VIALE DUCA ALESSANDRO
Due giorni dopo il Natale. E un ultimo giro in centro per qualche regalo da donare amiche portoghesi. Perché era in Lusitania che Rosa e Gianni avevano lasciato un pezzo di cuore e sarebbero tornati. Ma quel 27 dicembre 2021 Rosa Castiello aveva avuto il tempo di percorrere solo poche centinaia di metri dalla casa di via Montebello prima di essere travolta e uccisa in viale Duca Alessandro da una Lancia Y. Un pomeriggio piovoso, con quelle ombre buie sulla strada, nonostante fossero da poco passate le 4 e mezza, ma Rosa, 63 anni, camminava sulle strisce pedonali. E ieri la donna alla guida - 37enne, dominicana -, accusata di omicidio stradale, è stata condannata a 1 anno e 6 mesi (pena non sospesa) dalla giudice Paola Artusi, in linea con quanto richiesto dalla pm Antonella Destefano. E' scattata anche la sospensione della patente per 3 anni. Al marito Gianni Rio e alle due sorelle Anna e Antonella, assistiti rispettivamente dagli avvocati Fulvio Villa e Matteo Manici, che si erano costituiti parte civile, sono stati riconosciuti complessivamente 35mila euro di provvisionale.
Nessuno ha mai visto il volto di quella donna alla guida dell'auto durante il processo. La Lancia Y, poi, intestata a un cittadino marocchino, non era nemmeno assicurata. «Toccherà quindi al Fondo vittime della strada provvedere al risarcimento, ma è stato necessario attendere la sentenza», spiega l'avvocato Manici.
L'auto non stava correndo: viaggiava a 46 km orari, quindi sotto il limite previsto, tuttavia, visto il buio e la pioggia di quel pomeriggio, secondo i consulenti tecnici, l'automobilista avrebbe dovuto moderare ulteriormente la velocità. E soprattutto dare la precedenza, visto che Rosa stava attraversando sulle strisce. Era quasi arrivata dall'altra parte della strada, quando la Lancia Y, che proveniva dal centro verso viale San Martino, l'aveva colpita, facendola sbalzare sull'asfalto a una quindicina di metri di distanza. Trasportata al Maggiore, era morta poco dopo.
La vita di Rosa? Una miriade di vite. E sempre con Gianni, il marito con cui si è sempre lanciata in nuove avventure. Insieme erano andati in giro a cercare mobili e pezzi originali da proporre quando Rosa aveva gestito «Bachelite», negozio di modernariato in borgo del Correggio. C'erano poi stati gli anni delle due boutique «Rio» e «Made in Europe» di via Repubblica, in cui Rosa aveva affiancato Gianni, rappresentante di abbigliamento.
Poi, il grande passo, quello che ha reso i volti di Rosa e Gianni familiari a tanti parmigiani: la gestione della «Croce di Malta». Lui chef, con la passione della cucina da sempre, oltre a tanta preparazione anche con i corsi di Alma, e lei in sala: simpatica, dolce e accogliente. Accogliente anche con i migranti accolti da don Cocconi, con cui dal 2015 al 2017, dopo la chiusura del locale, aveva condiviso la propria esperienza di ristoratrice. Nella primavera del 2019 una nuova sfida: l'apertura di un ristorante in Algarve. Ci avevano messo la stessa passione di sempre, ma si era rivelato anche un progetto particolarmente faticoso, tanto che, chiuso il locale, avevano deciso di rimanere in Portogallo concedendosi un anno di relax viaggiando. Ma erano dovuti rientrare a Parma per la morte improvvisa della madre di Rosa. Un mese prima di quel pomeriggio in cui ogni sfida è finita.
Georgia Azzali
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