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I cent'anni di Enzo Martinelli, uno degli ultimi testimoni della fine della battaglia della «Sacca di Fornovo»

I cent'anni di Enzo Martinelli, uno degli ultimi testimoni della fine della battaglia della «Sacca di Fornovo»

07 Aprile 2025, 03:01

Collecchio «Raccoglievo nelle siepi le prugne quando erano ancora verdi e le mangiavo». Questo, assieme a un’alimentazione sana e genuina, è per Enzo Martinelli il segreto che gli ha permesso di arrivare a festeggiare il suo centesimo compleanno. Familiari e conoscenti gli hanno preparato una festa al centro diurno per anziani dove ha ricevuto anche la visita della sindaca Maristella Galli che, nel porgergli un mazzo fiori, gli ha detto: «Questa giornata è molto importante. Le faccio gli auguri di tutti i cittadini di Collecchio».

La sua famiglia vanta radici antichissime: i «Martèn» sono presenti nel collecchiese da almeno sette secoli. Quintogenito di 10 tra fratelli e sorelle, Enzo Martinelli nacque a Gaiano; dopo una ventina d’anni si trasferì a Pontescodogna e poi, negli anni Sessanta, nel capoluogo. Durante la Seconda guerra mondiale prestò servizio premilitare ma, non condividendo le idee politiche in auge al tempo, disertò nei pressi di Orte. A piedi, intraprese un lungo viaggio per tornare a casa dalla prima linea, al tempo posta sulla Gustav (con mente lucidissima ripercorre tutte le località attraversate: Orte, Narni, Terni, Spoleto, Foligno, Perugia, Cortona, Arezzo, Montevarchi, Barberino del Mugello, Firenze, Bologna, Parma e Collecchio). Fu catturato alcuni giorni dopo sul tram a Stradella da due soldati tedeschi che lo chiamarono «Martinello».

Due settimane di viaggio su una tradotta bestiame e si ritrovò appena diciassettenne recluso in Germania nel campo di lavoro di Stetten am Kalten Markt e poi nel campo di concentramento di Heuberg.

Arruolato forzosamente rientrò in Italia come tiratore scelto ma disertò nuovamente, stavolta da Villafranca sulla linea Gotica. Attraversò l’Appennino viaggiando solo di notte. Arrivato a casa fu catturato di nuovo e trascorse i suoi primi giorni nella prigione di Collecchio, al tempo posta nelle cantine dell’odierna ortofrutta Tarasconi. In seguito venne condotto nella prigione di villa Anguissola in attesa della fucilazione. Fortuna volle che, lasciato incustodito dai secondini tedeschi, causa l’arrivo della Força Expedicionária Brasileira a cui poi si arrese la 148ª divisione germanica, Enzo si diede all’ennesima fuga, stavolta quella buona. Fu quindi testimone oculare della fine della battaglia della «Sacca di Fornovo» con la firma della resa a Pontescodogna.

Ama ricordare che il giorno stesso la gente improvvisò a Giarola una balera dove si ballò tutta la notte.

Terminata la guerra Enzo Martinelli, seguendo le orme paterne, iniziò a lavorare come muratore. Nel 1947 si sposò a Talignano con Bruna Cavatorta, unione che è stata coronata dalla nascita di due figli, Gino e Carla, che gli hanno dato due nipoti e quattro pronipoti.

Gian Franco Carletti

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