più». Nulla di più?

Queste sono solo alcune delle voci di studenti raccolte fuori dalle scuole superiori in viale Maria Luigia. Basta fermarsi qualche minuto dopo il suono dell'ultima campanella per ascoltare le loro esperienze e impressioni sulla violenza che dilaga sempre di più davanti agli istituti: «Se abbiamo paura? Ormai siamo abituati».

«Minacce ogni giorno»

«Ogni giorno sentiamo minacce del tipo: “Occhio che ti aspetto in Bixio” (la fermata di Barriera Bixio, ndr) - spiega Aurora, studentessa del distaccamento del liceo Ulivi, nel comprensorio del Melloni -. E poi si ritrovano e si picchiano, fanno delle risse». E aggiunge: «Però se ti fai gli affari tuoi ti lasciano stare».

Ad Aurora, qualche tempo fa, era capitato «uno scontro acceso con uno sconosciuto - racconta -: avevo in mano una sigaretta, mi ha chiesto di fare due tiri: ma io neanche sapevo chi fosse». Così «ho detto di no». Al rifiuto della ragazza, il giovane «ha iniziato ad alzare la voce - riprende la studentessa -. Abbiamo litigato pesantemente, poi è andato via».

«Pensiline, punti critici»

Le minacce diventano routine. E alle fermate degli autobus della zona, in particolare Barriera Bixio e piazzale Corridoni, la violenza si fa più frequente. Sempre Aurora - in un fiume di «confessioni», come se sentisse davvero il bisogno di condividere la sua preoccupazione - racconta: «C'è un gruppo di ragazzi, sempre i soliti, ormai li conosciamo - rivela -, che importunano pesantemente chi aspetta il bus». La dinamica è sempre la stessa: «Si avvicinano e ti chiedono i soldi in malo modo - spiega la ragazza -. Appena tiri fuori il portafoglio ne approfittano e te lo derubano strappandolo via dalle mani».

Ma non finisce qui. Se ci si sposta poco più in là, verso il centro «aspettare l'autobus in Ghiaia è diventato un incubo, è impensabile - aggiunge la studentessa dell'Ulivi -. A una mia amica così, dal nulla, un gruppo di ragazzi ha tirato i capelli. Mio fratello, invece, mentre aspettava il bus verso Langhirano, è stato accerchiato da un gruppo di ragazzi ed è stato derubato: gli hanno portato via 40 euro». E poi: «Non è tutto qui, ne succede una ogni giorno», l'ultimo commento di Aurora.

«Mi hanno rubato la bici»

Basta attraversare la strada e avvicinarsi al liceo Romagnosi per ascoltare un'altra testimonianza. A un ragazzo - che preferisce rimanere anonimo, «non si sa mai» - hanno appena rubato la bicicletta: «L'avevo legata qui vicino a scuola, oggi sono tornato per riprenderla - racconta lo studente di seconda-: ma ero già preparato, sapevo che non l'avrei ritrovata, l'ho lasciata qui per una decina di giorni». E quindi, come si torna a casa? Alza le spalle: «In bus». Neanche aveva preso in considerazione di fare denuncia: «Tanto, capita sempre - dice rassegnato -. Capirò con i miei genitori cosa fare».

Appoggiata al muro che delimita la scuola, un'altra studentessa spiega: «Hanno tentato di rubarmi la sciarpa di marca, ma non mi è capitato nulla di più». Tutto accade in pieno giorno e fuori da scuola. Neanche il viavai di macchine, la moltitudine di studenti e professori, la presenza dei volontari dell'associazione dei Carabinieri scoraggiano i violenti. E per difendersi c'è chi «esce dalla classe solo con i compagni più “robusti”». Qualche ragazza tiene «sempre le chiavi in tasca», pronte per difendersi. Qualcuno si fa venire a prendere a scuola dai genitori, in pausa pranzo. Addirittura c'è chi è costretto «a nascondere i soldi nelle scarpe per non farseli rubare», rivela un genitore che ha contattato la «Gazzetta». E poi c'è il passaparola: «Oramai li conosciamo e riconosciamo in anticipo, gli sguardi minacciosi e ce ne stiamo alla larga», dice una studentessa del Melloni.

«Agiscono in gruppo»

Ma chi sono esattamente questi «gruppi»? L' «identikit» è quasi sempre lo stesso. «Si muovono in gruppo e avranno la nostra età (minorenni, ndr) - spiega la ragazza, appena uscita dell'istituto tecnico -. Li vedi subito, hanno un atteggiamento inconfondibile».

Si «piazzano» davanti agli ingressi, ma dall'altra parte della strada. Si siedono sul muretto che dà sul Lungoparma. Poi, d'improvviso, si alzano e iniziano a cercare le loro vittime. Si avvicinano, minacciano - «anche con un bastone in mano» - e cercano soldi o oggetti di lusso (fra cui anche «scarpe e giacche di marca»). Chi sono questi giovani, studenti o ragazzi che non frequentano la scuola? «Alcuni arrivano da altre scuole, altri non li conosciamo», risponde ancora Aurora, studentessa dell'Ulivi. Attorno, tutto sembra procedere normalmente. «Fino al suono della prossima campanella».


Viale Maria Luigia
Carabinieri volontari: «Episodi preoccupanti»

Si piazzano davanti ai cancelli delle scuole superiori di viale Maria Luigia: divisa rossa inconfondibile, braccia conserte, sguardo attentissimo, radio in mano per coordinarsi. Ogni mattina, al suono dell'ultima campanella, i volontari dell'Associazione nazionale carabinieri lavorano per garantire maggiore sicurezza agli studenti.

«Il servizio è iniziato verso metà novembre - fa sapere un volontario, davanti al Romagnosi -: da quando siamo qui i fenomeni di violenza sono calati, ma la preoccupazione dei ragazzi e soprattutto dei genitori resta». Come quella mamma, qualche tempo fa, che si è precipitata a parlare proprio con uno di loro. «Un ragazzo ha chiesto a mio figlio dei soldi, lui si è rifiutato - ha raccontato agli ex militari -. Così gli ha detto: “Se mi baci le scarpe ti lasciamo stare». La vittima, per paura, si è chinata e ha dato un bacio alle sneakers del malvivente. Il risultato? Un calcio sferrato in volto. «Sono episodi preoccupanti - commenta un volontario - perché questi ragazzi se fanno così oggi, chissà cosa combineranno domani: bisogna agire subito e in maniera coordinata».

Come si riconoscono i malintenzionati? «Lo capisci dallo sguardo e da come si muovono» è la risposta immediata. Ad esempio, una volta «un ragazzo si è piazzato davanti al Melloni e al Bodoni con una bottiglia di whisky in mano e ha iniziato ad avere comportamenti sospetti: abbiamo subito capito». O quella volta in cui «un altro ragazzo si è presentato davanti ai licei con un tronco di salice piangente in mano: in pratica un bastone con cui colpire qualcuno - spiega un volontario -: lo abbiamo tenuto d'occhio, poi ci ha visto e si è allontanato».

L'ora critica è quella «dopo il suono dell'ultima campanella». Così gli ex carabinieri iniziano a sparpagliarsi davanti alle scuole. Fanno avanti e indietro, lungo tutto viale Maria Luigia. Comunicano tra loro con la ricetrasmittente. In questo modo cercano di sorvegliare l'intera zona. Passano in rassegna le uscite, scrutano al di là dei cancelli i movimenti sospetti: «C'è un ragazzo che è entrato e uscito diverse volte dalle porte antipanico, capiamo cosa sta facendo», spiega la «squadra» in presa diretta. Attenzione alta anche ai rumori che arrivano dal muro che costeggia il Lungoparma. Tre botti molto forti e delle urla. «Questa volta niente di grave - sorride un volontario -: stavano finendo i botti di Capodanno che avevano ancora in tasca».

Anna Pinazzi

© Riproduzione riservata

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