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Intervista

Il direttore greco George Petrou al Regio con «Il Barbiere»: «Rossini genio innovativo»

Il direttore greco George Petrou al Regio con «Il Barbiere»: «Rossini genio innovativo»

01 Marzo 2025, 03:01

«Un’interpretazione che viene dal passato ma che guarda al futuro». È così che George Petrou spiega quello che persegue nel dirigere «Il barbiere di Siviglia», secondo titolo della Stagione lirica 2025 del Teatro Regio di Parma che farà il suo debutto questa sera alle 20.

Ripresa dell’allestimento firmato da Pier Luigi Pizzi, con Ruzil Gatin (Conte d’Almaviva), Carolo Lepore (Don Bartolo), Maria Kataeva (Rosina), Matteo Mancini (Figaro) e Grigory Shkarupa (Don Basilio), l’opera sarà appunto diretta da George Petrou sul podio dell’Orchestra Senzaspine e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.

Greco, pianista, direttore d’orchestra, specialista del repertorio barocco ma interessato al contemporaneo, Petrou ci racconta la sua visione dell’opera.

Quali opere di Rossini ha diretto e cosa rappresenta per lei questo autore?

«Rossini è sicuramente uno dei miei compositori preferiti. Lo considero uno dei più grandi geni del melodramma di tutti i tempi che, con il suo modo innovativo di mettere in musica i testi e di comprendere il rapporto tra teatro e musica, ha influenzato il teatro musicale fino ai giorni nostri. Ho diretto molte sue opere, alcune delle quali in più produzioni, come “Il barbiere di Siviglia”. Sono particolarmente affezionato alle opere serie (ho eseguito “Tancredi”, “Aureliano in Palmira”, “Semiramide”, “La donna del lago, “Le siège de Corinthe”), ma anche a titoli tra i più celebri come “Cenerentola” e “L’italiana in Algeri”. Pur collocandosi nello stile belcantistico, la scrittura di Rossini è molto diversa da quella di Bellini e Donizetti: c’è una connessione più stretta con il passato, che guarda all’epoca d’oro dell’opera seria barocca e dei castrati. D’altra parte, la sua scrittura per voci e orchestra è particolarmente innovativa e impegnativa, chiede a volte l’impossibile».

Quali sono gli elementi da tenere presenti nell’orchestrare «Il barbiere di Siviglia»?

«È forse l’opera più eseguita nella storia del melodramma; tuttavia, il mio studio inizia sempre dal punto zero: la partitura. Ho cercato di decodificare ogni dettaglio della scrittura di Rossini, interpretandola in un contesto drammatico. Avendo già molta esperienza con le partiture rossiniane, e utilizzando preziose conoscenze della prassi esecutiva storica, ho cercato di creare un’interpretazione che provenga dal passato ma guardi al futuro. Ossia, usando tutte le conoscenze possibili sull’autenticità, non ho voluto però creare una performance museale, ma comunicare sentimenti ed emozioni che parlano al nostro presente. Come esseri umani, amiamo connetterci al nostro passato, perché questo ci insegna qualcosa su noi stessi. Tuttavia, rimaniamo figli del nostro tempo».

A proposito… quali tipi di musica ascolta?

«Come musicista sono attratto da tutta la buona musica: jazz, rock, pop, folk ecc. Sono tutti suoni del nostro tempo! È impossibile ignorare tutto questo, quando ci si avvicina a un capolavoro della musica classica. Ma ciò che davvero sorprende, è che tutte le caratteristiche archetipiche di ritmo, melodia o armonia che creano bellezza e suscitano eccitazione rimangono le stesse attraverso i secoli».

Per informazioni e biglietti: tel. 0521 203999, biglietteria@teatroregioparma.it.

Lucia Brighenti

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