Reportage
Il caso più recente è stato quello del sottopasso del ponte Romano. Invaso dai graffiti è stato rimesso a nuovo, ma, in poche ore, nuovamente deturpato dai «graffitari». Ma, come detto, non è che il caso più recente a Parma, sempre più invasa da scritte, scarabocchi, disegnacci che con la «street art» di Banksy e Keith Haring non hanno nulla a che fare. Loro usavano lo spray per far riflettere sulla crisi della società moderna «colpendo» negli angoli metropolitani più degradati, a Parma invece i segni lasciati nelle strade del centro storico sono tutto tranne che espressioni artistiche: solo segni incomprensibili su muri, cartelli stradali, cabine elettriche e, cosa che mai avrebbero fatto i geni della street art, sugli edifici storici più belli, solo per il piacere perverso di vandalizzare gli spazi pubblici. Insomma niente messaggi, solo qualche firma stilizzata fatta in fretta per non essere riconosciuti. In realtà qualcuno di loro è stato pizzicato e denunciato dal Comune di Parma, grazie alle videocamere di sorveglianza, ma gli ultimi casi risalgono ormai a troppi anni fa con i vari Ayo, Tora, Zar e Kar (tutti ragazzini minorenni mossi solo dalla voglia di fare i bulli più che da velleità artistiche). Da allora poche novità sul fronte del contrasto ai graffitari di casa nostra. E così oggi imperversano Boier, Bare, Sow e Ras, tanto per citarne qualcuno.
Il fenomeno insomma non si ferma, anzi, lo dimostrano le foto di queste pagine, diventa sempre più invasivo. Ormai non ci si ferma più ai vicoli più bui o alle strade meno frequentate: si colpisce sul Lungoparma, in via Mazzini, in piazza Garibaldi senza preoccuparsi che, ad ogni ora del giorno e della notte, c'è una telecamera di videosorveglianza che ti riprende. Ma fermarli tutti, va detto, sarebbe impossibile, anche se qualche denuncia in più non farebbe male, magari condita da qualche punizione accessoria come il ripristino del danno. Quello che serve è una nuova cultura. E non si può certo biasimare quei palazzi del centro che hanno deciso di non ripristinare più le facciate (tanto la pulizia durerebbe l'arco di una notte), come gli enti di gestione delle cabine elettriche che al posto delle vernice ora usano semplicemente degli adesivi per rendere visibili le informazioni di servizio. In attesa che la prossima bomboletta spray copra nuovamente tutto. Senza soluzione di continuità.
Giuseppe Milano
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