Dal 1° luglio
Ci sono le «voci italiane» di Richard Gere, Harrison Ford, Scarlett Johansson, Jennifer Aniston (e tanti altri ancora) nel documentario «Le voci del doppiaggio italiano», scritto e diretto dal regista parmigiano Paolo Rossini, in prima nazionale il 27 giugno al Festival della voce di Napoli e poi dal 1° luglio disponibile su Amazon Prime Video. Interviste, testimonianze e incursioni nei luoghi dove le voci prendono forma: il docu, tra aneddoti e riflessioni, costruisce una narrazione corale, un inedito ritratto del mestiere dell’«attore invisibile».
Il trailer è accattivante: come è nata l'idea?
«Coltivavo l'idea da anni. In passato avevo curato delle trasmissioni per la Rai, come regista, e avevo pensato di fare una trasmissione televisiva sul doppiaggio. Poi il progetto non si era realizzato e mi era rimasta la voglia di creare un contenuto dedicato al mondo della voce recitata, parlata. Durante la pandemia, quando tutto era fermo, ho pensato fosse il momento giusto per iniziare questa serie di interviste, con l'idea di fare una cosa diversa da ciò che si trova già online, dove vive un sovraffollamento di interviste frammentarie. Quello che secondo me mancava era una visione».
Scopriamo i volti di voci famosissime, spesso legate nitidamente a una star pur doppiando più attori e attrici, come Domitilla D'Amico (Scarlett Johansson), Carlo Valli (Robin Williams), Mario Cordova (Richard Gere): cosa ha guidato la scelta?
«Senza dubbio la scelta ha risentito di un gusto personale, ma principalmente ho puntato sul grande doppiaggio italiano, quello della terza generazione, dagli anni '70 ai '90, che ha coperto il boom televisivo e cinematografico dell'epoca. Ci sono appunto Cordova, voce di Richard Gere; Emanuela Rossi voce di Michelle Pfeiffer (e aveva cominciato con Pippi Calzelunghe!); Michele Gammino che doppia Harrison Ford ma anche Kevin Costner e Richard Gere in “Pretty woman”... insomma le voci più iconiche proprio per la scuola di appartenenza. Intendo dire che non ho intervistato i giovani doppiatori perché credo che in questo momento il doppiaggio sia un po' in calo».
Infatti: il doppiaggio è un'eccellenza italiana. Questo documentario fotografa un fenomeno al suo apice, perché molte insidie stanno arrivando, a partire dall'intelligenza artificiale...
«Il calo qualitativo c'è sicuramente e viene attribuito a una mancanza di tempo: tutto viene fagocitato in fretta e furia. Arrivano tante produzioni, specie dalle piattaforme: chiedono tempi celeri e vogliono spendere poco. Questa fretta, specie per le serie, ha portato a un abbassamento di qualità, perché anche i più bravi, se non hanno il tempo di provare e di studiare, non possono avere una resa perfetta. Il doppiaggio di eccellenza resta per le grandi produzioni, i grandi film. Quanto all'intelligenza artificiale, in questo campo è più una minaccia che una risorsa, secondo me. I risultati che ci sono non sono accettabili: sulle piattaforme già si trovano serie doppiate - non in italiano ma in spagnolo ad esempio -con l'AI ma poiché non “capisce” quello che dice, dopo quattro frasi annoia».
Lei ora vive a Roma; a Parma ci sono suo papà e suo fratello. Cosa rappresenta Parma?
«Sì, mio papà Giorgio, mio fratello Stefano e amici fraterni come il musicista e regista Marco Caronna, con cui ho uno scambio costante. Insomma, guardo Parma con la nostalgia e la volontà di tornare. Quando uno vive a Parma, mediamente non vede l'ora di scappare. Poi, quando è lontano, in realtà ha nostalgia, specie dei rapporti umani».
Mara Pedrabissi
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata