LETTERA AL DIRETTORE
Gentile direttore,
una breve replica alla lettera del signor Andrea Furia apparsa sulla Gazzetta di sabato 22. La condanna del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove la si può interpretare in vari modi: sentenza politica di sinistra o sentenza con codice penale alla mano? Ormai in Italia siamo arrivati ad un tale degrado politico-morale che ogni opinione è tollerata. Ma il signor Furia deve condividere il fatto che se il sottoscritto accetta la sua opinione sulla «politicizzazione» di questa sentenza emessa da giudici «comunisti», lo stesso Furia deve accettare il fatto che l'assoluzione di Salvini nel processo di Palermo è stata emessa da giudici di «destra». Non si possono criticare o meno le sentenze dei tribunali a seconda che siano o meno conformi ai propri convincimenti politici. E quelli del signor Furia li conosciamo bene e da lungo tempo.
Come si dice? Le sentenze non si commentano, si accettano. Ma ormai in Italia...
Un'ultima considerazione. Delmastro è un avvocato cassazionista, è il sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri. Signor Furia, sa per quale motivo il pm Ielo (MD) ha chiesto l'archiviazione del sottosegretario? Il reato esiste, ma Delmastro non sapeva che divulgando certe notizie avrebbe commesso un reato. Non c'è dolo, non c'è reato. Strana logica che un giudice comunista applica a un esponente di FdI. In conclusione, signor Furia, mi permetta di darle un consiglio non richiesto: le auguro di non aver mai bisogno di un avvocato, tantomeno di un cassazionista. Del caso non si rivolga a un «tontolino» come il sottosegretario.
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