La Regione pensa a nuovi regolamenti
Il primo a dichiarare guerra agli appartamenti per turisti è stato il sindaco di Barcellona, Jaume Collboni, che senza girarci troppo intorno ha comunicato che dal 2028 le licenze di questi appartamenti non saranno più rinnovate. E che dal 2029 gli affitti brevi cesseranno.
Un caso isolato? Non proprio, visto che il governo Macron ha concesso ai sindaci francesi di vietare gli affitti tramite Airbnb o simili per più di 120 giorni all’anno, mentre a New York la «Local Law 18» permette di affittare per meno di 30 giorni solo stanze in appartamenti dove gli host, cioè i proprietari, risiedono in prima persona e sono effettivamente presenti. E gli ospiti non possono essere più di due.
«Ma quelle sono norme pensate per metropoli tentacolari, per capitali prese d'assalto da enormi masse di persone», si potrebbe obiettare.
Vero, ma anche in Italia inizia a tirare un'aria pesante per i cosiddetti B&B: a Milano i cittadini hanno creato una mappatura delle antiestetiche keybox, le scatolette dove si lasciano le chiavi degli appartamenti, marcandole con adesivi lilla e gialli e il Comune ha promesso che presto le toglierà; a Napoli è stato organizzato un presidio contro il numero eccessivo di case destinate agli affitti brevi; a Roma, presa d'assalto per l’Anno Santo, è partita la protesta del neonato movimento Robin Hood, mentre a Bologna il sabotaggio dei lockbox è una consuetudine.
E a Parma? Per il momento nella nostra città l'onda lunga della lotta all'appartamento per turisti ancora non è montata. Ma qualcosa fa pensare che la folle corsa al B&B potrebbe avere imboccato il viale del tramonto.
«In effetti abbiamo avviato un dialogo con il Comune e stanno iniziando dei tavoli di confronto a livello regionale per cercare di regolamentare il fenomeno - spiega Emio Incerti, presidente di Federalberghi Parma. - Quello degli affitti brevi è infatti uno strumento che evidentemente è sfuggito di mano e che, spesso, favorisce un turismo poco qualificato, che non produce una vera ricchezza per il territorio. In più, l'aumento delle case destinate ai turisti toglie alloggi a chi abita la città. Il risultato è che i prezzi schizzano verso l'alto, studenti e residenti non trovano più le case in cui vivere, i centri storici si spopolano e anche gli esercizi commerciali tradizionali chiudono».
E questo circolo ben poco virtuoso spiega perché in mezzo mondo cresca il desiderio di mettere un freno a questa tipologia di residenza turistica. Come ha tuonato, di recente, anche il presidente dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani, Gaetano Manfredi: «Avere solo residenzialità turistica all’interno di un quartiere determina la desertificazione del commercio, quello di prossimità scompare. Poi c'è un tema di legalità, perché gli albergatori hanno una serie di regole, a volte anche eccessive. Però noi sappiamo chi va in albergo, sappiamo chi entra e chi esce, chi ci dorme, che il personale è assunto regolarmente e quindi ci sono delle regole di sicurezza nelle stanze - ha aggiunto - Il mondo degli affitti brevi è senza regole: ci sono operatori seri, ma ci sono anche persone che vivono nell’abusivismo, che hanno personale senza contratto, che hanno stanze dove non ci sono regole dal punto di vista dell’antincendio, dell’impianto elettrico. Mi sembra che qualcosa non funziona».
«In effetti queste valutazioni sono condivisibili: per questo noi da tempo chiediamo che si applichi la massima “stesso mercato, stesse regole” - prosegue Incerti che ricorda come un albergo sia tenuto a garantire una serie di servizi e strutture che gli affitti brevi non hanno. - Eppure quelli si fanno pagare ugualmente. E continuano ad aumentare mettendo in difficoltà gli imprenditori dell'hotelerie e creando una giusta e comprensibile preoccupazione in coloro che in questo settore lavora».
Ma d'altra parte che il mercato degli affitti brevi sia in crescita si spiega facilmente: per aprire una attività di questo tipo basta mandare una Segnalazione certificata di inizio attività al Comune. E subito si può iniziare a fatturare, tanto che un test empirico fa capire le dimensioni del fenomeno: inserendo la ricerca di B&B e appartamenti a Parma sul celebre sito di prenotazioni booking.com compaiono quasi 200 offerte. E per quelle più prestigiose si possono spendere anche 490 euro a notte per due persone.
«Tutto in regola? Non proprio - prosegue il presidente di Federalberghi Parma. - Secondo le norme valide per la nostra regione il B&B è un'attività di accoglienza non professionale e non imprenditoriale svolta nella casa in cui si abita. E la pubblicità non è ammessa così come l'inserimento in circuiti di prenotazione e commercializzazione».
Lo abbiamo detto: questo vale per i B&B mentre per altre tipologie, come gli alloggi gestiti in maniera imprenditoriale, valgono regole diverse: ma questo invece di fare chiarezza fornisce l'humus ideale per una specie di giungla di sigle e normative nella quale facilmente qualcuno specula e fa il furbo.
Ovviamente i controlli ci sono e ogni tanto esplode il caso di qualche gestore che viene scoperto a taroccare il sistema, come nel caso di una coppia di parmigiani che avevano trasformato la loro villa con piscina in un B&B: era pubblicizzata sulle piattaforme Booking e Airbnb e aveva ottime recensioni. Peccato che la coppia fosse sconosciuta al fisco e che i titolari si fossero dimenticati di dichiarare redditi per oltre 226.000 euro.
«Per fare chiarezza, però, ci vuole una precisa volontà - conclude Incerti. - Noi crediamo che ora si debba intraprendere un confronto serio con gli interlocutori istituzionali e, con buon senso, trovare correttivi: ci sono magari zone in Appennino dove un albergo non reggerebbe e invece un B&B avrebbe la sua naturale collocazione. Ma in altre zone, come nel centro città, le regole devono essere uguali per tutti. Perché un albergo non è solo un posto dove si dorme. Ma dove si gode di una serie di servizi. E questo va riconosciuto».
Luca Pelagatti
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