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La storia

Luciana fa cento, come la mamma 26 anni fa

Luciana fa cento, come la mamma 26 anni fa

01 Luglio 2025, 03:01

Buon sangue non mente. Ventisei anni fa la Gazzetta di Parma» omaggiava Graziosa Ronchi per il secolo di vita. E oggi, sulle orme della mamma, Luciana spegne 100 candeline.

Tale madre, tale figlia, con quel carattere determinato della milanese doc, «emigrata» a Parma per amore. Luciana Ghiringhelli è nata il 30 giugno 1925 da Luigi, lucidatore di mobili, e Graziosa, camiciaia. La sua forza si respira da quello sguardo fiero e sorridente: «Sono figlia unica e nipote unica - ricorda la centenaria -, per cui viziata a non finire».

Vedova di Ezio Amadei, ex giocatore del Parma Calcio, Luciana ha due figli: Maurizio e Danilo, quattro nipoti, Donato, Nòvita, Simone e Silvia e una squadra di pronipoti, che la circondano con tanto affetto e cura: «Presto nascerà anche l'ottavo pronipote, Riccardo, e gli preparerò una copertina delle mie fatte all'uncinetto», confessa la dolce Luciana. Il suo cognome, Ghiringhelli, discende da famiglie di un'origine tedesca, che dalla Germania sono poi discesi in Svizzera e infine in Lombardia. Una famiglia di lavoratori appassionati, capaci di farsi strada nella vita. Come il cugino, già sovrintendente alla Scala di Milano. E Luciana, di quell'antica fermezza, ne è una degna erede, tant'è che il marito Ezio la chiamava la «Longobarda»: «Pur essendo parmigiana d'adozione - continua Luciana, seduta nel terrazzo della sua bella casa pieno di fiori che lei cura con dedizione - sono milanese in tutto e per tutto. Mi sarebbe piaciuto tornare a Milano, ma senza cuore non si può». La storia del suo amore è raccolta in un libro scritto dal marito, «La mia vita»: «Ho conosciuto Ezio a Milano nel 1944, durante l'occupazione nazista - racconta Luciana -. Ezio aveva avuto un grave problema cardiaco e quindi era stato esonerato dalla guerra. La Banca commerciale, dove lavorava a Parma, lo aveva mandato a Milano. E gli uffici erano proprio vicino alla Scala, dalle parti di via Manzoni, dove io lavoravo in una bella sartoria di alta moda. Un giorno mi ha fermato per strada per chiedermi se conoscevo qualche posto dove poteva dormire». C'è un simpatico aneddoto di quei primi giorni: «Ezio aveva bisogno di lavare gli abiti e così li avevo portati alla lavandaia, che poi li ha fatti recapitare nella portineria di casa mia - non dimentica Luciana -. Quando mia madre li ha visti si è molto arrabbiata e ha portato lei il pacco alla Banca commerciale. Avevo 20 anni, ma quella volta le ho prese. Quel "terùn" di Parma, essendo sotto il Po, non era gradito dai miei genitori. Poi Ezio si è ammalato ed è tornato a casa sua, ma nessuno poteva curarlo. Così ho preso il treno e sono venuta qui, ma dopo due giorni mio padre e mia madre mi sono venuti a prendere. Alla fine, dopo innumerevoli lettere d'amore, ci siamo sposati». Era il 17 febbraio del 1947, un matrimonio nella chiesa dei frati Cappuccini, davanti al cimitero monumentale di Milano, con viaggio di nozze a Varese dai cugini di lei e un prezioso regalo: mezzo quintale di patate. «Da lì sono venuta a vivere a Parma, in quella bella casa a fianco all'Arco di San Lazzaro, che però era senza riscaldamento, con il bagno fuori e l'acqua da prendere con la pompa - prosegue Luciana -. Ezio lavorava alla Banca e si occupava del Parma Calcio: non lo vedevo mai, potevo scrivere sulla porta "Chi l'ha visto?"». Luciana ha continuato a cucire fino all'altro ieri: ha vestito tutta la famiglia. La «macchina» nella casa di via Zarotto dove abita dal 1959 è ancora pronta all'uso, ma ora l'uncinetto le è più congeniale nelle giornate di luce. Ezio Amadei è morto nel 2012, ma ancor prima la mamma Graziosa, rimasta vedova, è venuta a vivere a Parma, nonostante le sue prime convinzioni, ed è scomparsa nel 2001 all'età di 102 anni.

Ma qual è il segreto per vivere così a lungo? «Non c'è segreto - risponde Luciana -, ma è bene avere sotto controllo tutto, a cominciare dalla propria famiglia, per cui c'è sempre un motivo per essere felici. Mi piace cucinare, la cotoletta e il riso allo zafferano non mancano mai, però ho imparato a fare la trippa alla parmigiana. È importante tenersi sempre aggiornati: leggo libri, la Gazzetta di Parma e la Repubblica con le pagine su Milano. Alla fine sono rimasta la "Longobarda"». Una donna «resistente» e di pace, che col marito ha fatto volontariato per «La Bula» e ha vissuto la guerra a Milano: «Due volte sono finita sotto i bombardamenti e ci hanno tirato fuori dalle macerie: ricordo ancora quella volta con mia madre sedute sul marciapiede a guardare il nulla, perché la casa non c'era più. Per i miei 100 anni mi hanno fatto tanti regalati, ma il mio grande desiderio - spera Luciana - è che la gente impari ad essere unita, senza litigare. La storia non va dimenticata».

Mara Varoli

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