×
×
☰ MENU

Lutto

Claudio Benassi: colleghi e amici ricordano l'ultimo dei Corvi

Claudio Benassi: colleghi e amici ricordano l'ultimo dei Corvi

08 Agosto 2025, 03:01

Quando stava alla batteria era «Tritolo» allo stato puro. Con Claudio Benassi, morto ieri di malattia a 83 anni (sarebbero stati 84 in ottobre), vola in cielo l’ultimo dei Corvi, pezzo fondante della storia “beat” del Belpaese e orgoglio parmigiano: che qui non si canta solo (e bene) Verdi e che per fare la musica “giusta” non bisogna per forza essere nati a Liverpool.

Parma, 1965: pure qui, tra una scodella di lambrusco e un pezzo di formaggio parmigiano, si sente soffiare il vento del cambiamento. Da un’idea di Claudio Benassi (batteria) e Angelo Ravasini (voce) nascono i Corvi. Con loro ci sono Gimmi Ferrari al basso e Fabrizio Levati (detto Figaro e Billo) alla chitarra. Sì, il corvo c'era davvero: si chiamava Alfredo e stava sempre appollaiato addosso a Gimmi. In verità un po' corvi lo erano tutti loro, intabarrati nel loro vestiario gotico. Impossibile non farsi notare.

I concerti al King

Tanta strada da macinare: i concerti iniziali sono al King di Parma, al Mercury di Felino, a volte a Milano. Nel 1966 la svolta: i Corvi arrivano secondi al concorso Rapallo-Davoli. Il direttore artistico dell'Ariston, Alfredo Rossi, fiuta il potenziale e li mette sotto contratto, facendo loro incidere «Un ragazzo di strada», cover di «I Ain't No Miracle Worker», con testo in italiano scritto da Nisa, storico collaboratore di Renato Carosone. Resterà il loro pezzo più famoso: nel tempo sarebbe poi stato cantato da tantissimi e illustrissimi (un nome per tutti? Vasco Rossi al Concerto del Primo maggio 2009). Tornando a quegli anni, al Cantagiro del 1966 il pezzo spopola, vende 780.000 copie, arriva al settimo posto della hit parade. Il passo da storia a mito, certe volte, può essere breve. Ancora in quell'anno di buona grazia pubblicano un altro 45 giri di successo, «Bang bang», sul retro «Che notte ragazzi» brano inserito nella colonna sonora del film omonimo diretto da Giorgio Capitani, con Philippe Leroy, Marisa Mell e Alberto Lionello.

La storia di ogni band che si rispetti non è mai lineare: l'arte, per definizione, non può esserlo. Arriva la rottura con la Ariston: i Corvi passano alla Bluebell per la quale pubblicano «Bambolina», cover di «Any day now» di Burt Bacharach. Cambiamenti di formazione, fuoriuscite e nuove entrate sono il pane quotidiano per chi fa musica, oggi come ieri. Niente di irreparabile.

Poi, però, ci sono le Parche che tagliano i fili: il 18 aprile 2000 muore a 53 anni Fabrizio «Billo» Levati; il 31 dicembre 2006 muore a 66 anni Gimmi Ferrari; il 26 dicembre 2013 muore anche Angelo Ravasini.

La ripartenza del 2014

«Tritolo» decide che i Corvi devono continuare: nel 2014 rifà il gruppo, con colleghi più giovani, inizia il secondo tempo che è proseguito fino a ieri. Al fianco di Claudio Benassi, batteria e voce, unico membro originale, troviamo Lorenzo Cavazzini, voce; Pietro Amoretti, chitarra; Mirko Rivara, tastiere; Luca Bonzilli, basso. Una vera seconda vita, con una agenda fitta di impegni. L'ultimo post di Benassi su Facebook è del 2 luglio: invita tutti al Festival di Luino dove i Corvi sono chiamati a suonare insieme a altri big del calibro dei Dik Dik, di Gatto Panceri, di Michele e altri ancora. Lorenzo Cavazzini conferma: «Abbiamo fatto con Claudio esperienze meravigliose. Siamo stati invitati ai più importanti festival beat, con tanti artisti storici degli anni '60, dai Dik Dik a Bobby Solo ai New Trolls. Infiniti palcoscenici, dal Teatro Romano di Verona alla Piazza grande a Modena, al Palazzetto dello Sport a Torino, allo Sponz Festival organizzato da Vinicio Capossela». Nel privato Benassi era generoso e ospitale: «lo porto nel cuore» sospira l'amico storico Claudio Mendogni. Invitava con gioia amici e colleghi nel “buen ritiro” a Provazzano. Nel lavoro «era rigoroso, esigente, un maestro - lo ricorda ancora Cavazzini - Fin quasi all'ultimo è stato vitalissimo, con l'energia caratteriale e fisica di un ventenne». Nelle ultime settimane la malattia si è fatta largo.

Sono in tanti ora a piangere Claudio Benassi, non solo la sua amata famiglia, la moglie Manuela sposata quasi 60 anni fa, la figlia Carlotta con Giampietro, gli adorati nipoti Filippo e Rebecca. Un via vai di volti amici ieri alla Sala del Commiato di Traversetolo, dove si potrà portare ancora un saluto oggi, dalle 8 alle 15. Fabrizio Marcheselli, giornalista e autore con Manuel Emanuelli di una «Storia della Musica leggera parmigiana» dal 1950 al 2000, lo ricorda così: «Quasi 70 anni di musica rock, dai Five Gentlemen fondati nel 1957 a oggi. Claudio era lo Starr dei Corvi e ne è diventato l'unica Star dopo le premature scomparse di Gimmi Ferrari e Angelo Ravasini».

Mara Pedrabissi

I nostri Beatles di provincia continueranno a emozionarci

C’erano voluti 40 anni per conoscerlo da cronista, ma lo «conoscevo» fin da bambino. Già: per tutti i giovanissimi parmigiani che si erano affacciati agli anni Sessanta, i Corvi erano stati i primi idoli. I nostri piccoli e sgarrupati «Beatles» di provincia, negli anni in cui la musica trainava nei ragazzi la voglia di cambiare il mondo. Avevano dentro tantissimo. La ribellione degli emarginati (appunto da «Ragazzo di strada») e un originale misticismo che li aveva portati anche alla «scandalosa» messa “beat” nel quartiere Pablo: «Quando quell’uomo ritornerà», «Si prega sempre quando è tardi»… Forse tecnicamente erano meno dotati di altri, ma esprimevano una genuinità che li rendeva diversi e che tuttora rende le loro canzoni più attuali di tanti gruppi inevitabilmente datati. Ai ParmAwards, l’intervista a quell’80enne mi aveva svelato in Claudio Benassi non una «vecchia gloria» ma un innamorato della musica pieno di energia, ancor più di tanti colleghi under 20 presenti alla serata. E poi c’era stata quell’emozionante serata nel cortile della Biblioteca Civica, ad ascoltare lui (unico superstite della band originale) e gli altri ragazzi che dei Corvi avevano preso il testimone. Emozioni d’epoca, ma anche un vitalissimo assolo alla batteria, degno davvero di un «Tritolo». Ora voi Ragazzi di strada siete tornati insieme: non vi diremo che «vi sia lieve la terra», ma che anzi possiate continuare la vostra storia casinista e inimitabile. Noi da qui non smetteremo di ascoltarvi e di emozionarci con voi.

Gabriele Balestrazzi

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI