Lutto
Il lavoro, la sua passione. La famiglia, il suo orgoglio. Sergio Rizzi è morto a 94 anni: un imprenditore instancabile, ottimista, sempre con lo sguardo al futuro.
Nato a Medesano nel 1931, Sergio Rizzi era cresciuto a Felegara in quegli anni non facili della guerra, scampando a bombardamenti e a rastrellamenti. Un'infanzia difficile come quella di tutti quelli che hanno vissuto da vicinissimo la guerra, che ne ha formato il temperamento. Tant'è che dopo il diploma da geometra, capì subito le opportunità della rinascita del Paese, in particolare nel settore delle costruzioni. Inizialmente, Sergio Rizzi era partito con una ditta per asfaltature strade, successivamente entro in società con Ermes Foglia fondando la Foglia&Rizzi, Un'azienda che presto divenne importante con un migliaio di dipendenti e che si specializzò in prefabbricati in calcestruzzo. Un'azienda che costruiva capannoni, ma anche ponti e viadotti. Nel 1971 infatti Rizzi ebbe la soddisfazione di ricevere l'onorificenza dal presidente della Repubblica Saragat di Ufficiale della Repubblica e nel 1975 dall'allora presidente Leone quella di commendatore della Repubblica. Negli anni 70 a Parma la Foglia&Rizzi sponsorizzó la squadra di femminile di basket, portandola ai vertici del campionato italiano di serie A. Poi però la crisi dell'edilizia portò alla chiusura dell'azienda. Ma Rizzi non si perse d'animo e ricominciò da capo, avviando un'attività nel campo dell'editoria, la Canesi, con cui riuscì a pubblicare libri importanti, tra cui un prezioso volume a tiratura limitata dedicato alle opere al testamento di San Francesco D'Assisi. Sempre al suo fianco, la moglie Realina, scomparsa nel 2019 e inseparabile compagna nella vita e nel lavoro. Rizzi aveva conosciuto Realina alla Fiera della Croce di Collecchio: il matrimonio a San Prospero nel 1958 e le nozze d'oro nel 2008, festeggiate insieme agli adorati figli e ai nipoti. Una grande famiglia, per la quale Rizzi ha sempre rappresentato un esempio: per lo spirito di sacrificio, per l'ottimismo, per l'ingegnosità e per il coraggio. Il suo motto? «Guardare avanti», con particolare attenzione a quel motore che serve per far crescere il Paese: lo sviluppo. E l'operosità certo non gli mancava, tant'è che insieme alla Canesi, Sergio Rizzi aprì di nuovo un'azienda di costruzioni, facendo lottizzazioni a Colorno e a San Polo di Torrile. Finché entrò nei petroli, fondando negli anni 90 e gestendo in qualità di amministratore delegato, una società che gestisce una catena di distributori di carburante, nel Parmense, nel Reggiano e in Piemonte: la Cim, Compagnia italiana metano, una delle prime società che ha diffuso l'uso del metano in Italia, ricoprendo importanti incarichi in Federmetano. Un impegno professionale, che Rizzi ha portato avanti fino alla fine dei suoi giorni, con entusiasmo e sguardo proiettato al futuro nonostante l'età. Entusiasmo e impegno e lucidità che lasciavano stupefatti quelli che avevano a che fare con lui. Sempre circondato dall'affetto dei figli Elena, Cristina, Antonio e Sara e degli 8 nipoti, Una famiglia nel cuore, unita, che l'imprenditore considerava il suo più grande successo, di cui è stato guida ed esempio.
L'ultimo saluto a Sergio Rizzi si terrà oggi alle ore 14,30 partendo dalle nuove sale del commiato «Collecchiesi» per la chiesa di Felegara.
Mara Varoli
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