I medici: «Troppi antibiotici, pochi vaccini»
È arrivata in ritardo, si è diffusa rapidamente e ha spesso un lungo strascico. In Emilia Romagna l’incidenza di pazienti colpiti da sindromi simil-influenzali ha già vissuto due settimane da bollino rosso (quello più alto è il bordeaux): 19,5 ogni mille assistiti, soprattutto bambini sotto i 5 anni.
Sono i dati raccolti da RespiVirNet, il portale dedicato dell’Istituto superiore di sanità che viene aggiornato attraverso il lavoro di alcuni medici sentinella presenti in ciascuna provincia, Parma compresa. E sì - per stare all’attualità - casi di polmonite ce ne sono anche qui, probabilmente qualcuno in più del passato, ma senza registrare il boom di accessi al pronto soccorso segnalati altrove.
Sono numeri abbastanza «di stagione» quelli forniti dal direttore del Pronto soccorso e di Medicina d'urgenza del Maggiore Marcello Zinelli: tra i circa cento accessi al giorno, il 15% si presenta con una insufficienza respiratoria acuta. In media, tra questi, cinque risultano positivi al tampone per i virus influenzali e in questi giorni sono tre i ricoverati con polmoniti nei suoi reparti.
«Sì, un piccolo aumento di diagnosi c’è, ma è anche dovuto al fatto che l'influenza quest’anno dura a lungo: molto spesso le persone hanno sintomi che persistono e fare attenzione al loro andamento è importante - spiega Ilaria Crialesi, medico di base -. Un esempio su tutti? Quando ti dicono che restano tosse e raffreddore e la febbre alta sembrava passata ma dopo due o tre giorni è ripartita, ecco: ti poni il dubbio che ci sia una sovrainfezione o un interessamento delle vie respiratorie». O quando la febbre alta fatica a scendere con gli antipiretici e antiinfiammatori classici e rimane una forte stanchezza.
«In effetti è ricorrente una tosse persistente nei pazienti che vediamo in ambulatorio - rileva Maria Majori, direttrice della Pneumologia -. Accade dopo una bronchite acuta o una polmonite da cui ci si riprende con difficoltà. Così come ricorre la stanchezza. A livello di ricoveri, è classicamente aumentato il numero di persone in Terapia semintensiva per complicanze respiratorie da virus influenzale. Ma qui influisce anche la non aderenza alle vaccinazioni anti-influenzali, che espone non solo alla polmonite, ma a tutto ciò che il virus può fare su una popolazione con problemi respiratori cronici».
Un tema grande, su cui insiste anche Gaetano Camaiori, direttore della Clinica pneumologica: «Non si riesce a raggiungere la soglia protettiva del 70%, la famosa immunità di gregge che permette di protegge tutti, anche la quota di chi non si vaccina. Quindi è inevitabile che il virus circoli di più».
L’attenzione dei medici è puntata anche su un altro comportamento diffuso ma dannoso: l’automedicazione. «C’è chi di fronte alla febbre alta e alla tosse prende le compresse di antibiotico che aveva in casa, ma quello non ti fa passare l’influenza - sottolinea Crialesi -. La forma influenzale di quest’anno dura una settimana: non esistono farmaci per guarire prima, anche se può essere frustrante».
I possibili danni dell’automedicazione li declina Majori: «Non solo non si risolve l’influenza ma anzi, se arriva una complicanza batterica su un’infezione virale, ci ritroviamo a dover dare un secondo ciclo di antibiotico. E oltre a spiacevoli effetti collaterali può creare un’antibiotico-resistenza».
Chiara Cacciani
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