Calcio dilettanti
1 L’allenatore più bravo avuto nella sua carriera di calciatore?
Tanti. Ma l'allenatore più bravo che ho avuto nella mia carriera di giocatore è dal punto di vista umano il mio primissimo allenatore Corrado Marvasi, che fu anche un caro amico di famiglia. Dal punto di vista tecnico e prettamente calcistico potrei dire Ermes Polli, per avermi trasmesso i rudimenti dal punto di vista soprattutto caratteriale. Ancor prima direi Gianni Fornari e sicuramente Bruno Dazzi ex bomber di Atalanta in serie A che curava in particolar modo la tecnica, ero il suo preferito perché dal punto di vista tecnico, da piccolo, ero veramente bravo.
2 Quando ha iniziato a pensare di voler fare l’allenatore?
Praticamente da subito, spesso però da giovane entravo in conflitto con la figura dell'allenatore, perché mi ponevo delle domande: io cosa farei in questo caso, come mi comporterei come educatore/allenatore rispetto ad esempio con uno come me? Ho iniziato anche molto presto con la Scuola dello Sport, già alla fine degli anni 80, cioè praticamente sedicenne allenavo dei ragazzi a Tizzano, poco più piccoli di me, quindi il passaggio è stato molto naturale. Ho smesso di giocare abbastanza giovane e di conseguenza ho iniziato molto presto ad allenare e ad avere la mentalità dell'allenatore.
3 Qual è la sua «filosofia» di gioco?
La mia filosofia di gioco può essere paragonata ad una creazione artistica, nel senso che, così come nell'arte, anche nel calcio bisogna sperimentare di tutto: un modulo, un certo tipo di gioco o di mentalità. E’ un discorso di equilibrio e di adattamento alle situazioni che si vengono a creare durante la partita o anche durante gli allenamenti. Nel calcio, siccome è uno sport di situazione altamente casuale, la scaramanzia e tutti i gesti rituali alla fine sono quelli che portano veramente positività.
4 Quale considera sia il suo maggior pregio da allenatore?
È difficile trovarsi dei pregi da soli. Potrei dire l’adattabilità alle situazioni, soprattutto per quanto riguarda il campo. Fuori dal campo sono abbastanza rigido rispetto ai valori in cui credo, difficilmente scendo a compromessi.
5 Su quale aspetto invece deve ancora lavorare maggiormente?
Sono tanti. Come allenatore diciamo che istintivamente non mi aggiorno tanto, nel senso che credo che il calcio alla fine ha dei concetti che sono fissi, tuttavia uno può adattarli ricamandoli e attualizzandoli.
6 Lo schema tattico preferito e utilizzato maggiormente?
Non esiste uno schema tattico che preferisco, quello che faccio abitualmente è il 4-3-3 con un vertice basso, oppure con un vertice alto con un centrocampista che può essere basso o alto a seconda del momento della partita. Dal punto di vista tattico prendo spunti da Sacchi e Zeman e da tanti allenatori di quel periodo. C’era stato veramente un cambiamento epocale nel calcio, portarono innovazioni molto positive: molte più azioni da gol, molte più azioni individuali, molte più trame di gioco e soprattutto si era visto che il calcio è uno sport dove è impossibile stare fermi, bisogna sempre posizionarsi sia in fase costruttiva che in fase distruttiva.
7 La partita più bella giocata da una delle sue squadre?
Tante! Con i ragazzi dei Crociati Noceto avevamo vinto delle partite importanti, ma il fiore all'occhiello è stato con gli allievi regionali della Langhiranese quando battemmo 3-0 (al B. Monica di Langhirano) i pari età della Juventus Club allenati da mister Mauro Rabitti, loro venivano da anni di imbattibilità e annoveravano nella squadra tanti ragazzi che provenivano da settori giovanili professionistici. È stata una soddisfazione veramente immensa, che ancora oggi ricordo con piacere.
8 La squadra più forte mai affrontata in carriera?
L’ho incontrata negli Allievi regionali: la Correggese. Con gli adulti direi, la Piccardo & Savorè, che aveva veramente dei giocatori di un livello molto elevato, ex professionisti che giocavano nei campionati dilettantistici.
9 Il calciatore avversario che più l’ha impressionata tra quelli incontrati in carriera?
Un giocatore in particolare che mi aveva colpito è Diego Zanetti. Si era formato nella Berretti del Carpi, quando il Carpi era in ascesa. Un giocatore che faceva sempre gol o sapeva sempre inventare qualche cosa di pericoloso.
10 Il risultato più importante ottenuto finora in carriera?
Ci sarebbe da fare un distinguo tra il ruolo di allenatore e il ruolo di direttore tecnico. Con i Crociati Noceto sia come allenatore che come direttore tecnico, avevamo vinto tanto: campionati, tornei, fasi nazionali anche contro squadre professionistiche. La cavalcata più bella è stata con i Giovanissimi dei Crociati Noceto dove vincemmo la fase regionale. Ci sono state anche delle buonissime prestazioni a livello di squadre dilettantistiche dove sfiorammo più volte i play-off con la Folgore Fornovo esprimendo un calcio molto piacevole. Molti giocatori che ho allenato fin da piccoli adesso giocano a livello dilettantistico in categorie abbastanza elevate. Andrea Adorante, quello a cui sono più legato, adesso veste la maglia della Juve Stabia e ha già segnato tanti gol in serie B. Un'enorme soddisfazione da condividere con il Prof. Roberto Dellapina.
11 Nel suo passato di allenatore qual è stata la più grande soddisfazione?
Sono state tante soprattutto a livello individuale. Ho allenato ragazzi dal carattere complicato e ho cercato di riportali ad una dimensione positiva, quindi oltre alle soddisfazioni calcistico-sportive, quello che mi ha più gratificato in questi anni è stato l’aver sviluppato dei buoni rapporti con tanti ragazzi che accettavano l'aiuto. Dal punto di vista sportivo invece direi che il torneo Gaetano Scirea dello Juventus Club, che disputai con i giovanissimi dei Crociati Noceto, ci vide come la squadra che aveva espresso il miglior gioco, solo per sfortuna non eravamo riusciti ad approdare alla finale, ma avevamo vinto la finalina per il terzo e quarto posto, avevo ricevuto diversi complimenti anche dai dirigenti delle squadre avversarie.
12 Quale invece la sua più grande delusione?
Delusioni ce ne sono state diverse, almeno quante le gioie! In certe piazze non sono stato capito, forse perché ancorate ad una vecchia mentalità calcistica, non tanto per un discorso tecnico tattico in sé, ma più che altro ad una situazione ambientale, che non aveva portato a complicità, condivisione degli obiettivi e al rispetto dei ruoli.
13 Chi è l’allenatore avversario più bravo che ha incontrato nella sua carriera di Mister?
Luciano Occozzoli, sia a livello di squadre giovanili che a livello di squadre dilettantistiche è sempre stato quello che mi ha messo più in difficoltà. Mentre con tanti posso dire di aver spesso espresso il mio gioco, salvo qualche partita negativa, però con Luciano c'era sempre una situazione dove lui spesso risultava vincente. Devo dire onestamente che ho incontrato tantissimi bravi allenatori come Mauro Rabitti, all’interno del settore giovanile del Parma. Ma tra tutti, Luciano Occozzoli è stato veramente la mia spina nel fianco anche se siamo molto amici.
14 C’è un aneddoto curioso o divertente che le viene in mente?
Mi appoggio sovente sulla scaramanzia, per questo motivo vengo soprannominato “lo stregone” perché mi porto spesso degli oggetti in tasca tra i più disparati e poi devo dire la verità: ho dei giocatori “talismani” che battezzo all'inizio della stagione e questi anche se partono dalla panchina spesso mi risolvono la partita con gol importantissimi.
15 L’allenatore del passato da lei preferito?
Facciamo un distinguo tra allenatori che ho conosciuto in prima persona e allenatori che allenano platee importantissime a livello nazionale e internazionale. Gli allenatori preferiti sono due con cui ho collaborato Alessandro Barbarini e Giacomo Fornari. Mentre allenatori del passato che ho incontrato sia come giocatore che, come tifoso, sono stati: Marino Perani, Giampietro Vitali, Arrigo Sacchi e Zdenek Zeman, a livello internazionale Sir. Alex Ferguson.
16 L’allenatore del presente da lei preferito?
Marcelo Bielsa per il tipo di mentalità e come persona. A livello affettivo invece non posso dimenticare mister Mauro Bencivenga allenatore per tantissimi anni del settore giovanile della Roma e collaboratore dei giallorossi sculettati di Fabio Capello.
17 C’è una squadra che ambisce ad allenare tra quelle del calcio parmense?
Non ho mai allenato la squadra del mio quartiere che è la San Leo di cui sono tifosissimo, in primo luogo perché mio nipote Edoardo Baudo è stato per anni l’allenatore e l'altro mio nipote Lorenzo Baudo è stato giocatore. Inoltre perché ho un rapporto di grandissima amicizia con dirigenti e simpatizzanti, quindi il sogno nel cassetto e di poter allenare un giorno (remoto) la squadra del mio quartiere.
18 Qual è la dote principale che deve avere un allenatore?
Dal mio punto di vista, è l'innata leadership. Deve essere un leader positivo e caricarsi sulle spalle tutti gli eventi negativi e positivi che riguardano la squadra. Inoltre occorre avere una flessibilità umana e un grande equilibrio psicologico.
19 Metta in ordine di importanza questi aspetti: Comunicazione-Gestione del gruppo-Preparazione fisica-Tattica e Tecnica.
Al primo posto la comunicazione e la gestione del gruppo e a seguire la preparazione tecnica, tattica e fisica.
20 Infine la formazione ideale con i migliori calciatori allenati in carriera finora (con schema tattico annesso).
1 Bertolini 2 Mainardi 3 Di Sabato 4 Degni 5 Albertini 6 Saccardo 7 Figliolini 8 Adorni 9 Adorante 10 Musiari 11 Costantino (4-3-3).
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