Musicista parmigiano
Parma nel mondo. E finalmente con la musica, nel Dna della tradizione più alta della nostra piccola grande provincia. Alessandro Roveri ha infatti firmato la sigla di «Dream of Europe», la nuova serie televisiva che è andata in onda ieri in America: «Un'enorme soddisfazione e un'occasione decisamente inaspettata, ma anche una sfida naturalmente - confessa il musicista e compositore parmigiano -. Sia io che la produzione del programma siamo rimasti entusiasti. L'idea era quella di trovare una musica che potesse rappresentare l'Europa agli occhi del pubblico americano, quella del viaggio, e quella del sogno naturalmente, del "dream", e credo che la musica sia riuscita bene in questo intento. Poi la parola finale spetterà al pubblico». Alessandro Roveri è un musicista e professionista nel campo della comunicazione teatrale. Ha conseguito il diploma in pianoforte al Conservatorio Boito, una laurea in musicologia all'Università di Bologna e un Master in composizione musicale presso la City University of New York (Hunter College), città nella quale si è esibito in numerosi locali e importanti teatri quali l'Apollo Theater di Harlem e il Cuny Jazz Festival. Ha collaborato a spettacoli e laboratori teatrali e di danza - per Europa Teatri, i Teatri di Reggio Emilia, Emilia Romagna Teatro, Teatro di Fontanellato, associazione Lune Nuove, Casa della Musica e EraAcquario Danza di Parma, Accademia Cosi-Stefanescu di Reggio Emilia. Giornalista pubblicista con oltre 20 anni di esperienza, è addetto stampa al Teatro Comunale di Modena. La sua esperienza internazionale include un anno di formazione al Lincoln Center e al Metropolitan Opera House di New York.
Come è nata la collaborazione con la serie televisiva?
«La giornalista Kathy McCabe, produttrice del programma, è venuta a Modena l’anno scorso per girare due puntate sulla città per la serie precedente, che si chiama Dream of Italy, e ci siamo conosciuti durante le riprese al Teatro comunale, dove lavoro - continua Roveri -. Lei si è subito interessata alla mia formazione americana. Siccome ho studiato composizione a New York e ho vissuto alcuni anni in America nello stesso periodo in cui lei lavorava come giornalista per la ABC, abbiamo scoperto un terreno comune: condividevamo delle idee sulla musica e lei pensava che fossi la persona giusta per interpretare come musicista la prospettiva dell'Europa vista dagli Stati Uniti. Quindi mi ha chiesto di provare a scrivere la sigla, a quel punto abbiamo cominciato a lavorarci insieme e siamo rimasti soddisfatti. Siccome una delle puntate si svolgeva a Londra, ha deciso di girare lì il primo episodio e di dedicarlo proprio al making of della musica, registrando negli studi di Abbey Road e cogliendo l'occasione anche per raccontare un po' la storia di questo mitico studio di registrazione. La sigla è stata registrata con la clarinettista Lucy Tasker, la violoncellista Evva Mizerska e il cantante jazz Christopher Weeks».
I famosi studi di Abbey Road sono gli stessi in cui registravano i Beatles: una grande emozione?
«Un’emozione incredibile. C’è una professionalità altissima: molte musiche di Hollywood vengono registrate lì e poi hanno una storia infinita di star che hanno inciso i loro dischi, da Amy Winehouse a Kanye West. Noi abbiamo inciso nello studio 2, proprio quello dei Beatles: c’è ancora il pianoforte sul quale Paul McCartney ha inciso Lady Madonna. Ma la cosa che mi ha fatto più effetto è stato pensare al potere della musica, alle canzoni che sono uscite da quello studio e che hanno fatto storia, penso alle rivoluzioni sociali degli anni '60 e '70 per esempio. Lì i Pink Floyd hanno registrato The Dark Side of the Moon, la musica salverà il mondo».
Cosa tratta la serie televisiva?
«La trasmissione prosegue l’esperienza di Dream of Italy, che è alla sua terza stagione ed ha avuto molta fortuna in America, è trasmessa sulla TV pubblica, la PBS. Le puntate seguono il viaggio di Kathy McCabe attraverso paesi e città, raccontando storie e tradizioni da una prospettiva personale, mostrando luoghi, persone, esperienze».
Mara Varoli
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