Ospedale
Dopo la chiusura notturna della stazione ferroviaria, il pronto soccorso dell'ospedale Maggiore resta l'unico «porto di mare» cittadino non solo per le emergenze sanitarie, ma anche abitative.
È così che i locali di via Abbeveratoia sono frequentati da disperati alla ricerca di stanze calde e servizi igienici. Lo segnala anche un lettore che, dopo 20 ore trascorse in ps per assistere un familiare, scrive di «senzatetto, mendicanti e drogati» che «chiedono qualche euro e dormono su sedie e lettini. Le guardie di vigilanza e gli infermieri inizialmente provano ad arginare l’ingresso di queste persone ben conosciute, ma dopo diversi inseguimenti e avvertimenti desistono e alla fine regna l’anarchia. Alla mattina per mandarli via sono costretti a dirgli: “Ora devi andare, noi siamo qui a disposizione, al massimo torni stasera”. Mi dispiace, ma il pronto soccorso non può trasformarsi in un dormitorio».
Un quadro che rispecchia la realtà, ammette Michela Boschi, direttrice del servizio logistico dell'Azienda ospedaliera universitaria, che si occupa della convenzione con la Coopservice, l'istituto di vigilanza privata che, con un organico di 18 vigilantes che si alternano nelle 24 ore, presidia l'interno e l'esterno dell'area ospedaliera. Un investimento annuale di quasi un milione di euro.
«Tutto peggiora, ovviamente, in inverno. Ma c'è da segnalare che alcune di queste persone arrivano con ambulanze della Pubblica o della Croce Rossa, magari su segnalazione di cittadini che li hanno notati ubriachi, drogati o comunque allo sbando in strada, pericolosi per se stessi e per gli altri. Non si può rifiutare loro l'assistenza, dovremmo fare a tutti il triage, passaggio che spesso rifiutano. Se le condizioni di salute lo consentono, li accompagniamo fuori ma spesso tornano poco dopo: un fenomeno difficile da contenere», dice Boschi.
«Abbiamo tanti “clienti abituali” - conferma ironico Giuseppe Munacò, responsabile del Servizio prevenzione e protezione del Maggiore - In un mese ho allontanato dal ps una clochard 45 volte. A volte gli operatori sanitari danno loro, a proprie spese, qualcosa da mangiare o da bere, cercando di convincerli ad allontanarsi. Anche le guardie giurate possono fare poco perché, a termini di legge, hanno stretti margini di azione».
Dal 15 novembre è tornata nella hall di ingresso del ps - nell'ambito di un protocollo fra Questura e ospedale - la postazione di polizia: uno spazio protetto con muri e vetri antiproiettile (costo: circa 80 mila euro). Due agenti sono in servizio dalle 7,30 alle 17 (il sabato fino alle 14,30). Resta quindi scoperta la fascia serale, quella più critica.
«Ma il protocollo ha previsto anche una linea telefonica diretta ed esclusiva tra pronto soccorso e la centrale operativa della Questura che garantisce un pronto intervento. Contemporaneamente si attivano nel ps quattro telecamere (la “guardia virtuale”) nella sala d'attesa, nell'area ps e Cau, nel triage e nel corridoio camera calda, che inviano le immagini in tempo reale alla centrale operativa della Coopservice e alla postazione di polizia del pronto soccorso. Immagini visionabili anche dalla centrale operativa della Questura».
Le immagini restano in memoria 72 ore, permettendo indagini per individuare aggressori o ladri. Complessivamente, fa notare Munacò, sono 178 le telecamere attive dentro e fuori dall'ospedale (30 sono state installate negli ultimi cinque anni) e tutte le riprese sono visibili, se c'è una segnalazione o un'emergenza, nel posto di polizia al ps.
Piuttosto recente è anche l'installazione di 51 pulsanti anti-aggressione in tutto l'ospedale (di cui dieci in pronto soccorso) a disposizione di medici, infermieri ed ausiliari: via radio comunicano l'allarme alla centrale operativa della Coopservice che avvisa la polizia.
Anche le guardie giurate della Coopservice (armate e non) fanno la loro parte «pur con molte limitazioni, visto che hanno un compito di tutela del patrimonio e del personale ospedaliero, non di difesa. E le armi possono essere usate solo per difesa personale», spiega Munacò.
Gli operatori si alternano nel ps garantendo un presidio sulle 24 ore e nella fascia pomeridiana e diurna sono presenti due armati. Altri operatori presidiano la portineria di via Abbeveratoia (dal mattino e fino alle 22); una pattuglia (due vigilantes sulle 24 ore) controllano con due auto l'area esterna e le chiusure dei padiglioni; tre presidi fissi (una novità dell'ultimo mese) sono al Barbieri, in Ortopedia e al Centro del cuore (un disarmato al pomeriggio, un armato dalle 23 alle 6). Altri «punti caldi» dell'ospedale (dove però al momento non ci sono presidi fissi) sono il pronto soccorso pediatrico e quello ginecologico.
«Grazie a tutte le azioni messe in campo le segnalazioni di aggressioni fisiche e verbali al personale medico ed infermieristico sono calate. Era state 103 nel 2021 e 105 nel 2022. Sono scese a 70 nel 2023 e 77 nel 2024» dice Munacò. E questo, aggiunge Munacò, a fronte di una sensibilizzazione del personale ospedaliero, con campagne formative e informative, a denunciare puntualmente gli episodi criminosi.
Altre misure, in tema di sicurezza, sono allo studio e potranno presto essere applicate. Come un controllo più stringente (ed eventualmente la chiusura notturna) di vari accessi dall'esterno al Maggiore, ad esempio le scale mobili di via Volturno.
Monica Tiezzi
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