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Tentano una truffa telefonica: ma vengono scoperti

Tentano una truffa telefonica: ma vengono scoperti

07 Maggio 2025, 03:01

Langhirano Lo hanno contattato per una truffa, cercando di convincerlo a spostare i suoi soldi per metterli «in sicurezza», visto che il suo conto era stato violato. Ma questa volta ad essere presi contropiede sono stati i malviventi.

Dall’altro capo del cellulare infatti c’era Mirco Ferrari, langhiranese ingegnere informatico e fondatore di MF Labs, che intuita la situazione, ha lasciato che l’uomo continuasse il suo piano, per poter capire metodi e raggiri che mettono in atto con le loro vittime.

Una vicenda che ha voluto condividere anche sui social per cercare di avvertire, e rendere più consapevoli, le persone. «Avevano diverse informazioni su di me, come gli ultimi numeri della carta conto, sapevano che sono di Langhirano, conoscevano la banca di appoggio – racconta -. Un incrocio di informazioni che arrivano dai social e probabilmente da siti che hanno hackerato. Sono stati furbi, non hanno chiesto nulla di sensibile, se non la richiesta del pin che ha confermato i miei sospetti. E soprattutto chiamavano da numeri fissi degli enti di riferimento, un particolare che abbatte la prima barriera della diffidenza».

Tutto inizia da due sms ricevuti dal contatto della banca, con all’interno un codice di autorizzazione per il pagamento di 250 euro circa verso un sito legale che si occupa di conti correnti online e pagamenti online.

«Messaggi che non avevo nemmeno visto – racconta Ferrari, che si occupa anche di sicurezza informatica -. Dal contatto della banca, un numero fisso, arriva una chiamata: l’operatore mi informa che hanno intercettato un tentativo di transazione anomala dal mio conto. E subito ho pensato, guardando gli orari, al brevissimo, e sospetto, lasso di tempo tra il messaggio e la chiamata. Mi chiede se ho fatto io l’operazione e, alla mia risposta negativa, mi informa che hanno rilevato in mattinata un accesso anomalo al mio account attraverso l’app mobile dalla Svizzera e mi chiede se sono io in trasferta. Ancora una volta rispondo di no e allora mi invita a recarmi il giorno dopo in filiale per farmi sostituire la carta di credito (una ricaricabile), in quanto probabilmente clonata e utilizzata per cercare di rubarmi del denaro».

I sospetti di Ferrari diventano certezza quando l’operatore gli chiede se ricorda il pin di conferma delle operazioni con la carta conto. «Mento spudoratamente, dico di non ricordarlo e allora mi dice che è bene cambiarlo perché probabilmente i malfattori ne sono in possesso e così mi guida per cambiarlo suggerendone uno lui».

Ma l’uomo va oltre. «Mi dice che i criminali hanno probabilmente accesso al mio conto corrente e quindi dobbiamo spostare i soldi dal conto corrente alla carta conto. Ma il problema non era proprio la carta? E mi invita a spostare dal conto corrente quasi 10mila euro. Gli ho detto che il trasferimento al telefono non lo avrei fatto, ma che potevo recarmi subito in filiale per farlo con lui, che naturalmente tergiversa e ripete che la filiale è chiusa vista l’ora, poco dopo le 13».

Il malvivente insiste, Ferrari riattacca. Chiama in filiale e ha conferma che cercava: nessuno dalla banca lo ha contattato. Il malvivente riprova insistentemente a chiamarlo. Ad un certo punto arriva una telefonata dal numero della caserma dei carabinieri di Langhirano. «Al telefono una voce maschile mi dice che sono stati avvisati dalla banca che è in corso un tentativo di truffa. L’uomo si presenta come il maresciallo Fiore. A quel punto gli rispondo che io conosco bene il maresciallo di Langhirano e che lo avrei avvisato subito della truffa in corso».

Parole che mettono fine al tentativo dei malviventi. «Si sono mossi bene, hanno giocato sulle paure, sulla fretta, sull’essere lì per proteggermi – conclude -. Il mio consiglio? Non fidatevi, mai, di nessuno, di nulla. Qualsiasi chiamata vi arrivi da banca, carabinieri, ospedale, riattaccate e richiamate voi se proprio avete un dubbio».

Maria Chiara Pezzani

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