Basket
Pietro Ranieri: i play-off raggiunti con la prima squadra, le finali nazionali Under 19, ora anche la chiamata per un raduno con la Nazionale italiana Under 20. Cosa chiedere di più?
«Sono felice a livello personale, naturalmente. Ma questi traguardi vanno sempre condivisi con il mio club, lo staff tecnico e i compagni: sono il frutto di un lavoro che si è nutrito, nel quotidiano, di impegno e sacrificio. Alla Fulgor Fidenza ci sono tutte le condizioni per crescere nel migliore dei modi».
Ma la chiamata azzurra se l'aspettava?
«Avrei potuto anche aspettarmela, alla luce della stagione vissuta, ma di certo non ci avevo pensato. In qualche modo la convocazione è stata una sorpresa, accolta però con enorme soddisfazione, entusiasmo e profondo orgoglio».
Per lei non è la prima volta in azzurro.
«No, avevo già partecipato ad altri raduni con l'Under 16 e poi con l'Under 18. Ma mi ero fermato a quelli, non ho mai preso parte ad una rassegna internazionale».
Quindi l'Europeo Under 20 in programma ad Heraklion, in Grecia, a luglio, lo mettiamo nel mirino?
«Arrivarci è difficile, ne sono perfettamente consapevole. Ma intanto è bello essere in questo gruppo, respirare l'aria della Nazionale. Poi si vedrà. Sono focalizzato sul lavoro che mi attende nei giorni del raduno. Non mettiamo limiti, ma non mi costruisco nemmeno chissà quale fantasia nella testa: piedi per terra e dare il massimo, non conosco altre strade da percorrere diverse da questa».
Di Ranieri ha impressionato nell'ultimo anno il processo di crescita.
«Sono migliorato sotto diversi aspetti, ma la strada è lunga: non ci si può fermare»
Quanto ha influito, nel suo percorso, il fatto di partecipare ad un campionato come la B nazionale?
«Ti confronti ogni settimana con squadre di valore assoluto e giocatori che, spesso, provengono anche da categorie superiori: tutta gente navigata, che la sa lunga. Non hai molta scelta: o impari a stare in campo o altrimenti non giochi».
Per la Fulgor è stata una stagione incredibile.
«Siamo andati al di là di ogni aspettativa. Alla vigilia del campionato, i pronostici ci collocavano agli ultimi posti della classifica. Ma noi siamo stati bravi a non farci condizionare negativamente da queste opinioni. Avevamo mantenuto l'ossatura del gruppo protagonista della promozione: ci siamo ritrovati a metà agosto e abbiamo cominciato a spingere forte sull'acceleratore. L'inizio è stato complicato, poi la squadra ha trovato la chimica giusta acquisendo col passare delle settimane sempre più fiducia. La nostra forza è stata non sentirci mai appagati: ai play-in e poi ai play-off abbiamo mantenuto l'intensità sempre alta».
Da capitano dell'Under 19 ha centrato anche le finali nazionali di categoria: ha qualche rammarico per come è andata?
«Se consideriamo la stagione nel suo complesso, sì, un pizzico di rammarico c'è. Le finali, dove siamo arrivati dopo essere arrivati primi in un girone insidioso, sono però un campionato a parte: ci sono mille variabili. Nei quarti ci è toccata Trento, che oltre ad esprimere valori importanti nei singoli stava benissimo anche fisicamente. Ci vuole anche un po' di fortuna. Abbiamo fatto un bel percorso, siamo contenti di esserci riconfermati come squadra tra le prime otto in Italia. Un orgoglio per Fidenza».
E per lei, che è fidentino.
«Sì. Sono alla Fulgor da quando avevo 6 anni, questa maglia è diventata una seconda pelle. Ho iniziato a giocare per seguire mio fratello, ma all'inizio trovavo tutte le scuse possibili e immaginabili per non andare agli allenamenti. Non è che il basket mi piacesse molto...».
Cosa le ha fatto cambiare idea?
«Quello che dicevo prima, l'ambiente: ho trovato un gruppo di amici. La pallacanestro è uno sport che unisce, che esalta lo spirito di gruppo. E questo vale più dei risultati, che comunque sono arrivati».
Nel roster lei figura come centro, in realtà si sta abituando a variare molto gioco e posizione.
«Vengo impiegato da 5 o da 4, a seconda delle esigenze che la partita richiede. Ma nel frattempo lavoro anche per diventare un buon 3: per questo sto cercando di correggere determinati aspetti legati al tiro, all'esecuzione del gesto. Tutto quello che può portare ad un miglioramento lo prendo volentieri».
Vittorio Rotolo
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